Siria – Le Conseguenze della Grande Strategia USA in Medio Oriente

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La grande strategia USA in Medio Oriente e la SiriaE’ da tanto che voglio scrivere della grande strategia USA, pero’ c’e’ molto da dire e quindi aspetto un periodo di tranquillita’.

Intanto comincio con una piccola analisi di un caso piu’ circoscritto – la Siria.

Quello che e’ accaduto, ma soprattutto quello che sta accadendo (e l’intervento russo), sono una diretta conseguenza di una grande strategia che ha portato ad un drastico calo di fiducia negli Stati Uniti – per inciso non solo in Medio Oriente.

Ma andiamo per ordine e cominciamo con alcuni elementi che non riguardano certamente solo la Siria od il Medio Oriente – e’ infatti impossibile parlare di grande strategia limitandosi solo ad un’area specifica.

 

LA GRANDE STRATEGIA USA – ELEMENTI IMPORTANTI PER LA SIRIA

Quanto gia’ scritto in La Strategia Politico-Economica Russa della UE e’ in larga parte applicabile anche agli Stati Uniti, perche’ non vi sono molte differenze apprezzabili; anzi, non si notano particolari discontinuita’ nella grande strategia medio-orientale tra le amministrazioni Obama e Trump – semmai, Trump ha abbandonato ogni tentativo di riavvicinamento all’Iran. Le conseguenze della politica estera degli USA verso l’Iran saranno molto pesanti per le aziende europee che pensano di esportare ed internazionalizzar in Iran: gia’ i vincoli sui passaporti – chi e’ stato in Iran deve seguire una procedura prima di potere entrare in USA  – stanno scoraggiando molte imprese dal seguire la via iraniana.

Del resto, il fatto che fondamentalmente non esista (come spiegato nello scritto citato) una strategia UE implica che l’Unione Europea deve andare “a rimorchio”. L’ovvia domanda a questo punto sarebbe Perche’ non si concentra quindi sull’aspetto economico (in cui era molto brava) e fa meno politica? E’ anche vero che, sull’Iran, la UE ha dato segni che vanno nel senso di smarcarsi dagli Stati Uniti  – probabilmente a seguito dell’eelzionde di Donald J. Trump e della realizzazione degli effetti sull’export delle imprese europee – ma mi sembra che sia ancora lontana dall’abbandono delle vellita’ politiche.

Russia ed USA sono antagonistiMi riprometto di analizzare questo aspetto, di cui ho scritto a lungo, in futuro.

Dall’ascesa di Putin in poi, gli Stati Uniti hanno sempre considerato la Russia un antagonista. Dopo l’elezione di Donald Trump, si e’ scatenato un clima di caccia alle streghe (definizione russa): che la Russia abbia interferito o meno nelle elezioni americane, il paese e’ diventato una sorta di “sfogo” per tantissimi problemi.

Questo ha avuto molte implicazioni importanti:

  • La continua espansione della NATO verso est, nonche’ il recente rafforzamento delle forze NATO nell’area. Sembra quasi di assistere alle fasi iniziali che hanno portato alla prima guerra mondiale: nessuna delle due parti si fida dell’altra, ed ogni azione (presa per paura) dall’una porta a reazioni dell’altra – ed il ciclo ricomincia
  • L’appoggio USA e della UE alle varie “rivoluzioni” ucraine; non mi soffermero’ qui oltre sull’aspetto ucraino, se non per sottolineare che l’affaire ucraino e’ stato il vero spartiacque nei rapporti Occidente – Russia
  • Il ritorno della Crimea alla Russia, frutto dell’ovvio desiderio russo di mantenere il controllo navale – e soprattutto delle linee marittime – nel Mar Nero.
  • Il progressivo avvicinamento, anche economico, tra Russia e Cina. A questo proposito, e’ ben noto che gli USA considerano la Cina una potenziale minaccia; gli sviluppi nel Mar Cinese Meridionale hanno aggravato il clima di tensione, mentre le conseguenze dell’affaire Corea del Nord sono tutte da valutare – dipendono dagli sviluppi.

In poche parole, e’ evidente che la grande strategia americana implica un “contenimento” di quello che una volta veniva chiamato l’orso russo.

