PMI ed Export – Eurafrica od Eurasia?

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Export delle PMI, in Africa o AsiaEurafrica od Eurasia?

Il futuro delle PMI sta a sud od a est? In quale direzione vi sono più prospettive per l’export?

Per una PMI contano non solo i fattori economici e geopolitici, ma anche la facilità di fare business, la logistica, la facilità del mercato, la concorrenza, la cultura ed il modo di vita locali.

Al di là delle teorie e convinzioni (talvolta ideologiche) correnti, qual’è la scelta ideale che l’impresa europea dovrebbe fare?

Ovviamente, non è che le PMI italiane e ticinesi siano obbligate a scegliere, ma è ben ovvio che l’indirizzo (se vogliamo anche politico) generale avrà un’influenza determinante; sempre ovviamente, non è che una PMI possa decidere alla leggera un piano strategico di export che comprenda sia Sud che Est.

Immigrazione in EuropaNon bisogna poi dimenticare che il fenomeno di milioni di extracomunitari africani – moltissimi dei quali (nel caso italiano) arrivano via Mediterraneo – fenomeno che sta cambiando il tessuto sociale (ed anche politico, vedi le elezioni regionali francesi ed il nuovo sindaco di Londra) dell’Europa.

Per considerazioni su alcune conseguenze dell’immigrazione sull’export, consiglio l’articolo Export del Made in Italy e Immigrazione.

 

EURAFRICA

Di Eurafrica si è parlato spesso nel corso degli anni, fino ad arrivare al famoso libro di due studiosi svedesi, Eurafrica: The Untold History of European Integration and Colonialism.

Il libro in questione, come anche quasi tutti quelli che trattano di Eurafrica, parte dal colonialismo: posto che il colonialismo non interessa ad una PMI che voglia fare export, sarebbe forse ora di realizzare che l’Africa è cambiata – l’Europa non è più da tanto l’interlocutore privilegiato degli ex paesi coloniali. Purtroppo, paesi come l’Italia sembrerebbero non averlo ancora realizzato.

Export delle PMI in AfricaLa storica presenza dell’Unione Sovietica in Africa viene troppo spesso dimenticata, come viene dimenticata quella degli USA – decenni di teoria del domino (nel caso USA), di tentativi di portare ogni singolo paese nella propria sfera di influenza, fosse essa americana o sovietica.

Per non parlare della presenza cinese, diffusissima, e di altri paesi – presenza che mira sia ad assicurarsi risorse (petrolio per primo) che a garantire l’export delle aziende nazionali.

Ciononostante, soprattutto in Italia molti (studiosi, teorici, politici, think tank e riviste) hanno sempre avuto un occhio di riguardo per l’Africa – magari usando il termine Mediterraneo al suo posto, ma quello è il senso. Mi ricordo che al tempo del trattato di Maastricht, ed alla discussone che lo ha preceduto, molti teorizzavano un’Italia fuori dal trattato e volta principalmente a sud ed al Mediterraneo, un’Italia che avrebbe fatto da ponte tra l’Europa ed il Sud: secondo queste persone (anche molto influenti) l’Italia e le sue imprese ne avrebbero tratto grandi benefici.

PMI in Africa e Medio Oriente

Personalmente, non ho mai ben compreso quali vantaggi avrebbe potuto trarre una PMI da una simile soluzione – soprattutto visto e considerato che l’Italia non aveva praticamente nessuna influenza geopolitica nell’area.

Fatto sta, che il concetto di Eurafrica si è ora esteso: secondo molti, il futuro dell’Europa è strettamente legato a quello dell’Africa – e viceversa. Alla luce dell’enorme numero di africani che stanno arrivando in Europa (per considerazioni strategiche sull’immigrazione consiglio Immigrazione – Conseguenze Strategiche ed Aspetti di Gestione), questo potrebbe essere il caso nel giro di qualche lustro – ma dubito fortemente che sia il caso delle imprese, e tantomeno delle PMI che esportano.

