Un Mondo Capovolto – La UE sempre piu’ Statalista, la Russia sempre meno

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UE, statalismo e Russia

Continua la strada della UE verso lo statalismo: se la Russia si sta discostando sempre piu’ dall’idea statalista ereditata dall’Unione Sovietica, l’Unione Europea persiste ed anzi rilancia il concetto di integrazione sempre piu’ stretta – nonostante il crescente malumore di cittadini ed imprese e senza chiedere a questi ultimi cosa ne pensano.

 

UE e Russia, un mondo capovoltoIeri ho avuto un pensiero poco ortodosso: la UE sta diventando sempre piu’ “statalista”.

Mentre la Russia e’ sempre piu’ liberista o perlomeno “capitalista”, e comunque molto distante dallo statalismo dell’Unione Sovietica, la UE e’ diventata talmente statalista che il malumore – sia a livello commerciale che a livello popolare – e’ ormai piu’ che evidente.

Le miriadi di decisioni vincolanti dell’Unione Europea vanno chiaramente nella direzione del regolare tutto, fino all’evidente assurdo.

Anche a livello geopolitico, si assiste al tentativo di imporre scelte delicate ai singoli membri; e’ evidente l’ostinazione nell’attenersi scrupolosamente, sempre e comunque, a trattati, regolamenti e cavilli – rifiutando ogni ipotesi di cambiamento.

Il massimo di questa tendenza e’ stato raggiunto con le sanzioni commerciali contro la Russia, ovvero con l’economia come continuazione della politica con altri mezzi.

Ricordo che proprio questo modo di agire dell’Unione Sovietica ha portato al collasso della stessa ed alla nascita di vari stati.

 

C’era una volta la CEE – Comunita’ Economica Europea

Commercio CEE - Comunita' Economica EuropeaLo scopo principe della CEE, chiamata anche mercato comune, era commerciale; e’ ben vero che per alcuni era un passo verso l’Europa unita, ma gli aspetti politici erano tutto sommato trascurabili.

Ovviamente, uno scopo commerciale implica il cercare di evitare di arrivare ad un livello di regolamenti (od a decisioni) che possa ostacolare il commercio.

La CEE fu un successo: il mercato comune porto’ indubbiamente prosperita’; mentre l’Unione Sovietica statalista deperiva, i paesi europei prosperavano.

Un primo cambiamento di obiettivo si verifico’ con il trattato di Maastricht del 1992, quando la CEE divento’ CE (Comunita’ Europea).

Curiosamente, i paesi europei non fecero questo passo quando la minaccia sovietica (e quindi i vantaggi di un’unione o federazione) era reale, ma dopo la caduta del muro di Berlino; in effetti, il progetto fu annunciato dal cancelliere Kohl poco tempo dopo.

Unione EuropeaSi assistette quindi alla creazione di un’entita’ meno economica e piu’ politica esattamente quando le necessita’ ed opportunita’ erano piu’ economiche che politiche.

Successivamente, con il trattato di Lisbona (2009) anche la dicitura CE fu soppressa.

Con l’Unione Europea come la conosciamo si arrivo’ a dei cambiamenti fondamentali: non solo integrazione economica, ma anche moneta comune e politica di difesa.

Nel 2009 si fece quello che sarebbe stato estremamente utile prima del 1989.

Sempre a seguito della caduta del muro di Berlino, comincio’ l’inesorabile avanzata dell’Unione Europea e della NATO verso est; l’avanzata della NATO e’ stata la causa delle crescenti tensioni con la Russia, fino ad arrivare a livelli da guerra fredda.

Guerra fredda tra UE e Russia
Caccia russo Su-27

Talvolta mi chiedo se questi fatti storici, peraltro innescati da un cancelliere tedesco, vengano rivalutati in retrospettiva dai russi prima di prendere le loro decisioni geopolitiche attuali.

Non mi stupirei se i russi si ponessero la domanda: E’ un caso che un cancelliere tedesco sia il principale antagonista della Russia, che lo stesso cancelliere cerchi di imporre la propria volonta’ sugli altri paesi della UE, e che un altro cancelliere abbia dato il via nel 1989 a tutto cio’ che e’ seguito?

 

La UE attuale

Il passaggio ad organizzazione politica ha visto una burocratizzazione stile “sovietico”; penso che tutti si ricordano di quando si e’ arrivati a definire la percentuali di grassi vegetali nel cioccolato, nonche’ ad elencare i sei grassi ammessi – a tutti gli effetti creando un surrogato.

Curiosamente, il parlamento europeo ha respinto un emendamento che ‘… chiedeva una chiara indicazione sull’etichetta della presenza di prodotti vegetali e il divieto di usare organismi geneticamente modificati tra le materie grasse alternative al burro di cacao …’

Le sanzioni verso la Russia e la cioccolata svizzeraFra l’altro, quando il 25.06.2015 la Russia ha adottato nuove contro-sanzioni a seguito del rinnovo delle sanzioni europee, ha proibito anche il cioccolato – presumibilmente a tutto vantaggio del cioccolato svizzero.

