Brexit, la UE ed il Futuro dell’Europa

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Brexit, UE ed il futuro dell'Europa

Nota: questo articolo, nella sua forma originaria, era stato scritto prima del referendum sulla Brexit – l’ho aggiornato ma ho lasciato le previsioni originali, perche’ dimostrano che molte cose sono prevedibili grazie ed opportune analisi geopolitiche.

Di Brexit ho gia’ scritto a suo tempo, ma si trattava di un articolo – Brexit – Il Futuro delle PMI nella UE – che si concentrava sull’aspetto aziendale.

Stavolta vorrei concentrarmi sulla UE, ma non solo: mi interessa analizzare dove potrebbe andare l’Europa – cosa diversa dall’Unione Europea – partendo dalle informazioni che la vittoria del leave al referendum (ma anche, e soprattutto, il suo approssimarsi) sulla Brexit ha rivelato.

In particolare, alcune reazioni di premier della UE alla Brexit mi hanno stupito: qualcuno ha parlato di rappresaglia in caso il Regno Unito fosse uscito dall’Unione Europea ed avesse cominciato ad operare indipendentemente dalla UE nel campo immigrazione: ‘… The Dutch prime minister says EU would be forced to retaliate against migration controls …’

Onestamente, non credevo che il termine rappresaglia potesse essere usato nei confronti di chi democraticamente sceglie di andarsene e seguire la sua strada – perlomeno non all’infuori di certi ambiti di cui tutti abbiamo sentito parlare.

Il presidente degli USA aveva dichiarato – per inciso in Inghilterra – che, in caso di Brexit, il Regno Unito sarebbe stato ‘in fondo alla coda‘ per ogni accordo commerciale con gli Stati Uniti. Sappiamo bene che la vittoria di Donald J. Trump alle elezioni presidenziali americane del 2016 ha poi portato ad un drastico cambio di prospettiva.

Unione EuropeaQuest’ultimo esempio e’ particolarmente utile, perche’ dimostra che coloro che sono interessati ad una UE “senza defezioni” sono molti, e certamente non solo europei.

In poche parole, molti hanno deciso come deve essere il futuro dell’Unione Europea – molti di questi non sono europei.

Ma che ne pensano gli europei? E cosa dovrebbero sapere gli export manager?

 

SENZA DEMOCRAZIA, IL COMMERCIO E LE IMPRESE DEPERISCONO

Ho avuto la fortuna di nascere e vivere in paesi democratici: girando per il mondo, mi posso rendere conto di quanto siano fortunati gli europei. Per inciso, questo e’ un qualcosa che le aziende (e tanti export manager) dovrebbero considerare – non si puo’ fare business ed export in giro per il mondo come si fa in Europa.

Il vero tesoro europeo consiste in una lunga tradizione democratica, iniziata in Inghilterra con la Magna Charta.

Onestamente, non ne potevo piu’ di lettere firmate da dozzine di attori od economisti od altro – magari nemmeno europei – che avevano il chiaro scopo politico di influenzare il voto dei cittadini del Regno Unito.

Commercio, Brexit ed UEGli interventi di politici e capi di stato europei (continentali), tesi a spingere gli inglesi a votare remain (ovvero restare nella UE), erano una costante.

Nessuno si e’ chiesto se l’impero inglese, e l’esplosione commerciale che ne e’ seguita, sarebbe esistito se l’Inghilterra non avesse mai avuto la Magna Charta? Personalmente, ne dubito molto – come dubito fortemente che qualche export manager abbia dedicato del tempo a considerazioni storiche.

Quello che la storia insegna (vedi anche l’Olanda e la Lega Anseatica, per non parlare della Repubblica di Venezia) e’ che il commercio prospera quando vi e’ liberta’ di iniziativa – non esattamente una specialita’ della UE – ed un ambiente quanto piu’ democratico possibile.

La storia romana e’ chiara: piu’ Roma e’ diventata una sorta di cittadella militarizzata, piu’ e’ deperita – fino a cadere di fronte a pochi barbari.

