Export – Il Suicidio Economico di Italia ed UE

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Export del'Italia e dell'UEOggi voglio affrontare un tema fondamentale: quello che appare come un vero e proprio suicidio economico dell’Unione Europea, Italia per prima – parliamo di export ed internazionalizzazione.

Si tratta anche di un tema scomodo, visto che porta a parlare dell’ormai famoso caso Regeni; d’altronde, come si potrebbe fare a meno di analizzare eventi che (nel bene o nel male) avranno conseguenze disastrose non solo sul business e sulle aziende, ma anche sulla stabilita’ geopolitica del Nord-Africa e del Medio Oriente?

In un articolo di qualche tempo fa, ovvero 5 Semplici Domande sull’Export per Capire la Politica Estera della UE, scrivevo che ‘… l’Unione Europea sta sacrificando l’economia sull’altare della politica …’

In un altro articolo – La Strategia Politico-Economica Russa della UE parlavo di ‘… economia come continuazione della politica con altri mezzi …’.

Alla luce dei fatti egiziani, che non molto tempo fa ha compreso il ritiro dell’ambasciatore italiano dall’Egitto, la “minaccia” italiana di altre “ritorsioni” ed il coinvolgimento della UE, ritengo che sia necessario analizzare ulteriormente la questione.

Visti gli aspetti emozionali che la vicenda suscita, specifico che a me interessa analizzare – in maniera asettica – gli aspetti geopolitici ed economici.

 

Internazionalizzazione delle imprese italiane in Egitto
L’internazionalizzazione delle imprese italiane in Egitto e’ diventata molto piu’ complicata – a causa di fattori politici

I FATTI EGIZIANI – IL CASO REGENI

Quanto accaduto e’ ben noto: un ricercatore italiano dell’universita’ americana del Cairo e’ sparito, per essere ritrovato morto dopo vari giorni – con evidenti segni di tortura.

Regeni (il ricercatore) era uscito di solo e di notte, a quanto pare per partecipare ad una riunione di forze (sindacato?) di oppositori al governo egiziano.

Lo stesso ricercatore pare (anche dal profilo LinkedIn) che abbia lavorato per una societa’ di “raccolta informazioni”, tale Oxford Analytica – ovviamente sono stati sollevati (a torto od a ragione) parecchi interrogativi. Ultimamente, sono stati sollevati molti interrogativi anche su Oxford, ed in particolare sulla sua tutor – la magistratura italiana si e’ mossa ufficialmente negli UK.

Fatto sta, che il governo italiano ha adottato praticamente fin subito un atteggiamento “aggressivo” nei confronti dell’Egitto.

Senza entrare nel dettaglio della vicenda, vorrei ricordare i fatti: il governo italiano ha alzato sempre piu’ il livello dello “scontro” a senso unico, ha richiamato l’ambasciatore in Egitto (annunciando che ci sarebbero potute essere altre azioni), coinvolto la UE.

Per inciso, la UE ha censurato l’Egitto – le eventuali sanzioni includerebbero restrizioni agli aiuti militari, cosa poco comprensibile visto l’impegno egiziano contro l’Isis.

L’opinione pubblica e’ stata coinvolta in modo estremamente pesante fin dall’inizio – grazie all’eccezionale copertura dei media.

Settore agroalimentare in EgittoRichiamare l’ambasciatore da un paese amico e’ un gesto estremamente grave; dovrebbe essere dettato da gravi crisi politiche e non da incomprensioni giudiziarie – per inciso non e’ ancora ben chiaro il background.

Comprensibilmente, l’Egitto ha iniziato a irrigidirsi sempre di piu’: tale irrigidimento e’ stato interpretato come ulteriore riprova della mancanza di buona fede da parte dell’Egitto.

 

LA SITUAZIONE GEOPOLITICA ED ECONOMICA EGIZIANA

Per quanto riguarda la situazione geopolitica ed economica egiziana, ed in particolare la scoperta del mega-giacimento di gas egiziano, rimando al mio articolo La Scoperta del Gas Egiziano – Le Conseguenze.

Ricordo qui che la concessione del giacimento appartiene all’italiana ENI, nonche’ che il benessere che tale giacimento potrebbe portare all’Egitto puo’ essere un’occasione per le imprese italiane che vogliano esportare in Egitto.

