Export ed Imprese che Sbagliano – Questione di Mentalita’

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Export, ed internazionalizzazione delle impresePerche’ tante imprese, anche PMI, sbagliano quando fanno export ed internazionalizzazione?

Vi sono tanti motivi, ma oggi voglio concentrarmi su alcune forme mentali.

Ho preso spunto da LinkedIn, il social network professionale per eccellenza – stiamo parlando di discussioni estremamente serie.

Ovviamente, non specifico ne’ di quali discussioni si tratti ne’ chi abbia espresso certi concetti – concetti che riassumo con parole mie e che spesso sono un po’ la sintesi di tante prese di posizione, sorprendentemente tante. Posso comunque dire che si tratta di discussioni in lingua italiana.

Per riassumere i risultati, ho rilevato una mentalita’ che pensavo estinta nelle imprese, quella che una volta veniva definita ‘la mentalita’ del burocrate.

Con una simile mentalita’ non si puo’ fare ne’ export ne’ tantomeno internazionalizzazione – o perlomeno non si puo’ fare con successo; cosa ancora piu’ grave, tale mentalita’ non accetta il cambiamento.

 

Geopolitica, export ed internazionalizzazione delle imprese
La geopolitica ha un’influenza fondamentale su export ed internazionalizzazione delle imprese

EXPORT ED INTERNAZIONALIZZAZIONE SENZA ANALISI GEOPOLITICHE?

LinkedIn e’ interessante, perche’ si leggono cose che fanno pensare: c’e’ chi sostiene che per l’export e l’internazionalizzazione bisogna fare solo ed esclusivamente calcoli economici, giammai geopolitici; tanti, ma veramente tanti, dicono che chi lavora piu’ dell’orario canonico in un’azienda (non importa se fa export o meno) non va assolutamente bene, che tutto puo’ e deve essere fatto nelle 7-8 ore giornaliere, ecc.

Ho perfino letto “attacchi” a chi lavora tante ore e magari fuori orario; alcuni suggerivano di spegnere i server aziendali alla fine dell’orario lavorativo.

Ma cominciamo dalle analisi geopolitiche, o meglio dalla loro assenza; per l’orario lavorativo, ne parlo estesamente nel prossimo capitolo.

Per la teoria dei soli calcoli economici e la sua totale assurdita’, rimando a L’internazionalizzazione delle PMI, la Strategia e la Geopolitica; del resto, penso che i fatti (a partire dalle sanzioni contro la Russia) dimostrino senza ombra di dubbio quanto assurdo sia rifiutarsi di considerare i fattori geopolitici.

Piu’ complesso diventa capire perche’ molti assumano queste posizioni.

Geopolitica, export ed internazionalizzazione: gestione dei rischi
Geopolitica, export ed internazionalizzazione: gestione dei rischi

Secondo me, e scusate se sono diretto, siccome la geopolitica e’ una materia che presuppone una vita di interesse e studio, e siccome pochissimi la masticano, tanti la “rifiutano”. Ecco allora che alcuni nemmeno la considerano, altri si affidano a fonti esterne “generaliste” come la (talvolta criticabile) Country Risk Map della Sace, infine alcuni fanno riferimento ad alcune riviste – riviste che mi permetto di definire (talvolta) amatoriali se non addirittura condizionate da chiare direzioni politiche e/o tese ad indirizzare il pensiero dei lettori in una certa direzione; fatto sta che non mi sembrano adeguate all’uso aziendale per export ed internazionalizzazione.

Scusatemi, ma quando qualcuno dice che per tutto il resto c’e’ la SACE, come minimo dimentica che la SACE costa; perche’ mai un’azienda dovrebbe scegliere un mercato che implica rischi e costi maggiori di un altro?

La verita’ e’ che la stragrande maggioranza delle imprese e la grande maggioranza delle societa’ di consulenza e’ sempre stata abituata a fare solo conti economici – in poche parole, non sa nemmeno da dove cominciare quando si tratta di geopolitica.

Visto che si parla del futuro di tante imprese, e quindi del posto di lavoro di tanta gente, forse e’ ora che certe cose vengano dette.

Video – Senza un’analisi geopolitica dedicata, si va all’avventura

 

NELL’IMPRESA BISOGNA FARE L’ORARIO FISSO ED IMMUTABILE? E LE PMI?

Devo supporre che chi sostiene la necessita’ delle ore canoniche in orario canonico non lavori per una PMI: trovo ben difficile che una PMI possa sopravvivere con una simile mentalita’ – poteva forse vivere in tempo di vacche grasse, ma certamente non ora.

Se ne deduce che gli alfieri dell’orario 8.0 (o X.0) lavorino per aziende di una certa dimensione; io stesso ho lavorato presso grandi aziende, ed ho talvolta riscontrato questa mentalita’ – mentalita’ che ha portato a problemi gravi per l’azienda stessa.

Export ed internazionalizzazione delle PMI
Grazie alle moderne tecnologie logistiche, anche le PMI possono fare agevolmente export ed internazionalizzazione

Un esempio?

Data fissata per la consegna al cliente (estero e con fuso orario differente), ritardi dovuti all’estrema riluttanza di tanti dipendenti di lavorare con orari leggermente diversi (e comunque mai fare straordinari), managers che si rifiutavano di vedere il problema e che avevano chiaramente fissato tempi troppo stretti perche’ il cliente ha sempre ragione o giu’ di li’.

Beh, mi sono ritrovato praticamente da solo in ufficio a cercare di salvare la situazione – per inciso l’azienda aveva gia’ licenziato e si preparava a licenziare ancora.

Quando i dipendenti hanno cominciato a capire che il tempo delle vacche grasse era finito, era quasi tardi; forse non per la mia parte, ma c’erano altre parti che non erano pronte.