Economia dell'Unione Sovietica ed Unione EuropeaL’Unione Sovietica e’ un altro esempio: e’ crollata a causa di un’economia ingessata e troppo controllata, oltre alla prevalenza accordata alla politica rispetto all’economia. La Russia attuale ha cambiato notevolmente registro, con risultati impensabili ai tempi dell’Unione Sovietica.

Personalmente, non vedo niente di strano in un popolo (con un governo democratico) che voglia decidere del suo futuro; vedo invece molto di strano in un’organizzazione non democratica (sappiamo bene che il Parlamento Europeo e’ tale solo di nome e che tutto viene deciso dalla Commissione Europea) che, direttamente o “tramite” proxies, tenti di impedire in ogni modo che uno stato membro se ne vada a seguito di referendum popolare. Se poi andiamo a vedere come la UE conduce (o non conduce) le trattative con il governo inglese in vista dell’uscita dall’unione del Regno Unito, viene da chiedersi se l’intellighenzia europea ha realizzato le conseguenze di un’uscita male concordata.

Per dire le cose come stanno: non credo che l’Unione Europea sia il futuro dell’Europa, perlomeno finche’ non si democratizza, diventa veramente indipendente da influenze esterne (e’ fin troppo ovvio che sta andando “a rimorchio” dell’amministrazione Obama), realizza che le imprese prosperano quando c’e’ liberta’ invece di pastoie burocratiche a non finire – pastoie particolarmente pesanti per le PMI, ovvero per la parte piu’ attiva del mondo produttivo. Purtroppo, i recenti avvenimenti sembrano indicare che la UE ha ben poca voglia di cambiare strada.

 

La UE e' sempre piu' distante dall'uomo della strada
La UE e’ sempre piu’ distante dall’uomo della strada

IL BARATRO TRA EUROPA ED UE

Mi considero una persona di mentalita’ aperta: non considero l’Unione Europea un dogma; se domani si potesse fare – giusto per dirne una – la Confederazione Europea e quest’ultima portasse benessere agli europei, non esiterei un attimo a dire Il re e’ morto, viva il re.

E questo e’ il primo punto: per molti, la UE e’ un dogma. Perfino molti export manager sono terrorizzati dall’idea che l’Unione Europea possa dissolversi – per inciso, mi chiedo come possano pensare di operare (con questa mentalita’) in giro per il mondo, in aree ormai sempre piu’ instabili.

Sono molti i sondaggi che rivelano una disaffezione crescente per la UE tra gli europei: per dirla chiaramente, un referendum stile Brexit vedrebbe probabilmente la sconfitta delle fazioni pro-UE in molti posti – Italia per prima.

Il problema e’ che tutto l’apparato della UE e’ stato costruito da quelle che vengono spesso definite le élites, senza alcun coinvolgimento della popolazione; quando poi il trattato di Lisbona non ha posto rimedio all’evidente mancanza di democrazia e rappresentanza popolare all’interno dell’unione, e’ risultata evidente la volonta’ di non democratizzare l’Unione Europea. Inoltre, nel frattempo il grado di istruzione tra i popoli europei e’ cresciuto molto, per cui le élites non si possono nemmeno piu’ definire tali – si tratta semplicemente di chi detiene il potere politico-economico; questo e’ il sentore a livello popolare secondo alcuni sondaggi.

Il sentimento popolare verso la UE
Come molti, in Europa, vedono l’Unione Europea

D’altra parte, le élites definiscono chiunque dissenta dalla loro interpretazione come populista, od addirittura come nazionalista radicale o peggio. Trovo questo modo di ragionare poco adeguato: invece di intavolare un confronto, si chiudono tutte le porte sperando che il vento non trovi una fessura.

Sul fatto che gli europei si sentano tali non possono esserci dubbi; il problema sta nell’evidente frattura tra chi ha voce nel futuro della UE e chi non ce l’ha.

