La Caduta degli Dei – Parte 3: l’Inizio della Fine per la UE?

Postato il Aggiornato il

Futuro di UE, imprese ed exportNella terza ed ultima parte di una lunga analisi rispondo alla domanda piu’ importante: l’Unione Europea ha gia’ cominciato a sfaldarsi?

Analizzo inoltre l’eventuale sfaldamento, sia politico che economico, al fine di dare alle imprese un’indicazione di massima sulla situazione che potrebbero trovarsi ad affrontare.

Valuto inoltre i fondi europei, la famosa euro-progettazione e le conseguenze “assistenzialistiche”.

Valuto infine le condizioni che si potrebbero verificare per le aziende che fanno export ed internazionalizzazione.

Quale scelta fara’ l’Europa?

Tornera’ ad essere un continente orgoglioso ed economicamente prospero, o scegliera’ definitivamente la via del declino a favore di nuovi attori?

Per chi non abbia avuto occasione di leggere le prime due parti dell’articolo sulla Caduta degli Dei, ne riporto qui titoli e links:

La Caduta degli Dei – Parte 1: UE, Turchia, Immigrazione e Missili Russi

La Caduta degli Dei – Parte 2: Analisi dei Fattori

 

Imprese che fanno export ed internazionalizzazione 10) UN RIASSUNTO DELLA SITUAZIONE EUROPEA

Per quanto fin qui visto, e’ evidente che potrebbe essere iniziata la disgregazione, innanzitutto economica e “morale”, dell’Unione Europea:

  • Un grandissimo numero di imprese che fa export ed internazionalizzazione e’ estremamente scontento delle scelte politico-economiche europee; molte aziende, specie in Italia, stanno disperatamente cercando di riallacciare rapporti economici con la Russia – o di trovare mercati alternativi. Le imprese in questione stanno spesso rischiando il fallimento; aziende in crisi significa lavoratori licenziati, lavoratori che in questo momento di crisi economica vedono la UE come un nemico
  • I paesi europei stanno andando in ordine sparso sul problema Siria-Isis, o meglio fanno al massimo lo stretto necessario per salvare la faccia di fronte all’opinione pubblica; contemporaneamente, la Russia sta annientando l’Isis in Siria
  • Le conseguenze del punto precedente sono state una crisi gravissima tra Turchia (accusata di rapporti con l’Isis) e Russia, crisi in cui la UE aveva preso le parti della Turchia. I risultati sono ora evidenti a tutti
  • Dominion: export, economia e missiliLa Grecia e’ scontentissima della situazione economica (e della UE) e delle violazioni Turche; la Russia potrebbe benissimo fornire missili S-300 (od S-400) ed aveva cominciato a rispolverare il progetto del gasdotto South Stream (Bulgaria e Grecia) in alternativa all’allora ormai irrealizzabile gasdotto attraverso la Turchia. Fra l’altro la religione prevalente in Grecia e’ quella cristiano-ortodossa, come in Russia
  • La politica non solo estera, ma anche interna (soprattutto migratoria), dell’Unione Europea sembra piu’ un riflesso dei desiderata delle élites che non il frutto di necessita’ europee o di esigenze commerciali
  • La politica di immigrazione della UE va contro gli interessi di vari paesi dell’Unione stessa; inoltre, contribuisce ad aumentare la percentuale di abitanti islamici, con conseguenti maggiori rischi di radicalizzazione e comunque con una percentuale sempre piu’ grande di popolazione scontenta (vedi le elezioni regionali francesi del dicembre 2015)
  • Il terrorismo islamico (e conseguenze) costituisce il principale ostacolo all’export ed all’internazionalizzazione, nonche’ la principale paura delle imprese e della popolazione europea; agli occhi di molti, la UE non sta facendo abbastanza contro il fenomeno
  • Per quanto gran parte della popolazione musulmana europea non abbia niente a che fare con il terrorismo, e’ evidente che senza immigrazione non ci sarebbe terrorismo – o perlomeno quest’ultimo non avrebbe un’ampia base cui attingere e non potrebbe trovare santuario con relativa facilita’. Per quanto la piu’ parte dei musulmani non appoggi l’Isis, la gran quantita’ di foreign fighters europei che combattono (od hanno combattuto) per l’Isis sembrerebbe indicare che quest’ultimo gode di un certo seguito anche nelle comunita’ musulmane del Vecchio Continente
  • Mercati russi per le aziende europeeSe culturalmente (e commercialmente) la Russia e’ vicina agli altri stati europei, non si puo’ dire altrettanto ne’ della Turchia ne’ degli immigrati
  • Il distacco tra l’Unione Europea e la popolazione europea e’ ormai ben piu’ che tangibile. E’ incontrovertibile che l’umore della popolazione avra’, presto o tardi, conseguenze sulle decisioni dei politici nazionali – eletti dai cittadini
  • La Russia, e soprattutto i suoi mercati, possono dare tanto ai paesi europei; la Turchia in Europa e l’immigrazione, voluti dalla UE, possono dare piu’ che altro guai – anzi li stanno gia’ dando: forte opposizione popolare, Grecia, Isis – Siria, terrorismo islamico (non esisterebbe o sarebbe estremamente meno forte senza l’immigrazione), ecc.