Ma c’e’ di piu’: il giacimento potrebbe garantire la stabilita’ del paese, e quindi interrompere la crescita esponenziale dell’instabilita’ in Nord Africa e Medio Oriente.

Rischi di internazionalizzazione per le imprese in EgittoOccorre qui ricordare che l’estremismo (soprattutto dell’Isis) impazza in Libia, nel Sinai ed in Sudan?

E’ ben nota la parentesi della Fratellanza Musulmana in Egitto, parentesi dovuta all’inspiegabile fretta di allontanare il governo (alleato dell’occidente da decenni) di Mubarak. Il colpo di stato militare che ha deposto i fratelli musulmani non e’ stato molto ben visto il taluni ambienti occidentali; le conseguenze sono state un riavvicinamento egiziano alla Russia.

Per dirla chiaramente, si ha l’impressione che in Occidente il governo egiziano non sia ben visto.

Un ritiro dell’ambasciatore non puo’ non avere conseguenze sul sistema Italia: invece di fare diplomazia economica, e’ stato fatto l’opposto – sappiamo bene quanto contano i buoni rapporti tra governi per l’economia e le imprese. Perche’, a quel punto, l’Egitto non avrebbe dovuto incrementare i rapporti con la Russia (e le sue aziende) ed aprire le porte alle aziende cinesi? Se domani capita una delegazione governativa cinese di alto livello, gli egiziani sanno gia’ che la Cina non creera’ problemi come quelli che ha creato l’Italia – e probabilmente anche l’Unione Europea.

Fatto sta, che da tutto cio’ ne hanno tratto vantaggio l’Isis e le forze radicali in generale, nonche’ l’opposizione interna al governo egiziano.

 

Export, economia ed imprese all'esteroRUSSIA, SIRIA, EGITTO – IL SUICIDIO ECONOMICO E GEOPOLITICO DELLA UE

Tornando alla UE, i risultati del dare la precedenza agli aspetti politici (sbagliati) ha portato a forti tensioni con la Russia ed a perdite previste di almeno 100 miliardi di euro per le imprese europee. Viene anche da chiedersi se, in mancanza di una fortissima spinta della UE per un radicale cambio di governo in Ucraina, si sarebbero verificate le ben note situazioni in Crimea e nel Donbass.

Sempre la UE (e quindi l’Italia) ha seguito col paraocchi la politica americana nel Medio Oriente ed in particolare in Siria: la miopia di tale strategia e’ ormai evidente, visto che solo il governo di Assad (al di la’ di eventuali giudizi di carattere non geopolitico) e’ stato in grado di fermare e respingere l’Isis – con il massiccio contributo russo. Se le cose fossero andate secondo i desiderata europei (ed USA), l’Isis si sarebbe probabilmente gia’ affacciata sul Mediterraneo anche in Siria oltre che in Libia.

Anzi, senza gli interventi militari egiziani in Libia, probabilmente l’Isis dominerebbe il paese.

Veniamo infine all’Egitto: se la UE seguira’ l’Italia sulla strada del confronto duro con l’Egitto – cosa che sembra avere abbandonato recentemente, con una notevole distensione – quest’ultimo ne risentira’ pesantemente sia economicamente (soprattutto il turismo) che politicamente: l’opposizione (ricordo che le ultime elezioni sono state vinte dai Fratelli Musulmani, ovvero un partito radicale) riprendera’ forza, ed il peggioramento della situazione economica portera’ ad ulteriore instabilita’ – l’Isis o formazioni analoghe, ne approfitteranno immediatamente.

Export italiano ed internazionalizzazione di impresaMa e’ vero anche l’opposto: se l’Italia dovesse tornare sulla strada percorsa fino a poco tempo fa, l’export per vari miliardi di euro (per non parlare di quelli previsti per il futuro) delle imprese italiane ne risentira’ pesantemente – per non parlare del giacimento di gas dell’ENI.

In queste condizioni, non sono certamente da escludere azioni di nazionalizzazione alla Nasser.

Lo stesso vale per la UE, con l’aggravante che se anche l’Unione Europea e (com’e’ prevedibile) gli USA si aggregano … vi ricordate cosa fece Nasser nel 1956? Nazionalizzo’ il canale di Suez. L’Egitto potrebbe anche decidere chiuderlo se volesse – come nel 1956.