Altri esempi di “statalismo” sono evidenti nella PAC (Politica Agricola Comune): gli agricoltori non sono nemmeno piu’ liberi di scegliere in totale liberta’ i raccolti e’ evidente che del principio della libera impresa ben poco resta.

Con il piano culturale, si arriva al punto di imporre al piccolo agricoltore di seminare comunque due tipi diversi di raccolto, anche se avrebbe convenienza economica e/o operativa a scegliere uno specifico seminativo e solo quello; per appezzamenti superiori, le “penalizzazioni” sono notevoli.

Agricoltura in ItaliaSi e’ arrivati al punto che i contributi europei sono un fattore determinante nelle scelte degli agricoltori; in Italia un agricoltore non e’ evidentemente piu’ in grado di vivere senza tali contributi – ma qui si entra in un campo che meriterebbe una disquisizione a se’ stante, quindi sorvolo.

Altro esempio recente e’ il fenomeno immigrazione, del quale la UE (o meglio alcuni membri, Germania in testa) vorrebbe imporre a tutti gli stati una specifica visione del problema; il tutto senza tenere in minimo conto il parere dei singoli parlamenti o della popolazione – quest’ultima e’ stata totalmente dimenticata, come succede praticamente sempre.

In poche parole, una visione tipicamente “statalista” in cui non solo tutto deve essere normato dall’alto, ma in cui nessuna attenzione viene dedicata all’opinione della popolazione e in cui si cerca (vedi immigrazione) di “punire” i membri che non seguono le indicazioni – solo che si tratta di stati sovrani, non di regioni.

 

Le sanzioni e l’esempio italiano dell’internazionalizzazione

Le sanzioni contro la Russia sono un tipico esempio di statalismo portato alle estreme conseguenze: siccome alla UE non andava il comportamento politico russo, ha ritenuto di colpirla economicamente.

Di quali siano i disastrosi risultati delle sanzioni, ho gia’ scritto in Il Crollo dell’ Export Italiano verso la Russia, Meccanica per Prima – Perche’?, quindi non torno su questo aspetto.

Export della meccanica venetaRilevo solo che imporre all’economia degli stati membri, e nello specifico a regioni produttive come il Veneto – particolarmente colpito nei settori che piu’ esportavano, ovvero meccanica, agroindustriale ed arredamento – decisioni chiaramente perniciose per l’economia locale, e’ “statalismo” allo stato puro.

L’anteporre le ragioni politiche dello “stato” alle necessita’ economiche locali, anzi senza nemmeno prenderle in considerazione, mi pare che non possa dare adito a dubbi in merito.

Vorrei prendere in considerazione l’approccio italiano all’internazionalizzazione.

Ricordo che l’Italia e’ sempre stata uno dei fautori principali dell’integrazione (soprattutto politica) dell’Unione Europea, nonche’ che e’ attualmente in prima linea nell’appoggiare le varie iniziative tedesche.

E’ interessante che due paesi molto centralisti come la Francia e l’Italia siano stati tra i motori della UE e che appoggino apertamente con la Germania (ad esempio) sulla questione immigrazione.

Voucher per l'internazionalizzazioneIn ogni caso, l’Italia ha scelto di appoggiare l’internazionalizzazione attraverso un complesso meccanismo di organizzazioni statali o para-statali: non nego certamente che tali organizzazioni non siano utili od addirittura molto utili, ma in Italia si sta esagerando.

Dovrebbe essere data molta piu’ liberta’ alle imprese di muoversi secondo il loro estro, invece si e’ arrivati a stilare elenchi delle aziende di consulenza cui le PMI devono ricorrere per avere un modestissimo contributo – i mitici voucher per l’internazionalizzazione.

Ora, mi pare non solo che questo abbia ben poco a che fare sia con il concetto di libera impresa che con quello di libera concorrenza, ma che sia anche l’espressione di uno statalismo estremo che deve decidere tutto in vece dell’impresa la convinzione che solo lo stato sappia cosa e’ bene per l’azienda o meno, fino ad arrivare ad “imporle” i fornitori di servizi.

Ebbene, questo sara’ forse un caso estremo, ma accade in uno dei paesi piu’ convinti fautori (anche storici) dell’integrazione europea; fra l’altro, non ho sentito di eccezioni da parte della UE alla procedura adottata.

E anche al di la’ del caso specifico, mi sembra che l’impronta sia la stessa: lo statalismo, il volere decidere di tutto e di piu’.

 

Russia meno statalistaNel frattempo, la Russia …

Dall’altra parte, la Russia ha dimostrato una notevole (considerando il passato) predisposizione all’abbandono dello statalismo; gli sforzi per entrare nelle organizzazioni internazionali (ad esempio il WTO) sono stati enormi.

E’ pur vero che sembra che alcune grandi aziende occidentali si lamentino di problemi burocratici e di rapporti con le autorita’ locali, soprattutto in Siberia, ma Roma non e’ stata fatta in un giorno.