Come ho scritto in Imprese ed Export – Il Sentimento Popolare in UE, ‘… Mi sembra che il distacco tra l’intellighenzia europea e la popolazione, ed ancor piu’ tra detta intellighenzia e le imprese, sia ormai evidente a chiunque …’

Il distacco e’ destinato a crescere, perche’ l’intellighenzia europea sembrerebbe reagire alle richieste popolari con:

  • Un tentativo di integrazione europea sempre piu’ stretto, senza la minima intenzione di coinvolgere i cittadini. Curiosamente, la reazione di politici e media alle vittorie (o forti crescite) elettorali dei partiti populisti consiste nel non parlarne; questo atteggiamento e’ a mio avviso estremamente incauto e sta portando ad una disaffezione ormai enorme verso i media mainstream
  • Un evidente “disprezzo”, vedi il termine populismo. Rispetto a quando ho originariamente scritto questo articolo, il termine viene ormai usato con orgoglio da molti – eppure, l’intellighenzia sembra non avere compreso cosa questo significhi
  • Nessuna intenzione di rendere la UE un’organizzazione genuinamente democratica che risponda ai cittadini; semmai, ho sentito discorsi che indicano una grande sfiducia nei confronti della capacita’ di giudizio dei cittadini europei
  • Riunioni a porte chiuse (cui partecipano le èlites non solo europee) che destano diffidenza nella popolazione – il caso di Bilderberg e’ il piu’ famoso; per inciso, gli organizzatori stanno cercando di renderlo piu’ trasparente, segno che si sono resi conto di tale necessita’
  • Export secondario rispetto alla politica estera della UEUna politica estera “a rimorchio”, con pesanti conseguenze (vedi crisi con la Russia e conseguenze per le imprese) ed estremamente impopolare. Devo anche aggiungere che, a seguito dell’elezione di Donald J. Trump, ho cominciato a nutrire molti dubbi su dove venga formulata la politica “occidentale”: per quanto sembri che la motrice sia negli USA, ho il forte sospetto che il fochista sia in Europa.

Solo chi non vuole vedere puo’ continuare sulla strada attuale senza prima cercare di risolvere i problemi.

 

IL FATTORE IMMIGRAZIONE

Ma veniamo ora ad uno dei punti critici, tanto che pare che la Brexit si sia giocata principalmente su di esso: l’immigrazione – fattore su cui si sono giocate anche elezioni come quella austriaca.

E’ ben noto che l’amministrazione Obama era favorevole all’immigrazione in Europa, come lo erano (e sono) l’intellighenzia europea ed il Vaticano.

Reazione al progetto immigrazione dell'Unione EuropeaChe il progetto in merito (ammesso che ve ne sia uno) della UE sia un evidente fallimento, e’ evidente a tutti; rimando comunque al mio articolo Immigrazione – Conseguenze Strategiche ed Aspetti di Gestione, dove analizzo in maniera asettica il progetto immigrazione.

Che vi sia una fortissima reazione contro l’immigrazione, cosi’ come voluta dall’Unione Europea o da alcuni stati membri, e’ cosa evidente. E’ pure evidente che vari stati dell’Est Europa non ne vogliono sapere – si limitano nelle proteste solo perche’ ricevono fondi strutturali europei in quantita’ enorme. Recentemente, alcuni paesi sono andati ben oltre le proteste.

Quello che l’intellighenzia UE non riesce a capire e’ che il fatto che sia “immune” dal parere della popolazione e’ dovuto ad un inghippo: l’unione non risponde ai cittadini.

Il definire ogni posizione in disaccordo come populista o nazionalista radicale (o simili) significa isolarsi in una torre d’avorio: tutti i trattati di strategia sono chiari – chi si isola in una fortezza e’ perduto, e’ solo questione di tempo prima che la fortezza cada.

Brexit – Questo video, un capolavoro di marketing e chiaramente studiato (impostazione) per l’elettore inglese, ha contribuito in modo determinante al campo del leave

 

BREXIT

Posso dire di avere analizzato in maniera corretta come avrebbero probabilmente votato gli inglesi – o meglio chi avrebbe vinto la guerra del marketing.

Fatto sta, che e’ vero che:

  • Le politiche UE hanno fatto perdere il lavoro a parecchi pescatori inglesi, togliendo loro diritti ancestrali
  • L’agricoltura e’ stata trasformata, da attivita’ imprenditoriale, in settore che sopravvive solo grazie agli incentivi dell’Unione Europea
  •  Ecc.