 

11) IL PROBLEMA MORALE: I CONTRIBUTI EUROPEI, LE AZIENDE ED I LAVORATORI

All’inizio del capitolo precedente ho parlato di disgregazione, innanzitutto economica e “morale”, dell’Unione Europea.

Qualcuno potrebbe trovare le parole appena ricordate molto forti; eppure, sono piu’ che fondate: non e’ un caso che gli specialisti in euro-progettazione siano molto richiesti in questo momento.

Non e’ una novita’: praticamente tutti, dall’amministrazione pubblica o para-statale all’azienda, cercano di ottenere fondi europei; anzi, spesso la loro strategia tiene nella massima importanza i fondi UE.

Strategia aziendale delle imprese UE e Russia, un mondo capovolto
Un mondo capovolto

Gia’ c’e’ da ridire su un’impresa che (peraltro magari costretta a cio’ dalla situazione economica) sviluppa la propria strategia aziendale non sulla propria attivita’ e sui propri prodotti, bensi’ sulla possibilita’ di ricevere contributi dalla UE; in poche parole, questo non solo e’ un escamotage estemporaneo, ma e’ l’esatto contrario della societa’ del libero mercato – ricordo che il socialismo reale e’ stato “combattuto” per decenni dall’Occidente – ed una manifestazione di assistenzialismo. Come ho gia’ scritto in Un mondo capovolto – La UE sempre piu’ statalista, la Russia sempre meno, del settembre 2015, ‘… la UE e’ diventata talmente statalista che il malumore – sia a livello commerciale che a livello popolare – e’ ormai piu’ che evidente …’

Ma c’e’ di piu’: non solo ci ritroviamo ad avere imprese ed amministrazioni che fondamentalmente mirano a “sbarcare il lunario” tramite fondi europei, tali fondi provengono dalle tasse versate dai cittadini e dalle imprese dell’UE.

Abbiamo quindi il cane che si mangia la coda: le aziende versano le tasse sui ricavi (magari risultato di export ed internazionalizzazione extra UE), poi parte di tali ricavi viene ridistribuita alle imprese che hanno presentato dei progetti giudicati meritevoli di contributo da parte della UE.

Le imprese, l'internazionalizzazione ed i progetti europeiGia’ qui la serva – i famosi conti della serva – non ha dubbi: tante imprese sostengono costi diretti (euro-progettazione) ed indiretti (una strategia basata sui fondi europei invece che su considerazioni aziendali e di mercato), ma tante di meno otterranno i tanto sospirati fondi.

Il problema “morale”?

