I Padroni del Vapore – Socials e Media

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Socials, media, geopolitic a e Linkedin

 

Brexit e dopo-Brexit, disordini ed esecuzioni di massa di poliziotti in USA per motivi razziali, la mia personale esperienza con LinkedIn: tre esempi di come media e social media stiano influendo in maniera determinante sull’opinione pubblica – e quindi sul futuro geopolitico.

 

Socials, networks e geopolitica
Socials networks e geopolitica

Da tanto volevo scrivere un articolo sui padroni del vapore, ovvero su una realta’ che tanti fanno finta di non vedere: social media e media “stabiliscono” ormai quale informazione riceviamo e come la riceviamo. La scelta e’ loro: nel secondo caso i padroni delle piattaforme si riservano ogni diritto di stabilire (a loro insindacabile giudizio) cosa e’ accettabile e cosa no, nel primo …. lo hanno sempre fatto.

La novita’ sta nel fatto che media e socials operano ormai in simbiosi, con i secondi che talvolta decidono (selettivamente) quale informazione dei primi privilegiare.

La novita’ sta anche nel fatto che, se fino a pochi anni fa internet dava la possibilita’ di fare sentire la voce di chi non ce l’aveva, ora anche sul web (con i social networks, le ricerche, ecc.) vi sono informazioni che trovano un’autostrada aperta ed altre che non sono considerate “auspicabili”.

Ma tutto cio’ … cosa implica?

 

1 – DOMANDE E RISPOSTE

Alla fin fine, nella vita tutto si riduce a delle domande e, soprattutto, alle risposte che si danno a tali domande:

  • Prima domanda: voglio davvero scrivere di alcuni fatti, visto che su LinkedIn ho pure avuto un profilo Premium?
  • Consulente di internazionalizzazione per le impreseSeconda domanda: voglio davvero, come professionista ed analista (senza alcuna appartenenza ad istituti od altro) geopolitico, scrivere quello che e’ evidente ma che nessuno sembra voler dire?
  • Terza domanda: un consulente quale io sono, ha un’etica – verso i clienti e possibili tali?
  • Prima risposta: come ho scritto in Strategie per gli Strumenti di Internazionalizzazione, LinkedIn e’ uno strumento – lo schiavo, non il padrone; inoltre, io sono sui social networks per i miei articoli e per fare business, non per raccontare favolette ai possibili clienti
  • Seconda risposta: anni fa, un solido ed affermato professionista (un pilota collaudatore) mi ha detto che la prima caratteristica di un vero professionista (non importa se pilota o consulente di impresa) e’ l’onesta’ intellettuale; forse l’onesta’ intellettuale non sara’ popolare in molti ambienti, ma e’ comunque difficile per un consulente lavorare per simili ambienti – mai avuta l’impressione, frequentando per la prima volta un ambiente, che non faccia per voi e viceversa?
  • Terza risposta: ritengo che senza etica un consulente sia destinato a finire nei guai; inoltre, nella vita non conta solo il denaro ma anche la soddisfazione e la stima – che per inciso portano ad onesto business.

Consulenze di internazionalizzazione o 'soluzioni'?Per operare con profitto – soprattutto se fanno export ed internazionalizzazione – le aziende hanno bisogno di analisi strategiche e geopolitiche affidabili, di consulenze originali: le famose soluzioni sono tali solo se frutto di analisi sensate e consulenze coraggiose, non della solita litania di banalita’ e luoghi comuni che tanto ha danneggiato la reputazione dell’intera categoria dei consulenti di impresa.

Personalmente, ritengo di dovere rispondere solo alle aziende, non ai mass media ed ai social networks – ai clienti, non a degli attrezzi che purtroppo hanno spesso assunto il ruolo di padroni nei confronti di molte PMI.

 

Brexit ed il futuro delle PMI nell'UE2 – BREXIT

Cominciamo dalla Brexit, ed in particolare da un articolo del Guardian: Brexit causes resurgence in pro-EU leanings across continentLa Brexit causa un revival di simpatie pro-EU in tutto il continente.

L’articolo del Guardian e’ solo un esempio delle conseguenze del battage pubblicitario post-Brexit: i media (e conseguentemente i social media) hanno pubblicato una serie infinita di articoli/posts che descrivono un’infinita serie di disastri, presumibilmente causati dalla Brexit.