Ovviamente, un affermarsi pratico del concetto di Eurafrica avrebbe conseguenze enormi sull’export.

Video – The Evolution of the Eurasian Union: Welcome & Opening Keynote

 

EURASIA

Di Eurasia si è parlato verso gli anni ’20 del XX secolo: si trattava di un’idea di un gruppo di emigrati russi; ovviamente, allora aveva un significato diverso da quello che ha oggi.

Per Eurasia intendo un insieme di stati che vanno dall’Atlantico al Pacifico e che in qualche modo hanno sempre intrattenuto rapporti commerciali; la Via della Seta, che toccava anche Medio Oriente ed alcune repubbliche ex sovietiche dell’Asia Centrale, ed attraverso cui esisteva un buon commercio tra Roma e Cina, è nota anche ai ragazzi.

Export delle imprese in Asia
L’Asia e’ un enorme mercato per le imprese dell’export – le vie marittime sono fondamentali

Da notare che, escludendo le aree romane in Nord-Africa, l’Africa non era certamente una meta di commercio (e tantomeno export) per le imprese antiche: Hic sunt leones – Qui ci sono i leoni, era scritto sulle mappe romane.

In poche parole, anche se il temine Eurasia è relativamente recente, l’Eurasia commerciale ha preceduto di secoli l’Eurafrica.

In fondo, con l’ Unione Economica Eurasiatica (UEE) la Russia non ha fatto altro che riproporre un concetto antico: non si tratta quindi solo di una risposta all’Unione Europea, ma anche di un differente modo di vedere il futuro economico. Del resto, anche gli USA, negli ultimi lustri, hanno spostato moltissimo la loro attenzione al Pacifico – rispetto all’Europa.

Ovviamente, a causa delle ben note tensioni politiche l’Unione Economica Eurasiatica non si è estesa più ad ovest di Russia e Bielorussia; l’Ucraina era una probabile candidata, ma poco dopo il paese ha subito un radicale sconvolgimento politico che l’ha portata nell’orbita USA-UE.

Export in Asia CentraleQuello che però tanti tendono a dimenticare è che l’Unione Eurasiatica comprende anche Kazakistan, Kirghizistan e Tagikistan (oltre all’Armenia), ovvero ben tre dei paesi dell’Asia Centrale – paesi spesso ricchi di risorse energetiche ed un mercato molto appetibile per le imprese. Paesi dove la concorrenza è ancora limitata, in poche parole l’ideale per una PMI che voglia fare export.

 

UNA STRATEGIA DI EXPORT PER LE PMI

Le implicazioni politiche di quanto sta accadendo sono ovvie, e le implicazioni politiche non possono non avere un’influenza determinante sull’export.

Se i governi spesso decidono la strategia solo in base a fattori politici – per la UE, vedi 5 semplici Domande sull’ Export per Capire la Politica Estera della UE le imprese, pur tenendo in debita considerazione tali fattori, dovrebbero concentrarsi sugli aspetti geopolitici per cominciare; fortunatamente, da questo punto di vista le PMI sono estremamente privilegiate perché sono molto più libere delle grandi aziende.

Export ed import in Asia delle PMI italianeLe stesse limitazioni che vincolano le PMI, ovvero (come detto all’inizio) il fatto che una PMI non può optare alla leggera per un piano strategico di export che comprenda sia Sud che Est, possono essere viste anche in luce positiva: la PMI è costretta a focalizzarsi nonché a farle, queste benedette considerazioni geopolitiche e strategiche!

Il vantaggio delle analisi geopolitiche e strategiche è che non richiedono grandi investimenti, anzi costano enormemente meno di una fiera – giusto per fare un esempio.

Lo svantaggio è che, se permettete, in giro si sente e si legge di tutto: personalmente, non comprendo come alcuni si possano definire esperti di geopolitica.