Immaginatevi un po’ le conseguenze di una chiusura del canale di Suez: quante navi occidentali passano per il canale, sia per l’export che per importare materiale strategico fondamentale?

 

Brexit ed il futuro delle PMI nell'Unione Europea
Brexit

L’EXPORT, LE IMPRESE E L’INSTABILITA’ INTERNA DELLA UE

Il ritiro dell’ambasciatore e’ stato un fatto gravissimo.

Come gia’ scritto, tutto cio’ avrebbe potuto avere conseguenze estremamente pesanti sulle imprese italiane.

In generale, le perdite economiche che la politica estera dall’Unione Europea sta causando (direttamente od indirettamente) alle imprese stanno rendendo la UE estremamente invisa alle imprese stesse, in particolare alle PMI che difficilmente possono godere dei contributi europei.

Le imprese che non esportano significano personale che non lavora – aspetto che si somma all’estrema impopolarita’ della politica migratoria dell’unione, nonche’ all’evidente opposizione popolare all’entrata in UE della Turchia.

E che dice l’uomo della strada, ovvero il consumatore e colui che vota? Molti si chiedono perche’ nell’Unione Europea tanti governi spingano ancora per l’entrata in UE della Turchia (giusto per esempio, visto che si “lamentano” della situazione dei diritti), ma poi prendano posizioni di principio sull’Egitto.

Sommando tutto cio’, nonche’ l’evidente inadeguatezza della UE nella lotta al terrorismo ed in particolare all’Isis, temo che la Brexit sara’ solo l’inizio: se la UE non comincia a pensare di piu’ alle imprese ed all’export, prevedo instabilita’ anche nei paesi europei, non solo in Egitto.

 

PERCHE’?

Di fronte alle possibili conseguenze epocali di quanto sta succedendo – e che potrebbero includere sommosse in Europa, gravi crisi economiche e politiche, guerre – direi che e’ il caso di evitare quello che definisco “linguaggio diplomatico dei poveracci”.

Le aziende ed i consulenti di internazionalizzazione – si, anch’io – si “dannano” dalla mattina alla sera per far si che le aziende possano esportare; poi arriva l’atto squisitamente politico di qualche governo od organizzazione (tipo UE), magari pure sbagliato, ed il lavoro di mesi od addirittura anni dell’impresa viene distrutto. Qualche tempo fa, su LinkedIn, leggevo le parole di un consulente di internazionalizzazione che si trova in Egitto.

Fare export di aziende italiane in EgittoIl caso Regeni si poteva risolvere senza tanto clamore, come viene fatto per gli ostaggi in giro per il mondo: se c’erano problemi si potevano appianare – sappiamo bene che in Egitto non e’ come qui, e comunque anche in paesi europei si sono verificati fatti fuori dal controllo del governo (se questo e’ il caso).

Invece, e’ stata preferita la strada mediatica – onestamente, come potevano pensare che reagisse l’Egitto?

Mi sembra che la verita’ sia che quella che era nata come CEE (Comunita’ Economica Europea) abbia dimenticato totalmente le sue origini economiche – per mettersi a fare politica senza saperla fare. Le conseguenze geopolitiche sono gia’ enormi.

Per dirla fuori dei denti: mi sembra ovvio che fin dall’inizio il caso Regeni sia stato un casus belli per “colpire” un governo non esattamente ben visto in certi ambienti.

Prima la Russia, poi l’Egitto – senza dimenticare quello che sarebbe accaduto in Siria se la Russia non fosse intervenuta: evidenti casi di una strategia politico-economica senza ne’ capo ne’ coda.

Mentre l’Isis continua ad essere presente in tanti posti ed a colpire in Europa, che senso ha “colpire” l’Egitto?

Rischi di export e internazionalizzazioneOnestamente, l’impresa italiana ed europea fa sempre piu’ fatica a decidere di investire in posti promettenti – quando un atto politico senza ne’ capo ne’ coda potrebbe annullare in un attimo anni di sforzi.

Penso che la UE ed i governo europei dovrebbero ricordarsi che la caduta dell’Unione Sovietica e’ stata dovuta alla precedenza data dai governi sovietici alla … politica sull’economia.

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