Rischi di Internazionalizzazione in Iran?

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Rischi di internazionalizzazione ed export in IranOvviamente, la domanda dipende anche dalla nazione di appartenenza dell’impresa che vuole fare internazionalizzazione in Iran; quindi non ascoltate gli oracoli che dicono di correre subito in Iran senza fare opportune considerazioni in merito ai rischi.

Ad esempio, la Svizzera ha sempre intrattenuto eccellenti relazioni con l’Iran, fra l’altro rappresentando gli USA nel paese fin dal 1980; sempre la Svizzera e’ stato il primo paese a decidere di togliere le sanzioni contro l’Iran (agosto 2015).

D’altra parte, cittadini americani vengono ancora arrestati.

C’e’ da supporre che la Russia ne beneficera’ grandemente, cosi’ come le imprese svizzere – e del Ticino; per gli altri paesi, la cosa non e’ cosi’ automatica.

Ma andiamo per passi, cominciando dalla geopolitica.

 

IL PROBLEMA SCIITA

Come ho scritto in Siria: le Conseguenze della Grande Strategia USA in Medio Oriente, nell’area vi sono due blocchi: quello sunnita – che comprende la maggioranza dei paesi – e quello sciita, guidato dall’Iran.

Ovviamente, trattandosi di una divisione su linee religiose, vi sono minoranze sciite o sunnite in vari paesi.

Il blocco sciita comprende grossomodo l’Irak (o meglio la parte di Irak non controllata dall’Isis), la Siria (anche qui la situazione e’ complicata), i ribelli yemeniti ed ovviamente l’Iran; la Russia e’ chiaramente schierata con gli sciiti.

La nazione leader del blocco sunnita e’ l’Arabia Saudita; il blocco sunnita e’ chiaramente appoggiato dagli USA e da vari paesi europei. Fra l’altro, i paesi sunniti sono un mercato di prima grandezza per l’export bellico dei paesi occidentali – si parla di parecchi miliardi di dollari.

Rischi di internazionalizzazione, Turchia
Turchia

Poi c’e’ l’Isis, chiaramente sunnita, che non solo controllava vaste aree, ma genera instabilita’ al massimo grado ed e’ presente praticamente in ogni area sunnita.

C’e’ infine da considerare la Turchia, con una popolazione al 68% sunnita ed al 30% sciita.

Il presidente turco Erdogan, il cui partito islamista AKP ha ottenuto la maggioranza assoluta alle elezioni e dopo il fallito tentativo colpo di stato e’ il padrone praticamente assoluto del paese e che vuole cambiare la costituzione in senso presidenziale, e’ sunnita; gli attacchi di Erdogan all’Iran sono ben noti.

Per quanto riguarda i curdi, la maggioranza appare costituita da musulmani sunniti, con una forte presenza sciita e parecchie minoranze; e’ interessante notare che l’Isis ha dichiarato che la guerra che conduce contro i curdi e’ una guerra religiosa, ovvero con lo scopo di combattere gli infedeli tra i curdi.

E’ quindi evidente che la religione (sia che si tratti della vera motivazione, sia che si tratti di una scusa) e’ un fattore fondamentale negli equilibri del Medio Oriente.

 

CHI STA CON CHI?

Trattandosi di un confronto (od addirittura guerra aperta) che affonda le sue radici nella religione, l’aspetto ‘Sei con me o conto di me?’ assume un ordine di grandezza enorme.

Rischi per le imprese che fanno internazionalizzazione in IranCome assume importanza il fattore chi appoggia chi.

Da questo punto di vista, e’ fin troppo evidente che le aziende americane od inglesi (giusto per fare un esempio) hanno ben poche possibilita’ di internazionalizzare in Iran questo ovviamente non riguarda le imprese che operano nel campo oil & gas, perche’ spesso si tratta di tecnologia non facilmente reperibile.

Dato che il fulcro del conflitto e’ ora la Siria, dove combattono od hanno combattuto – con perdite elevatissime – forti contingenti iraniani o comunque sciiti legati all’Iran (Hezbollah per primi), e’ fin troppo evidente che l’atteggiamento dei vari paesi relativamente al problema siriano sara’ un fattore fondamentale per capire quali imprese saranno ben accette in Iran.

Come deve essere ormai ben ovvio a chi legge, se la Siria e’ il fulcro, il conflitto e’ ben piu’ vasto e riguarda gli equilibri di tutto il Medio Oriente; equilibrio che e’ stato sconvolto dall’Isis.

A questo riguardo, e segnatamente per la penisola arabica, rimando a Rischi di Internazionalizzazione nella Penisola Arabica.

 

Rischi di internazionalizzazione per le impreseRISCHI DI INTERNAZIONALIZZAZIONE – IRAN

Posto che il Medio Oriente e’ comunque un’area instabile e che quindi e’ necessario muoversi rapidamente quando si internazionalizza per ridurre i rischi, e’ evidente che i rischi per un’impresa svizzera od italiana sono estremamente minori di quelli per un’azienda USA.

L’ Iran presenta un livello di rischio minore di tanti altri paesi dell’area: trascurando il terrorismo interno, talvolta collegato a fazioni sunnite e di cui poco si parla ma tutt’altro che trascurabile, pare essere un paese relativamente stabile.

In effetti, la minaccia principale per l’Iran potrebbe essere la Turchia; d’altra parte, e come visto, l’Iran ha ottimi rapporti con la Russia – i cui rapporti con la Turchia stanno ora migliorando.