Ad esempio, e’ partito il grande progetto Ettari siberiani orientali, ovvero la possibilita’ di ottenere appezzamenti di terra dopo averli coltivati per cinque anni; anche se e’ evidente l’interesse del governo per un ulteriore sviluppo delle cooperative – con finanziamenti statali – e’ chiaro che la Russia ha fatto passi da gigante dai tempi dell’Unione Sovietica.

Del resto, come accennato all’inizio, il fallimento dall’URSS e’ stato dovuto principalmente ad una politica economica statalista e subordinata alla politica.

Che e’ poi la strada che la UE pare avere intrapreso con una convinzione degna del periodo sovietico; in teoria forse no, ma in pratica e’ evidente che sta accadendo.

In poche parole, il mondo si sta capovolgendo.

 

Ed il futuro geopolitico ed economico?

Come gia’ scritto in Immigrazione – Conseguenze Strategiche ed Aspetti di Gestione, il mancato coinvolgimento dallo stakeholder principale, ovvero la popolazione, non e’ mai una buona idea.

Europa e statalismoPiu’ “statalismo” e burocrazia allontanano non solo la popolazione ma anche le imprese; e’ evidente che gli europei percepiscono sempre piu’ la UE come un distante e disinteressato aggregato burocratico che non risponde ai cittadini.

Anche se siamo a livelli ben lontani da quelli dei tempi dell’URSS, le aspettative dei cittadini europei sono molto alte; ne consegue che le delusioni sono molto facili.

Inoltre, la storia delle sanzioni verso la Russia ha dato un segnale molto chiaro ai mercati: la UE non esita ad anteporre le ragioni politiche a quelle economiche – i tempi della CEE sono finiti.

La tendenza dell’Unione Europea ad assumere posizioni di principio immodificabili e spesso dogmatiche e’ uno dei peggiori segnali per aziende e mercati esteri.

E’ infine evidente, proprio nel caso immigrazione, che il sistema decisorio e’ (esattamente come previsto dai critici anni fa) altamente insoddisfacente; l’impressione che si ha e’ che Catastrofe politica ed economica nell'Unione Europeale cose vadano avanti solo perche’ eventuali crisi interne potrebbero avere conseguenze catastrofiche in questo momento economico.

Da questo punto di vista, la decisione di bruciare i ponti (ovvero nessuna alternativa ad andare avanti) di alcuni anni fa ha raggiunto il suo scopo – resta da vedere se, alla fine dei giochi, non si rivelera’ la causa di una catastrofe politica ed economica di prima grandezza.

 

Scenario

Tutto cio’ mi porta ad ipotizzare uno scenario in cui le imprese, escluse da sempre piu’ opportunita’ a causa delle rigide posizioni europee, si “allontaneranno” sempre piu’ dalla UE; gia’ il caso delle sanzioni verso la Russia ha generato un risentimento talmente spesso che si taglia con il coltello.

Per quanto riguarda i cittadini, il cui benessere dipende dal prosperare o meno delle aziende, tutti riconoscono che non sono mai stati cosi’ scontenti del progetto europeo; invece la popolarita’ di Putin in Europa e’ veramente notevole.

Unione Sovietica e spese militariA tutto cio’, i politici – italiani per primi – rispondono con una proposta di ancora piu’ stretta integrazione; il che, per quanto riguarda la UE, sembrerebbe volere automaticamente significare piu’ statalismo.

L’Unione Europea guidata dalla Germania della Merkel ed i singoli stati stanno investendo cifre enormi (sottratte agli investimenti economici) per il progetto immigrazione; sinceramente, questo mi ricorda le enormi spese dell’Unione Sovietica per l’apparato militare.

L’esperienza ed i fatti anche recenti insegnano che l’Unione Europea persistera’ nel suo progetto (se tale si puo’ chiamare) di immigrazione a prescindere; se il successo non arrivera’, spendera’ sempre di piu’ – e non si parla solo di denaro.

Sulla base di come viene gestito tale progetto, e come scritto nel gia’ citato Immigrazione – Conseguenze Strategiche ed Aspetti di Gestione, prevedo un fallimento; il modus operandi e la testardaggine dimostrata dalla UE a persistere comunque ed a prescindere non inducono ad ottimismo – non credo proprio che decidera’ di apportare modifiche alla parte di gestione del progetto.

In queste condizioni, i paesi dall’ Unione Europea rischiano di cadere in un vortice da cui le aziende e i cittadini vorranno uscire. D’altronde, i fatti indicano con chiarezza che i politici europei (o perlomeno tanti di loro) insisteranno con testardaggine sulla loro strada.

Tempi interessanti per l'economia e le impreseA quel punto, lo statalismo raggiungera’ forse nuove vette? Cercheranno forse i politici europei di imporre le loro idee attraverso il predominio dello “stato”?

La storia, quella recente dell’Unione sovietica per prima, insegna: quando le imprese, ma soprattutto i cittadini, giudicheranno che la situazione economica non e’ piu’ tollerabile e che tale situazione e’ dovuta alle politiche stataliste – senza prospettive di miglioramento, od addirittura il contrario la situazione potrebbe diventare “interessante nel senso inteso da un’antica maledizione cinese: Ti auguro di vivere in tempo interessanti.

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