Imprese che pianificano il loro futuro sulla base di quello che e’ “assistenzialismo”, che cercano di sopravvivere in base alla “carita’” dell’Unione Europea, ovvero grazie ai soldi da esse stesse precedentemente versati in tasse; amministrazioni che non realizzano che i fondi europei non sono altro che le tasse versate dai loro stessi cittadini – mentre vengono invece spesso e volentieri presentati come un plus.

Ricordo poi che l’Italia, ad esempio, versa all’Unione Europea piu’ soldi di quanti non ne riceva; in queste condizioni, quanti responsabili di azienda si chiederanno a breve Perche’ mi sono ridotto all’assistenzialismo alimentato dalle tasse che devo pagare, ed anzi verso alla UE piu’ soldi di quelli che potro’ mai ricevere?

Questa domanda se la porranno anche i dipendenti delle aziende in questione.

Seguiranno le domande che qualunque organizzazione teme:

Le imprese: e' giusto che esista il progetto Unione Europea?1) E’ giusto che il mio lavoro non sia piu’ teso al prodotto ed al giusto guadagno ma a ricevere fondi UE?

2) E’ giusto che un’organizzazione che non controllo democraticamente scelga a quali stati ed a quali progetti distribuite il frutto delle mie fatiche?

3) Cosa ha fatto la UE per migliorare la mia vita e quella della mia famiglia?

Seguira’ la domanda fatidica, anche in funzione di quanto finora visto:

E’ giusto che esista la UE?

Molte imprese hanno gia’ la risposta a questa domanda, ed a giudicare dai risultati delle elezioni regionali francesi … anche tanti cittadini – cosa peraltro naturale visto che sono le imprese a dare da vivere ai cittadini.

 

12) LA PRIMA POSSIBILITA’ DELLA UE – RITROVARE L’IDENTITA’ EUROPEA

Mi sembra evidente che l’Unione Europea abbia solo due scelte: percorrere la sua strada, oppure continuare sulla strada attuale (non scelta da lei).

Scegliere la sua strada equivale a:

  • Riconoscere che l’attuale strategia politico-economica sta provocando gravissimi danni all’economia e soprattutto alle imprese che fanno export ed internazionalizzazione
  • Conseguenze strategiche dell'immigrazione alle imprese che fanno export ed internazionalizzazioneAccettare la realta’, ovvero: la Russia e’ (esattamente come gli USA) un paese culturalmente compatibile, la Turchia no; il fastidio provato da tanti cittadini europei (anche moderati) verso l’ingresso nell’Unione della Turchia e’ evidente
  • Riconoscere che l’immigrazione non e’ fonte di ricchezza, bensi’ di costi (illustrati, ad esempio, da Christopher Caldwell nel suo famoso Reflections on the revolution in Europe) e di infiniti problemi
  • Realizzare che, ammesso che la popolazione europea continui a tollerare (vedi elezioni regionali francesi) questo enorme influsso di immigrati, l’Europa cambiera’ totalmente ed irreversibilmente – questo portera’ ad una serie di problemi tipici di altri continenti
  • Riconoscere che l’influsso di migranti (che ovviamente desiderano un lavoro) e l’ingresso della Turchia nella UE (con conseguente probabile influsso di milioni di lavoratori a basso costo), o comunque i problemi che sta creando, avranno conseguenze epocali sull’economia europea, sull’export delle imprese europee, sulla disoccupazione ….. sulla vita degli europei
  • Cultura europea e multiculturalismoRecuperare lo spirito europeo andato perso con le due guerre mondiali. Cio’ equivale a fare un esame di coscienza e realizzare che la decisione “moral”-politica (dell’intellighenzia, senza alcuna consultazione in merito della popolazione) di sostituire la cultura europea con il cosiddetto multiculturalismo e’ stato un gravissimo errore – errore che le sta alienando la popolazione ed interi stati (vedi Ungheria)
  • Ammettere che gli USA sono un grande paese, ma che come i politici americani pensano all’interesse nazionale americano, cosi’ i politici europei dovrebbero pensare all’interesse nazionale (ed economico) europeo – questo equivale a prendere decisioni “europee”, se necessario in contrasto con quelle “americane”
  • Realizzare che la UE potrebbe diventare un elemento di equilibrio tra Russia e USA, con i conseguenti vantaggi in termini di export
  • Export ed internazionalizzazione, all'estero per via marittimaChiudere una volta per tutte il capitolo delle scelte “moral”-politiche, magari suggerite da attori esterni, ed aprire quello delle scelte a favore dell’economia e della popolazione europea – intendendo come tale quella attuale e non quella (di fatto ancora sulla carta) frutto dei desiderata dell’intellighenzia politica. Questo significa ascoltare la popolazione e le aziende europee, fare i loro interessi, fare Realpolitik
  • Riprendere la strada che l’Europa ha cominciato ad abbandonare con la prima guerra mondiale: non c’e’ niente di male ad essere orgogliosi di essere europei, ad essere orgogliosi di una fiera cultura millenaria, a riprendere la politica commercialista dei bei tempi europei – in poche parole a fare export e profitto.