Brexit, la UE ed il 'progetto paura'In poche parole, i problemi esistono e sono tanti.

La risposta dell’intellighenzia europea a delle preoccupazioni reali non e’ stata un tentativo di migliorare, bensi’ quello che viene chiamato il progetto paura: se gli inglesi fossero usciti dalla UE, su di loro si sarebbero abbattute le sette piaghe d’Egitto e magari pure il diluvio universale; sto scherzando ovviamente, pero’ quello e’ il senso della campagna contro la Brexit.

Personalmente, non ho mai creduto che sarebbe capitato chissa’ che cosa al Regno Unito in caso di Brexit. Ed infatti, i primi dati hanno rilevato effetti semmai positivi.

Altro discorso e’ cosa capitera’ ad un’Unione Europea che ha ormai raggiunto livelli di burocratizzazione, pianificazione ed inflessibilita’ che ricordano l’Unione Sovietica: a meno che non cominci a ragionare seriamente con il Regno Unito, probabilmente collassera’. Invece, anche i recenti avvenimenti rivelano una UE piu’ interessata a “punire” Regno Unito che a trovare una buona soluzione.

Crisi greca ed UEQuesto e’ probabilmente il motivo per cui la Grecia e’ stata (e viene) tenuta a tutti i costi in UE, secondo me contro gli interessi di tutti: l’intellighenzia non vuole che qualche stato esca dall’unione; e cosi’, ogni tanto vengono chiesti nuovi sacrifici alla Grecia – o meglio al popolo greco.

Voglio essere chiaro: se l’intellighenzia europea non si da una mossa, la UE crollera’ od addirittura “brucera’” – indipendentemente dalla Brexit.

Qualcuno potrebbe dire che sto esagerando con il termine “bruciare”: per non dilungarmi, rimando all’articolo La Caduta degli Dei – Parte 3: l’Inizio della Fine per la UE?

 

Brexit ed il futuro dell'EuropaIL FUTURO DELL’EUROPA

Per quanto visto, non credo che l’Unione Europea sia il futuro dell’Europa: mi sembra piu’ il passato, un impero romano in piena decadenza, un’Unione Sovietica prossima al collasso sociale ed economico, un mondo di cristallo creato da un’intellighenzia che l’autobus nemmeno piu’ sa cosa sia.

Sono troppo duro?

La geopolitica implica onesta’ intellettuale prima di tutto.

Dal punto di vista commerciale e delle aziende, la UE ha chiaramente sacrificato tutto sull’altare della politica; non a caso in uno dei miei primi articoli, ovvero La Strategia Politico-Economica Russa della UE, ho scritto ‘… L’economia come continuazione della politica con altri mezzi …’

L'Europa desidera un ambiente sicuroMa agli europei, che si sentono genuinamente europei e democratici, importa un ambiente sicuro, economicamente prospero, dove la famiglia possa crescere in pace. In questo momento, la UE (dove i cittadini contano come il due di coppe a briscola) sta causando tensioni fortissime con la Russia, non sta facendo praticamente niente contro la minaccia dell’Isis e del terrorismo, ammette milioni di profughi (che poi spesso non lo sono) con costi enormi, ricorre a quello che i fautori della Brexit giustamente definiscono come il progetto paura per giustificare la sua stessa esistenza. Nonostante le recenti vittorie populiste nel cuore stesso del continente, persiste in una politica dell’immigrazione che non ha mai coinvolto la popolazione – che non e’ nemmeno mai stata discussa.

Quando e’ nata la CEE (Comunita’ Economica Europea) il clima popolare era ben diverso, ma allora si parlava di speranza, non di paura.

In poche parole, penso che la UE non durera’ a lungo, indipendentemente da come possano andare le cose a seguito della Brexit; potrei sbagliare, ovviamente, ma se fossi un’impresa comincerei a pensare con la mia testa: chi non si lascia cogliere impreparato ha il mondo davanti a se’.

I cittadini europei devono scegliere il loro futuro in EuropaPer quanto riguarda l’Europa, ed a meno di sconvolgimenti geopolitici (tipo scontri con la Russia) sono ottimista: gli europei si sentono veramente tali e sono genuinamente democratici.