Fighter jet and siriaIl rischio maggiore di fare internazionalizzazione in Iran appare ora un conflitto generalizzato (o giu’ di li’) nell’area, conflitto che pare pero’ sempre meno probabile per via non solo della fine delle sanzioni ma anche per via dei colloqui di Vienna – ovvero dei colloqui per trovare una soluzione al problema siriano. Resta ovviamente da vedere come agiranno gli USA, viste le dichiarazioni del presidente Donald Trump.

A suo tempo, l’inclusione del’Iran tra i partecipanti ai colloqui, cui hanno partecipato tutte le parti in causa, ha costituito non solo un riconoscimento dello status iraniano, ma anche un buon segno per il futuro di tutto il Medio Oriente.

 

RISCHI DI INTERNAZIONALIZZAZIONE – ISIS

E’ noto l’impegno dell’ Iran contro l’Isis in Irak (oltre che in Siria): ovviamente, se l’Isis dovesse minacciare di nuovo l’Irak, od anche solo avanzare nuovamente in Kurdistan, la situazione peggiorerebbe.

In occasione delle elezioni turche, gli aerei dell’aviazione della mezzaluna hanno bombardato l’Isis invece dei curdi; l’atteggiamento dei turchi verso l’Isis e’ ben noto a tutti, come e’ noto quello verso i curdi.

Rivoluzione islamica iraniana: caccia F-14
Un caccia F-14, dello stesso tipo di quelli iraniani

Se questa azione non e’ dovuta a meri calcoli elettorali, potrebbe essere l’indicazione di un cambio di rotta della Turchia; se, come sembra, tutti i paesi dell’area (e gli USA) si stanno schierando apertamente contro l’Isis, i rischi geopolitici per l’Iran diminuiranno.

Anche se vi sono enormi rapporti commerciali tra Iran e Turchia (qualcosa come 14 miliardi di dollari, oltre all’export del 90% del gas iraniano), un conflitto non e’ del tutto da escludere; se l’Isis dovesse riprendersi in Iraq e Kurdistan, l’Iran si troverebbe grandemente indebolito e la Turchia potrebbe cominciare a fare un pensiero alle risorse iraniane – ed in generale a tutta l’area. Tuttavia, il messaggio russo, con le operazioni in Siria, e’ ben chiaro: la Russia non abbandonera’ i suoi amici.

Per quanto riguarda la strategia russa, rimando al mio scritto Perche’ Russia ed USA non si Capiscono: Geopolitica e Difesa.

Resta comunque un rischio molto elevato per l’internazionalizzazione delle imprese: l’Isis sta operando, direttamente o per procura, un po’ in tutto il Medio Oriente. Le imprese occidentali dovranno quindi prevedere accurate misure di sicurezza.

 

Export manager Iran, settore meccanicaINTERNAZIONALIZZAZIONE – LE IMPRESE SVIZZERE DEL TICINO E DELL’ITAIA

Dato che scrivo in italiano, mi concentro sulle previsioni di internazionalizzazione delle aziende ticinesi ed italiane.

Per quanto riguarda le prime, e per quanto visto nell’introduzione, e’ ovvio che sono il pole position per esportare in Iran.

Per quanto riguarda le imprese italiane, prevedo (per quanto gia’ visto) rosee possibilita’ per le imprese che operano nel settore tecnologico dell’ oil & gas; per le altre, direi che molto dipende dall’atteggiamento governativo italiano, nonche’ dell’UE.

Per quanto riguarda la UE, era ben noto il forte desiderio di fare entrare la Turchia nell’Unione Europea; secondo me, un simile evento favorirebbe le aziende turche (in Iran ci sono circa 80 milioni di abitanti) ma danneggerebbe quelle europee – ed italiane.

Le rotte marittime dell'export nel Golfo PersicoPerche’?

Perche’, come visto, la Turchia intrattiene gia’ proficui scambi commerciali con l’Iran – e si trova li’.

Inoltre, la Turchia ha gia’ provato a giocare la carta della NATO (di cui fa parte) in occasione dell’inizio delle operazioni russe in Siria; una Turchia membro anche della UE potrebbe diventare un rischio ancora maggiore per l’Iran.

D’altro canto, le imprese italiane hanno sempre intrattenuto buoni rapporti con l’Iran; inoltre, c’e’ sempre stata un buona predisposizione iraniana verso l’Italia.

Direi quindi che:

  • Se il processo di entrata della Turchia in Europa non dovesse accelerare, eventualita’ ormai molto probabile, ci sono ottime possibilita’ per le imprese ticinesi (e Svizzere) ed italiane, nonche’ per l’export russo
  • Se il processo di entrata della Turchia in Europa continuasse, le imprese italiane si troverebbero ad affrontare un’agguerrita concorrenza.

Export ed internazionalizzazione in IranTanto dipende dalla politica estera italiana: una posizione che si dimostri aperta verso gli sciiti (e quindi possibilista sul permanere al potere di Assad) e non troppo favorevole alla Turchia farebbe capitale degli ottimi rapporti gia’ esistenti.

Per concludere, il fattore di rischio piu’ grande per l’internazionalizzazione: l’Isis.

Come abbiamo visto, se l’avanzata (internamente ai vari stati arabi) dell’Isis riprendera’, si assistera’ ad una destabilizzazione di buona parte del Medio Oriente; in simili condizioni, si potrebbe assistere allo scatenarsi delle tante tensioni – quella tra sciiti e sunniti per prima.

In poche parole, ed i colloqui di Vienna indicano che tutti gli attori lo hanno capito, l’intera regione rischia di trasformarsi in una polveriera – con il possibile coinvolgimento di USA, Russia, Turchia e NATO.

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