 

Allontanamento degli stati membri dall'UE13) LA SECONDA POSSIBILITA’ DELLA UE – CONTINUARE A RINNEGARE L’IDENTITA’ EUROPEA

Per quanto precedentemente visto, continuare a rinnegare l’identita’ europea equivale a:

  • Continuare con il business as usual, ovvero continuare ad andare a rimorchio e/o seguendo principi “moral”-politici non condivisi dalla popolazione e dalle imprese
  • Allontanarsi sempre di piu’ dalla Russia, sia politicamente che culturalmente, con tutte le ovvie conseguenze
  • Vedere il progressivo allontanamento di vari paesi membri – e soprattutto della stessa popolazione UE
  • Vedere un continuo aumento dell’immigrazione ed una trasformazione totale della realta’ europea
  • Come ho scritto in Export del Made in Italy e Immigrazione,

Export del Made in Italy - Ferrari‘… I prodotti europei sono sempre piu’ rivolti ai nuovi abitanti, ovvero sono sempre piu’ “africani” od “asiatici”.

Perche’ i paesi africani o asiatici dovrebbero comprare delle brutte copie dei loro prodotti? Sarebbe lo stesso dello pseudo Made in Italy, solo che sarebbe pseudo Made in Gambia, giusto per dirne una.

L’Europa perdera’ sempre piu’ la sua attrattiva come fonte di prodotti di qualita’ “europei”; per quanto riguarda le produzioni industriali, e’ ben noto che paesi come India e (soprattutto) Cina sanno ormai produrre con qualita’ quasi uguale ma a meno prezzo: il declino dell’export della grande produzione industriale e’ inevitabile …’

‘… Fra qualche anno, l’Europa sara’ la stessa, o una “brutta copia” del mercato indiano? …’

  • I problemi interni dovuti ad un progetto di immigrazione fallimentare diventeranno sempre piu’ grandi, con probabile incremento del terrorismo islamico e forse anche sommosse urbane
  • L’imposizione, da parte dell’intellighenzia, del modello multiculturale causera’ quasi certamente una reazione popolare; potrebbe perfino nascere un terrorismo “anti-islamico” da parte di frange estreme, sullo stile di quanto accaduto anni fa nell’Ulster (terrorismo unionista come reazione al terrorismo dell’IRA)
  • Instabilita' economica e politica in EuropaGenerale instabilita’ politica. A questo punto, tanti stati, soprattutto dell’Est Europa, decideranno probabilmente di abbandonare l’Unione
  • Viste le tendenze in Europa, e’ ipotizzabile una “rivolta” democratica su scala molto maggiore di quella avvenuta pochi giorni fa in Francia con la vittoria (primo turno delle elezioni regionali) del Front National
  • Sfaldamento dell’Unione Europea.