Cio’ viene percepito dai russi come un tentativo di accerchiamento della Madre Patria; tuttavia, sembrerebbe che gli USA (e la UE) siano incapaci di comprendere le percezioni russe.

 

La grande strategia americana in Medio OrienteLA GRANDE STRATEGIA USA – IL MEDIO ORIENTE IN BREVE

Veniamo al Medio Oriente.

In questo caso, mi sembra evidente che non esiste una vera strategia; a meno che, ovviamente, le amministrazioni USA siano veramente convinte di potere cambiare l’assetto politico di parecchi paesi favorendo (anche in forma molto forte) il nascere di democrazie sulla falsariga di quelle occidentali.

Soprattutto, tale fallace strategia deriverebbe dalla convinzione che le “nuove” democrazie medio-orientali sarebbero sempre e comunque dalla parte americana, o comunque occidentale – questo e’ l’aspetto di grande strategia, ovvero una serie di paesi stabili e ben disposti verso gli USA.

La fallacia di quanto appena visto risulta evidente, anche perche’ se pure funzionasse le popolazioni di parecchi paesi dell’area, paesi gia’ favorevoli agli USA, pretenderebbero di avere forme analoghe di governo.

L’affare Mubarak ha avuto effetti terrificanti – il volere che un fidato alleato (di lungo corso) occidentale se ne andasse immediatamente ha mandato un chiaro segnale: Non importa quanto fedeli (ed importanti per la stabilita’ della regione) siate, un semplice cambio di amministrazione od anche solo di idee significa che vi scarichiamo.

Strategia USA in EgittoLe conseguenze dell’affare Mubarak sono peraltro state la salita al potere della Fratellanza Musulmana, con tutte le implicazioni; dell’importanza strategica dell’Egitto ho gia’ scritto in La Scoperta del Gas Egiziano – Le Conseguenze.

Fatto sta, che con la deposizione di Morsi (e le reazioni americane a tale deposizione) l’Egitto ha cominciato a riavvicinarsi alla Russia.

Della catastrofica condotta americana in Irak e’ inutile parlare, se non per sottolineare il gravissimo errore (dopo il relativo successo del famoso surge) di volere elezioni che non potevano non consegnare il potere agli sciiti; in poche parole, i sunniti appena “riavvicinati” si sono allontanati di nuovo – e dall’altra parte c’era l’Isis. Per chi vuole approfondire, rimando ad un lungo articolo in inglese: la recensione di un libro scritto da un generale USA.

In generale, i ritiri (parziali o meno) dall’Afghanistan e dall’Irak hanno dato un chiaro segnale: soprattutto nel secondo caso (nel primo la presenza USA era legata direttamente all’attacco alle torri gemelle), gli Stati Uniti hanno deposto un governo ma non hanno stabilizzato il paese; agli effetti pratici, hanno creato (senza averne ovviamente l’intenzione) instabilita’, instabilita’ dove ora prosperano altri attori.

Molto equipaggiamento militare di produzione americana e' caduto nelle mani dell'IsisIl ritardo della reazione americana all’attacco dell’Isis in Irak, ritardo che fra l’altro ha implicato la caduta nelle mani degli integralisti di enormi quantita’ di equipaggiamento militare intatto di produzione americana, non ha dato un buon segnale – soprattutto agli sciiti, iracheni o meno.

Le operazioni militari (di vari paesi medio-orientali sunniti, Arabia Saudita in testa) in Yemen contro gli sciiti, indipendentemente da ogni altra considerazione, non hanno certamente aumentato il senso di sicurezza dei paesi (in maggioranza) sciiti della regione.

Cosa ancora piu’ importante, anche tanti paesi (in maggioranza) sunniti temono l’Isis.

Infine, tutti ricordano la catastrofe vietnamita, con il ritiro degli Stati Uniti e la caduta del Vietnam del Sud.

 

LA GRANDE STRATEGIA USA – LA SIRIA

Il problema siriano, visto dagli USA, e’ semplice: si tratta di un governo non favorevole agli USA, nonche’ (fino a ”ieri”) l’ultimo baluardo russo in Medio Oriente ed in Mediterraneo.

Come nasce il problema? Nasce perche’ gli USA hanno deciso che deve esserci un cambio di regime, cui seguirebbero con ogni probabilita’ elezioni dopo la deposizione di Assad.