In queste condizioni, non c’e’ temporary export manager che vi possa salvare, i voucher per l’internazionalizzazione non servono proprio a niente, e voi non fate internazionalizzazione ma tirate a campare.

 PMI che fa export ed internazionalizzazione
Ufficio di una PMI

Quello pero’ che mi rattrista e’ vedere, nel 2017 ed in piena crisi, persone che difendono a spada tratta l’orario canonico ed immutabile, e magari attaccano chi invece lavora fino a tardi per l’azienda, ovvero per il suo posto di lavoro: forse sarebbe il caso di procedere ad un’infusione di disoccupati qualificati – persone che hanno voglia di lavorare ed hanno vissuto il cambiamento (purtroppo drastico) sulla loro pelle.

Passiamo ora alle PMI, considerate da sempre il cavallo da tiro italiano: anche quando lavoravano solo in Italia, non c’erano orari – tutti erano ben consci che solo la responsabilita’ di ogni persona in azienda consentiva di andare avanti e prosperare.

Le PMI sono sempre state molto piu’ aperte al cambiamento delle grandi imprese: l’agilita’ e’ molto piu’ importante della massa.

Export della meccanica
Export della meccanica

Nessuno si e’ chiesto se per caso il successo delle PMI era dovuto a questo attaccamento all’impresa, alla volonta’ di lavorare duro e fuori orario? Non e’ che la loro flessibilita’, la disponibilita’ a fornire una soluzione ai problemi in tempo per l’inizio dell’orario di lavoro del cliente, la volonta’ di finire bene il pezzo anche se implicava due ore in piu’ in officina … non e’ che questo sia il vero segreto delle PMI?

E quale credete che sia il segreto dell’export e dell’internazionalizzazione? Forse fare arrivare il prodotto in Cina con vari giorni di ritardo perche’ non ci si trova con gli orari di riunioni e mails, e perche’ arriva in Cina in piena notte? E magari con rifiniture inferiori al previsto perche’ l’azienda chiude alle 18:00?

 

PASSIAMO ED EXPORT ED INTERNAZIONALIZZAZIONE

Chi lavora con il mondo sa bene che spesso i clienti hanno altri fusi orari e magari weekends differenti.

Tradizione in Marocco
E’ fondamentale conoscere le tradizioni locali – Marocco

Pensate ai paesi arabi: qui c’e’ il weekend sabato e domenica; la’ c’e’ il weekend giovedi’ e venerdi’, oppure venerdi’ e sabato – ad esempio l’Algeria, per venire incontro alle esigenze internazionali – pero’ alcuni non vanno al lavoro il giovedi’ per motivi religiosi. Dal giovedi’ alla domenica fanno 4 (quattro) giorni: vi restano ben tre giorni per colloquiare con i clienti – con il fuso orario spesso e volentieri diverso.

Qualcuno sa dirmi com’e’ possibile, per un’impresa che vuole esportare od internazionalizzare, lavorare con l’orario canonico lunedi’-venerdi’, 08:00 – 18:00?

Il mondo e’ cambiato: non solo viviamo in un periodo di vacche magre, ma se si vogliono le 7-8 ore regolari per 5 giorni bisogna rinunciare ai mercati di mezzo mondo – come minimo.

Come ho detto, spesso l’impresa e’ convinta che basti un po’ di analisi economica e dei contatti all’estero: vuole un contratto entro breve e contatti.

Ma la verita’ e’ che:

Export della meccanica veneta
Chi gia’ fa export della meccanica sa che non ci sono orari

1) I contatti da soli non servono a niente, soprattutto se non e’ stato fatto il lavoro di base – analisi geopolitiche e dei rischi incluse. C’e’ poco di peggio per un’azienda di un contratto fatto male

2) Il contatto (o le aziende che vi puo’ presentare) compra se valuta che l’azienda venditrice (cioe’ voi) sia matura ed affidabile. Se invece il vostro sito web ha le foto sbagliate, se i video non girano, se ci trova musichette invece di fatti, se il sito e’ giu’ troppo spesso, se il possibile cliente non riesce a mettersi in contatto con l’azienda perche’ sono le 8 di sera (ma da lui sono le 15) …. a cosa credete che vi serva il contatto?

3) Ci vuole cambiamento, non contatti e tutto va bene.

Le PMI sanno che la mentalita’ del lavorare 7-8 ore, X.0, e’ assurda.

Se poi alcune grandi aziende falliscono nel loro progetto di internazionalizzazione, niente da stupirsi; il problema e’ che vedendo le grandi aziende fallire, anche le PMI pensano che pure per loro potrebbe andare cosi’. Poi e’ inutile cercare temporary export managers di qua e di la’.

Imprese: export delle PMI
Le imprese, in particolare le PMI, sanno che per fare export ci vuole tanto impegno e lavoro

La verita’ e’ che la mentalita’ delle PMI, gli orari senza orari, il mettersi in gioco personalmente, il rischio quotidiano molto piu’ vicino, mettono le PMI stesse in posizione migliore delle grandi aziende per fare export.

Fatto sta che il cambiamento (leggi change managemente’ assolutamente necessario per le aziende che vogliono fare seriamente internazionalizzazioneil primo cambiamento riguarda la mentalita’ aziendale ed il personale.

Senza un’azione decisa in merito, niente ma proprio niente – ne’ contatti, ne’ finanziamenti, ne’ analisi economiche e nemmeno analisi geopolitiche o dei rischi – potra’ evitare che l’operazione di internazionalizzazione od export fallisca.

In poche parole: per andare all’estero, bisogna prima guardare all’interno dell’impresa e prendere le decisioni necessarie – siete pronti a farlo?

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