Presunzione da parte mia? Forse, ma quando consulenti od esperti partono da ragioni ideologiche (alla faccia della Realpolitik) o si dimenticano totalmente dei fattori porti e vie marittime, e quindi dei principali fattori per l’export, non capisco dove stia la geopolitica – ovviamente, in queste condizioni le analisi strategiche sono totalmente sballate.

Rischi di export in AfricaChiuso l’inciso, vi sono rischi sia in Africa che in Asia, ma in questo momento è indubbio che l’Africa presenti rischi estremamente elevati, soprattutto per le PMI; d’altra parte, una strategia di export che privilegi (per quanto fattibile) l’asse orientale presenta rischi minori.

Fatti salvi conflitti più o meno aperti, in particolare in Medio Oriente e nel Mar Nero, mi sembra che paesi come la Russia (parzialmente “persa” per una miriade di PMI a causa della politica estera dell’Unione Europea), l’Iran ed i paesi dell’Asia Centrale siano estremamente interessanti e meno rischiosi di buona parte dell’Africa.

 

PMI – EURAFRICA O EURASIA?

Non c’è una risposta univoca a questa domanda: dipende dal dove (Africa ed Asia sono molto grandi), dalle possibilità logistiche della PMI, dalle opportunità, dalla concorrenza, ecc.

Oserei comunque dire che una PMI non dovrebbe decidere in base a fattori scollegati dall’export – ad esempio che in Italia ed UE vi siano sempre più immigrati provenienti dall’Africa – ma in base a considerazioni geopolitiche ed economiche (specifiche dell’impresa in questione).

Esportare in Asia Centrale
Samarcanda, Uzbekistan

Ricordo ad esempio che fare internazionalizzazione in Kazakistan apre le porte a tutta l’Unione Economica Eurasiatica – Russia inclusa. Purtroppo, questo è un fattore di cui si parla molto raramente – il che è ovvio viste le possibilità che apre alle aziende e l’impopolarità dell’Unione Europea tra le PMI.

D’altra parte, l’Africa è spesso sede di terribili epidemie (vedi Ebola) o comunque luogo di diffusione di parecchie malattie, vedi la fascia della meningite.

Il terrorismo è un rischio che ormai riguarda molti paesi, ma è indubbio che si stia espandendo molto velocemente in Africa; d’altronde sono noti i timori russi per l’Asia Centrale e quindi la sua guerra all’Isis – si tratta quindi di una motivazione reale per la sua attività in Medio Oriente, da aggiungere alle motivazioni geopolitiche.

Per quanto riguarda la logistica, l’Africa è generalmente messa male; vi sono distanze enormi anche in Asia, ovviamente, ma la rete di comunicazioni è generalmente estesa (per quanto rada) e più sicura.

Vi sono quattro grandi punti di domanda per la PMI che fa export:

  • Export e Mar NeroLa situazione geopolitica, ed in particolare l’Isis (ma non solo) in Africa ed in Medio Oriente
  • Gli sviluppi sul Mar Nero – vedi Il Mar Nero e le Rotte dell’Export – in Asia e Medio Oriente
  • Lo sviluppo delle relazioni tra Russia ed USA-UE
  • La direzione che prenderà (soprattutto a seguito dell’immigrazione) l’opinione pubblica in UE, nonché il possibile collasso dell’Unione Europea a seguito della Brexit e delle conseguenze delle differenti visioni dell’immigrazione.

Personalmente, direi che una PMI deve pensare solo al business: non si fa export per motivi ideologici o politici, ma per il profitto.

Consiglio quindi di fare – o delegare ad un consulente di spessore – le opportune analisi geopolitiche, strategiche, dei rischi, ecc.: la PMI giudiziosa dovrebbe individuare la direzione preferenziale di export.

Ovviamente, ogni PMI fa caso a parte: se per Caio l’Africa potrebbe essere vantaggiosa, per Tizio l’Eurasia potrebbe essere il futuro.

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