Grande strategia degli Stati UnitiOra, come strategia conseguenza della grande strategia americana tale ragionamento fila … perlomeno fino a quando si considerano il modo e gli attori.

Come abbiamo gia’ visto, il sistema delle elezioni stile occidentale non funziona in Medio Oriente; pur tuttavia, le amministrazioni americane paiono incapaci di realizzare cio’, forse perche’ i vari presidenti e/o consiglieri e/o segretari di stato sembrerebbero avere pochissima dimestichezza con la materia foreign policy – viene da chiedersi se la provenienza degli attori, ovvero raramente il servizio diplomatico/esteri, non sia una delle cause principali di cio’.

Fatto sta, che appare una incapacita’ americana di comprendere che il modello americano non e’ perfetto per ogni altra realta’.

Per quanto riguarda gli attori scelti, si e’ verificata la stessa situazione dell’Afghanistan: sono stati aiutati coloro che volevano deporre Assad; purtroppo, come in Afghanistan, non c’era unita’ di intenti – e sono presenti elementi i cui fini appaiono poco chiari.

Un caccia-bombardiere americano F-16

D’altronde, questa e’ una costante americana fin dalla seconda guerra mondiale: chi e’ nemico del mio nemico, e’ mio amico. L’errore fatto dagli USA, ovvero continuare ad armare gruppi (magari di ispirazione comunista) che combattevano i tedeschi ed i giapponesi anche quando la guerra era ormai vinta, ha avuto (nel dopoguerra) le conseguenze che tutti sappiamo.

Fatto sta, che anche di fronte all’evidenza di un Isis fortissimo che poteva essere fermato od arginato solo da Assad (e/o un intervento militare sul terreno Occidentale/Russo, come e’ avvenuto), gli USA continuavano – e continuano – a supportare una “coalizione” (piu’ un coacervo) di gruppi armati che combatte contro Assad.

Mi sembra ovvio che gli Stati Uniti continuano a seguire la loro grande strategia: la Siria di Assad e’ (o meglio era) l’ultimo baluardo russo in Medio Oriente ed in Mediterraneo, quindi va abbattuta

 

E LA RUSSIA?

Export ed internazionalizzazione, all'estero per via marittimaLa Russia si sente “aggredita” dall’Occidente, cerca di spezzare quello che percepisce come un accerchiamento, cerca di assicurarsi gli accessi al mare e le rotte marittime.

Il problema e’ che l’Occidente percepisce ogni mossa russa come un’aggressione.

Comunque sia, i russi non si limitano alla difensiva e contrattaccano; ma essendo russi, prendono l’iniziativa ogniqualvolta e’ possibile e cercano di “colpire” dove meno prevedibile.

Gli USA hanno distrutto (per quanto gia’ visto) la fiducia che tanti paesi avevano nell’America; inoltre, hanno messo la loro stessa “testa” in Medio Oriente su di un piatto d’argento.

La Russia ha colto l’occasione:

  • Ha dimostrato che non abbandona gli alleati, come invece hanno fatto gli USA (vedi Mubarak)
  • Ha portato dalla sua parte i paesi sciiti dell’area (e si parla di Medio Oriente e di risorse petrolifere)
  • Caccia russo Su-27, simile a quelli inviati in Siria
    Caccia russo Su-27, simile a quelli inviati in Siria

    Ha dato un chiaro segnale all’Egitto, che come abbiamo visto si e’ riavvicinato alla Russia a causa dell’affare Mubarak: noi non vi abbandoneremo

  • Ha “arruolato” l’Irak – un colpo terribile per gli americani. Peraltro, l’appoggio USA alle operazioni militari irachene contro l’Isis – e la riconquista di Mosul dopo mesi di combattimenti – ha riavvicinato i due paesi
  • Ha messo (perlomeno per il momento) in sicurezza la sua base navale – Tartus, in Siria – in Mediterraneo.
  • Ha ottenuto il favore dell’opinione pubblica mondiale, inclusa quella Occidentale
  • Ha dato un chiaro segnale anche ai paesi sunniti
  • E’ tornata alla grande sulla scena diplomatica e politica internazionale.

 

LE CONSEGUENZEPutin, in Siria ha lanciato un messaggio chiaro: la Russia significa stabilita'

Al di la’ di quanto gia’ visto, gli USA hanno evidentemente dimenticato che un governo (o regime) mira innanzitutto a mantenere lo status quo.