La grande incognita e’ l’immigrazione: se sfruttata dal terrorismo, potrebbe causare tempi molto tristi per l’europa.

Ancora una volta, direi che la scelta dovrebbe essere lasciata ai cittadini europei: sono ben piu’ che maturi per scegliere il loro futuro.

 

E LE AZIENDE DELL’EXPORT?

Come ben sapete, ritengo che la Brexit possa essere un’occasione per le imprese che fanno export ed internazionalizzazione.

Noto tuttavia che, soprattutto in Italia – “complici” i media – c’e’ la paura di chissa’ che cosa, inclusa l’espulsione di chissa’ quanti italiani. Vorrei tranquillizzare le imprese e tanti export manager che vedo allarmati oltremisura sui socials: si tratta di un paese civile, chi ci vive e lavora onestamente non ha ragioni di temere chissa’ che cosa – esattamente come succede praticamente ovunque nel mondo.

Export manager del made in Italy
Export manager del made in Italy

La Brexit non cambia in alcun modo il gusto degli inglesi, ne’ sminuisce l’autentico made in Italy; il lavoro dell’export manager non cambia di una iota. Personalmente, sono sempre stato convinto che l’export manager fuoriclasse debba accogliere con gioia le novita’, perche’ le novita’ portano cambiamenti e nuove possibilita’.

Un esempio?

Prendete la tipica PMI, molto agile e che vorrebbe entrare in un mercato gia’ saturato da tante altre aziende – tutte con prodotti rigidamente (a parole) made in Italy. Se tale PMI, o meglio il suo export manager, sa approfittare del momento – in questo caso, il terrore della Brexit di tante imprese – puo’ riuscire ad entrare alla grande nel mercato target.

 

 

2 pensieri riguardo “Brexit, la UE ed il Futuro dell’Europa

    AndyT ha detto:
    giugno 6, 2016 alle 12:02

    Quante cose si potrebbero dire in proposito!

    In generale, non posso che concordare: la Democrazia è vera se sono i cittadini a potersi esprimere liberamente, senza alcuna minaccia – non si può condannare mezzo mondo come illiberale se non si cerca di seguire i principi di Libertà e di Rappresentanza a cominciare da casa propria.

    L’UE, purtroppo, è e rimane un “corpo estraneo” per la maggior parte delle persone: Bruxelles appare lontana e inaccessibile, apparentemente più attenta a discettare di curvature di ortaggi che di problemi più pressanti.

    Si tratta di un progetto visto da molti come “artificiale”, l’imposizione dall’alto di un unico modello (tedesco?) a Paesi molto diversi fra loro.

    Trovo molto interessante l’accenno ad una “Confederazione Europea”: un patto meno stringente fra i vari Paesi, accordatisi su alcuni principi comuni (come lo Stato di Diritto, la collaborazione in campi quali la Ricerca, l’Intelligence, ecc.) ma lasciati liberi di perseguire politiche economiche e commerciali più adatte ai propri caratteri specifici, sarebbe forse più utile e accettato.

    Per come la vedo, per ora l’UE si regge sulla paura suscitata dagli eccessi di molti partiti ed esponenti politici anti-europeisti – le cui posizioni su molti temi spaventano gli elettori.

    Anche la mia fiducia riposa sui valori democratici vissuti e condivisi dalla maggior parte dei nostri concittadini; staremo a vedere.

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      Dave ha risposto:
      ottobre 26, 2016 alle 19:31

      Grazie per avere condiviso i tuoi pensieri, Andy, nonche’ per l’apprezzamento che dimostri per il mio articolo.
      Purtroppo, la UE ha abbandonato – anzi non ha mai imboccato – la strada della democrazia come intesa nei singoli stati: cio’ sta gia’ portando a conseguenze nefaste per l’Europa e l’a UE stessa.
      Se ti va di condividere l’articolo, i pensieri esposti potranno raggiungere piu’ persone – chissa’, si tratta di una goccia, ma tante gocce fanno il mare.

      Mi piace

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