 

14) LA CADUTA DEGLI DEI

Sinceramente, e come gia’ scritto nel gia’ citato Export del Made in Italy e Immigrazione, temo che il sistema Unione Europea sia’ talmente ingessato che non cambiera’ rotta: l’intellighenzia europea sembra cieca alla realta’ e sorda alle richieste di imprese e cittadini; appare sicuramente incapace di abbandonare ragionamenti “moral”-politici per pensare all’export ed al benessere economico dei Paesi europei. Ne abbiamo la riprova nelle posizioni – il continuo ripetere di vecchi mantra – espresse a Roma, in occasione dei 60 anni dei Trattati di Roma.

Geopolitica e strategia della UE necessitano di flessibilita'
Geopolitica ed export – Adapt and win

La maggioranza dell’intellighenzia politica europea non sembra in grado di andare al di la’ della ripetizione di “mantra”: la Turchia e’ preziosa; Assad se ne deve andare; l’immigrazione e’ una risorsa e/o un dovere morale; ecc. Non mi pare di intravedere il benche’ minimo ragionamento geopolitico o strategico, la benche’ minima comprensione delle aspettative pratiche della popolazione europea.

Al di la’ del pensiero che ognuno puo’ avere riguardo alle affermazioni precedenti, e’ indubbio che l’intellighenzia europea manchi totalmente di flessibilita’; del resto, “l’incaponirsi” sui parametri di Maastricht ed altre regole che potrebbero benissimo essere rivalutate vista la situazione e l’esperienza, la dice lunga su un sistema che non ha futuro. Non a caso i marines dicono Adapt and win – Adattati e vinci.

Per chi si ricorda della caduta dell’impero romano, faccio presente che tale impero inizio’ il declino irreversibile quando comincio’ a pagare reparti militari (od addirittura stati) stranieri perche’ proteggessero i suoi confini; l’Unione Europea sta a tutti gli effetti “pagando” la Turchia (con 3 miliardi di euro e la promessa dell’accelerazione dell’entrata dell’entrata in UE) perche’ vegli sui suoi confini. La Turchia, dopo avere incassato, usa i migranti come arma di ricatto verso la UE.

Perfino partiti politici definiti xenofobici sostengono la necessita’ di investimenti in paesi stranieri, non per l’export ma perche’ tali stati blocchino l’immigrazione in Europa.

Internazionalizzazione ed export della UEIn tali condizioni, per il futuro mi aspetto un continuo declino dell’export ed il collasso dell’UE.

E le aziende?

Le aziende dovrebbero cominciare a muoversi sempre piu’ con le loro gambe, ad intrattenere rapporti diretti con i paesi obiettivo di export ed internazionalizzazione, a svincolarsi (per quanto possibile) dalle decisioni politiche contrarie agli interessi commerciali. In poche parole, fare come le 50 aziende italiane che sono andate in delegazione in Russia per incontrare il ministro degli esteri russo Lavrov.

E’ ora che le imprese pensino a fare commercio (soprattutto export) e lascino perdere la caccia alla pietra filosofale dei nostri giorni – i fondi europei.

Ricordo che la caduta dell’Unione Sovietica e’ stata dovuta alla situazione economica: se uno sfaldamento della UE e’ forse inevitabile, questo non significa che le imprese non debbano cercare di salvare il salvabile.

Naturalmente, le aziende europee – che danno da vivere ai cittadini europei – hanno anche un’altra alternativa: cominciare a fare sentire la loro voce.

La caduta degli dei: UE ed exportE’ ora che l’Europa torni a dare la precedenza all’economia e dimentichi le velleita’ politiche, che ha dimostrato di non sapere ne’ gestire ne’ tantomeno discutere prima con i cittadini.

Ma soprattutto, e’ ora che la UE si ricordi che con la “morale” e la politica non si da’ da mangiare ai cittadini, e che le imprese o fanno export o muoiono.

L’Europa e’ ad un bivio: export e gloria, od oblio?

Purtroppo, l’intellighenzia pare avere scelto la strada dell’oblio perenne.

Video: 60° anniversario dei Trattati di Roma 25 marzo 1957 – 25 marzo 2017 – La UE reagisce al declino popolare con spot grafici

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...