Putin, con la Siria, ha lanciato un messaggio chiaro: la Russia significa stabilita’.

La Russia era fondamentalmente sparita dal medio oriente, gli americani l’hanno fatta rientrare alla grande.

Del resto, sentendosi aggredita, la Russia ha risposto dove gli USA sono deboli. Se la grande strategia consiste nello spezzare l’accerchiamento, la strategia consiste nel “colpire” gli americani la’ dove sono deboli.

L’America e’ stata colta totalmente alla sprovvista, tanto da reagire in modo scomposto e disastroso per la percezione da parte dell’opinione pubblica.

Valutare di proteggere i ribelli con la forza (come dichiarato dagli USA) significa forse attaccare aerei russi? L’abbattimento di un bombardiere siriano SU-22 poteva chiaramente essere evitato. E se anche tali aerei (in volo sulla Siria legalmente) stessero per colpire postazioni dei ribelli invece di quelle dell’Isis, gli USA:

  • Fighter jet and siriaViste le dimensioni tutto sommato ridotte – per la velocita’ dei moderni aerei da guerra  – dell’area piu’ urbanizzata della Siria, nonche’ la situazione complicata sul terreno, come farebbero a stabilire senza ombra di dubbio l’obiettivo russo?
  • Come potrebbero essere sicuri che il gruppo ribelle X non e’ in realta’ alleato dell’Isis?
  • Come potrebbero colpire un aereo di un paese con cui non sono in guerra, aereo legalmente in volo in quanto autorizzato dal governo, mentre gli USA non lo sono?

In quanto all’opinione pubblica, il disastro di immagine e’ gravissimo: la gente pretende azioni contro l’Isis, che percepisce come minaccia suprema. Per quanto gli USA stiano ora appoggiando seriamente le operazioni contro l’Isis sia in Siria che in Irak, il danno e’ ormai stato fatto.

Per quanto riguarda considerazioni di carattere militare:

  • Coalizione contro l'IsisCome gia’ visto, solo il governo in carica puo’ fermare l’Isis; appoggiare i ribelli che combattono tale governo non ha molto senso. Ovviamente, a chiunque sorge spontanea la domanda: tali gruppi che fini hanno – e soprattutto, a seguito della valanga Isis, hanno per caso cambiato obiettivi?
  • Si sta delineando una coalizione mondiale contro l’Isis; i distinguo americani sono fuori dal coro
  • Obiettivamente, gli USA sembrano quasi fuori dalla realta’: la realta’ e’ che se oggi Assad cadesse, l’intera Siria cadrebbe probabilmente nelle mani dell’Isis (da non sottovalutare nemmeno ora) o comunque dell’integralismo in breve tempo – con tutte le ovvie conseguenze per la regione (e non solo).

In poche parole, le conseguenze della grande strategia americana in Medio oriente sono state disastrose per gli USA in primis.

Resta da vedere se gli americani cambieranno rotta o persisteranno; nel secondo caso, si potrebbe arrivare alla guerra o comunque a sanzioni, embarghi, blocchi navali ed aerei, ecc. Le conseguenze economiche sarebbero disastrose, quelle politiche incalcolabili.

 

Guerra tra USA e RussiaASPETTI ECONOMICI

Mi sembra evidente che se la situazione continua cosi’, l’instabilita’ generale aumentera’. In Africa ed in Medio Oriente la situazione peggiorera’; l’Isis potrebbe riprendere la sua avanzata, sia fisica che psicologica – una specie di rivoluzione iraniana in qualche paese (anche importante) della regione e’ tutt’altro che da escludere.

In queste condizioni, l’export ne risentira’ pesantemente; non parliamo poi dell’internazionalizzazione.

Una simile situazione potrebbe essere un colpo fatale per le imprese europee ed italiane. Fra l’altro, alla luce di cio’ sono molto critico di chi parla dell’Iran come del nuovo Eldorado per l’Italia; se sara’ un Eldorado, mi aspetto che sara un Eldorado russo piu’ che Occidentale.

In generale, consiglio una attenta analisi dei rischi a qualunque impresa che pensi di operare nella regione, nonche’ la preparazione di contingency plans per sconvolgimenti geopolitici.