Personalmente, e come gia’ sapete, ritengo che molti degli effetti negativi della Brexit siano stati dovuti principalmente alla reazione poco professionale (ed apparentemente incomprensibile, visti i danni economici e geopolitici che sta causando) della UE.

Ho aggiunto apparentemente perche’, se si prova ad ipotizzare che si tratti di un’operazione di “propaganda”, i conti cominciano a tornare: la bestia nera dell’intellighenzia europea e’ evidentemente rappresentata – per usare i termini dell’intellighenzia stessa – dal populismo, dall’estrema destra e dai nazionalismi radicali. Del resto, agli inglesi che hanno votato per il leave vengono spesso attribuite tutta una serie di caratteristiche che vanno dal ‘bigotti’ al ‘razzisti’ e peggio – si’, esempi di cio’ si trovano in abbondanza anche sul social network professionale per definizione, ovvero LinkedIn.

I mass media, i socials e la BrexitFatto sta, che il risultato di quella che ritengo di potere definire “propaganda” e’ stato un calo deciso delle simpatie popolari per i partiti euro-scettici, leggi populismo, estrema destra e nazionalismi radicali nel gergo dell’intellighenzia europea; perfino il (nuovamente) candidato presidente austriaco (l’Alta Corte austriaca aveva deciso per un nuovo ballottaggio), Norbert Hofer, dichiarava di non volere uscire dalla UE – molti hanno ascritto questo cambio di rotta ai sondaggi.

A chi potrebbe obiettare che si tratterebbe di un’operazione controproducente, visti i danni economici che sta provocando, posso solo rispondere che la UE vede l’economia come continuazione della politica con altri mezzi; avendo scritto profusamente di cio’ in vari articoli, non mi soffermo qui su questo aspetto.

Quello che mi interessa sottolineare e’:

  • Perfino responsabili di grosse aziende sono stati influenzati da una continua “propaganda”, tanto da generare incertezza
  • Social networks, media e BrexitTale propaganda e’ pervasiva e non presenta alcuna differenza tra i contenuti presenti sui socials e quelli presenti sui media (TV incluse, ovviamente)
  • Perfino influenti giornali hanno continuato ad usare la famigerata raccolta di firme (su sito governativo inglese) per un secondo referendum per dimostrare che gli inglesi erano pentiti; cio’, anche dopo che la realta’ di una frode su larga scala (firme di persone inesistenti) era stata divulgata da tante agenzie
  • L’uomo della strada e’ ormai sinceramente convinto che la Brexit abbia portato a conseguenze tremende – del resto, la persona comune usa la TV, i giornali, i social network e le ordinarie ricerche Google (che ovviamente privilegia le “fonti credibili”) per informarsi
  • Al di la’ di quanto gia’ scritto (caso Facebook), i post degli utenti dei social network sono in totale balia dei socials stessi, che decidono cosa deve avere (o non avere) diffusione – cosa e’ accettabile e cosa non lo e’.

Per quel che riguarda l’atteggiamento di LinkedIn, rimando al mio recente articolo I Media, i Socials e la Brexit, ed in particolare il capitolo LinkedIn e la BrexitDel resto, trattero’ a fondo del caso LinkedIn in questo articolo.

Una domanda semplice semplice: cosa impedirebbe a media e socials di agire in maniera coordinata – alla faccia della famosa indipendenza – per spingere l’opinione pubblica in una precisa direzione?

Commento audio: i socials, i video ed i fatti di Dallas - USA
Commento: i social networks sono talvolta diventati strumenti di influenza, anche politica – vedi Dallas

 

3 – IL CAOS NEGLI USA

Veniamo agli USA, dove una serie di video diventati virali (in un caso, Obama ha fatto “battage pubblicitario” per uno di questi video un anno dopo che era stato prodotto) ha portato all’affermazione del movimento Black lives matter e, in fin dei conti e sicuramente senza che questo fosse l’intendimento di chi li ha girati, a violenze ed omicidi (anche di massa) di poliziotti bianchi.

Non ho parlato a caso di Obama: le opinioni, spesso espresse pubblicamente, di quello che era di gran lunga l’uomo piu’ potente del paese non potevano non influenzare l’atteggiamento di media e social media; semplicemente, quello che diceva l’allora presidente degli Stati Uniti d’America era perlomeno trendy per definizione.