Interruzione delle rotte marittime del petrolio in Medio orienteRitengo che gli USA, e soprattutto la UE, dovrebbero essere molto piu’ attenti agli aspetti economici – e meno a quelli puramente politici.

Ed in fondo, tanta parte del malcontento in tanti paesi del Medio Oriente e’ dovuta alla situazione economica.

Forse bisognerebbe ricordare ai decisori che le storia insegna che ……. senza soldi non si fanno ne’ guerre, ne’ politica estera, ne’ altro; e qui rimando al mio scritto Un Mondo Capovolto – La UE sempre piu’ Statalista, la Russia sempre meno.

 

LEZIONI?

In questa situazione, e mi sembra che tante nazioni lo abbiano capito, c’e’ una sola via di uscita: bisogna trovare una soluzione globale, una soluzione che sani una volta per tutte i contrasti tra Russia ed Occidente per cominciare. Fra l’altro, l’appianamento dei contrasti porterebbe fine alle “assurde” sanzioni che tanti danni stanno causando alle aziende europee ed italiane – quelle venete per prime.

Una volta sanati tali contrasti, si potrebbe procedere a cercare di stabilizzare la Siria ed il Medio Oriente. Senza dimenticare il Qatar e l’Arabia Saudita.

Situazione geopolitica in SiriaLa Russia ha dimostrato tatto politico. In quanto agli Usa (ed all’Occidente), mi sembra che ora debbano dimostrare una volta per tutte di comprendere che “puntigli” come l’Ucraina e la Siria non valgono la candela, la candela essendo una situazione geopolitica disastrosa.

In quanto ad Ucraina e Siria, penso che una volta trovato un accordo generale si possano trovare delle soluzioni che salvino la capra del Signore e l’erba del senatore, come dicevano in Don Camillo.

3 pensieri riguardo “Siria – Le Conseguenze della Grande Strategia USA in Medio Oriente

    Andrea Torti ha detto:
    gennaio 6, 2016 alle 12:19

    Una situazione estremamente difficile e intricata:

    1) Le aspirazioni di parte delle popolazioni locali a governi più “democratici” (non necessariamente fotocopie di quello USA) e più attenti ai loro bisogni economici;

    2) I vari movimenti mussulmani pronti a cavalcare le proteste;

    3) Le rivalità fra gruppi sunniti e sciiti, tra Arabia Saudita e Iran, tra USA-UE e Russia;

    4) Il percepito “disimpegno” americano (ai quali con la corsa all’autosufficienza energetica, forse il Medio Oriente interessa di meno, mentre l’attenzione si sposta sul Pacifico?);

    5) Il rinnovato attivismo russo (forse anche per compattare un’opinione pubblica “depressa” da un’economia in difficoltà)…

    C’è persino chi sostiene che gli USA siano più che disposti a passare il testimone ai Russi, confidando in un loro progressivo e fatale overstretching (come avvenne all’URSS in Afghanistan negli anni ’80).

    A perderci, in ogni caso, sono per la maggior parte i cittadini comuni di tutti i Paesi coinvolti: nei casi più tragici, la vita; negli altri, redditi e tranquillità (difficile mandare avanti un’attività nel fuoco incrociato delle sanzioni).

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    Dave ha risposto:
    gennaio 7, 2016 alle 12:09

    Grazie per il contributo, mi fa sempre piacere riceverne!
    Purtroppo, la situazione in Medio Oriente era gia’ complicata prima – e diventa sempre piu’ complicata.
    Le sanzioni sono ben poco condivisibili, perche’ equivalgono (parafrasando Von Clausewitz) alla continuazione della politica con altri mezzi; soprattutto in questo momento di crisi globale, non bisognerebbe dimenticare che la causa principale della caduta dell’Unione Sovietica fu proprio la rovina dell’economia per perseguire scopi politici.

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      Andrea Torti ha detto:
      gennaio 10, 2016 alle 22:55

      Sicuramente: quando i governi mettono a repentaglio il benessere dei cittadini per questioni di prestigio e rivalità internazionali, il risultato non può che essere negativo.

      Per quanto riguarda la questione delle sanzioni, poi, non hanno certo ammorbidito la Russia, anzi: hanno compattato ancora di più leadership locale e cittadini contro l’Occidente…

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