Socials media, media ed il caos in USAIl fatto che varie dichiarazioni di Obama in materia siano state incaute e sicuramente dimostrazione di scarsa conoscenza degli americani (vedi Rischi di Stabilita’ Geopolitica in USA?), non cambia un fatto molto semplice: il famigerato politically correctovvero la “dittatura” di chi ha strumenti e/o voce – ha raggiunto il massimo, di fatto “dettando legge” su cio’ che e’ accettabile e cio’ che non lo e’.

Comunque sia:

  • Tali video hanno avuto una diffusione virale, nonostante perlomeno l’ultimo e piu’ famoso contenesse immagini in apparente evidente contrasto con le regole dei vari socials
  • Tali video sono stati ripresi dalle TV e dai siti dei media, amplificando la loro diffusione
  • Media e simili che hanno contribuito alla diffusione dei video hanno subito adottato una chiara posizione di condanna della polizia – forse perche’ si trattava della conferma della “narrativa” ufficiale del politically correct?
  • Apparentemente, nessun mass media o social network si e’ posto il problema di cosa avrebbero potuto provocare simili video
  • Conseguenze in America dei video su mass media e socialsAnche dopo l’uccisione di 5 poliziotti bianchi – durante una manifestazione di Black lives matter – da parte di un cecchino di colore, molta attenzione e’ stata concentrata sulla critica dell’uso di un robot per eliminare il terrorista (assassinii di massa a scopo politico) e sul comportamento della polizia; in alcuni casi, sembra quasi che si sia cercato di “giustificare” quanto accaduto con la presunta brutalita’ della polizia
  • Avendo seguito gli eventi , mi sembra evidente che molte uccisioni da parte della polizia siano state “stravolte” dalla “propaganda” – tutto quello che contava per i media era che fosse stato sparato ad un african american, indipendentemente dalle circostanze
  • Quanti video di denuncia civile hanno visto una diffusione limitata? Invece in altri casi non e’ stato cosi’; nel caso del famoso video di questi giorni, e’ intervenuto perfino il gran capo di Facebook.

Dallas, proteste di Black lives matter e le possibili conseguenze della situazioneIl risultato e’ stato un continuo “montare” della rabbia di molti African American, rabbia che non si e’ sopita nemmeno dopo i fatti di Dallas: i tentativi di omicidio di poliziotti bianchi e le proteste di Black lives matter – queste ultime inspiegabilmente – sono andati avanti.

Non credo che qualcuno volesse arrivare agli inizi di una guerra razziale, ma mi sembra evidente che senza la “propaganda” – aperta od attraverso algoritmi e/o decisioni umane, ammesso che vi sia una differenza, visto che gli algoritmi vengono decisi da umani – dei mass media e dei socials non si sarebbe arrivati a tanto.

 

4 – LINKEDIN – UN CASE STUDY

Tempo fa ho deciso di non considerare piu’ LinkedIn il principale strumento informatico; poi ho deciso di non postare piu’ i miei articoli su Pulse; infine ho deciso di annullare l’abbonamento Premium – che avevo gia’ downgraded.

Perche’?

Linkedin e' equo?Alcuni mesi fa sono stato attaccato in maniera pesantissima, professionalmente e non solo, da un paio di personaggi su LinkedIn – dal profilo, uno dei due risultava un ex membro di una famosa organizzazione governativa.

Cosa avevo fatto? Semplicemente espresso delle considerazioni tecniche sull’abbattimento del SU-24 russo da parte della Turchia.

Alla mia segnalazione a LinkedIn e’ corrisposta una richiesta di dettagli non necessari – a mio avviso, un chiaro segno del non volere fare nulla. Apparentemente, nessuna misura e’ stata presa contro tali personaggi, chiaramente presenti su LinkedIn per fare “propaganda” politica.

In breve, uno di questi continuava (e presumo continui) a pubblicare post su una presunta opera di propaganda russa che avrebbe spinto gli europei a pensarla come … la pensavano. Cosa estremamente interessante, scriveva che stava per partire un’opera di contro-propaganda (a livello governativo). Secondo me, tale opera (talvolta definita come retorica dai russi) e’ effettivamente in atto da vari mesi – sui media, sui socials, ecc.

Linkedin - social network o strumento di influenza?

Poco tempo fa, sono arrivato alla conclusione che, lungi dall’essere solamente un social network professionale, LinkedIn e’ diventato uno strumento di influenza; ma per cio’ riporto quanto gia’ scritto nel gia’ citato I Media, i Socials e la Brexit:

[…]

Non era possibile scegliere keywords diverse da quelle gia’ previste da Linkedin – al di la’ della limitazione assurda, questo mi ha sempre portato a pormi una semplice domanda: chi decideva quali keywords potevano essere utilizzate?

  • Ogni tanto, c’e’ un’ulteriore riduzione del numero di persone che vedono gli articoli.
  • Dopo un mese in cui non avevo postato nulla (per i motivi gia’ visti), ho postato un altro articolo – nel corso di vari giorni e’ stato visto da 15 persone, una cosa sinceramente “assurda”. L’articolo, che parla anche di aspetti allarmanti, e’ questo: Social Media e Facebook – Aspetti Geopolitici.
  • Poco prima del referendum sulla Brexit sono andato su Pulse … e mi sono ritrovato come prima proposta una editor’s choice – in poche parole, un dipendente di Linkedin ha deciso che tale articolo (sulla Brexit) era migliore degli altri.
  • Brexit, UE e lLnkedinL’articolo di cui sopra era di una qualita’ (dello stesso parere erano molti dei commentatori) che oserei definire abysmal; inoltre, si trattava di un articolo scritto da un non inglese ed apertamente a favore del campo del remain – qualcosa del tipo che in caso di Brexit l’innovazione potrebbe risentirne.

In poche parole, mi sembra evidente che quello che dovrebbe essere un social professionale abbia preso una posizione precisa – appare come decisamente contrario alla Brexit.

Quello che fa pensare e’ che non credo che questa presa di posizione sia un caso: l’influenza dei social networks e’ ormai perlomeno pari se non superiore a quella dei media.

Altra notizia che riguarda Linkedin: il co-fondatore e presidente esecutivo era tra gli invitati al Bilderberg di Dresda, che si svolge in questi giorni.

Linkedin - social professionale o strumento di influenza?Al di la’ di ogni considerazione sul Bilderberg – il Guardian, quasi unico tra i media principali, ha pubblicato un lungo articolo di analisi cui rimando, Bilderberg in Dresden: an innocent conference or conflict of interests?e’ evidente l’importanza che viene ascritta ai social media, ed a Linkedin in particolare.

Fatto sta, che perfino il social network professionale per eccellenza e’ evidentemente diventato ben piu’ di un social: come tutti gli altri socials, e’ anche un veicolo tramite cui e’ possibile influenzare – esattamente come i mass media.

[…]

Il social network Linkedin e' ancora professionale?Ho poi notato (in ritardo, visto che ero stato ammalato nel periodo in questione) una e-mail mandata da LinkedIn; in poche parole, mi veniva comunicato – stranamente, in Italiano – che: a seguito di (non specificato) reclamo (non si sa di chi), contenuto associato al mio profilo era stato rimosso.

Seguiva un link ad una generica pagina sulle generiche ‘… attività consentite e non consentite …’, pagina la cui consultazione non serve assolutamente a niente.

Ho replicato, per capire cosa e perche’; risposta: ‘… not received by our support team …’

Ho lasciato un commento dopo avere compilato il solito format sulla percentuale di soddisfazione della pagina di help: LinkedIn specifica che, per default, non viene data risposta.

In poche parole, del materiale relativo al mio profilo e’ stato rimosso ma:

  • Linkedin - domandeNon ho diritto di sapere ne’ cosa ne’ perche’ – diritto base in ogni democrazia
  • Non ho diritto di sapere chi ha fatto la segnalazione – vedi sopra
  • Non ho diritto ad una spiegazione
  • Anche usando un escamotage, posso solo fare arrivare un messaggio di insoddisfazione.

Neanche nella peggior dittatura del mondo accadono di queste cose.

Sono stato “condannato” e la sentenza e’ stata eseguita, dopo di che sono stato informato che avevo fatto qualcosa (COSA?) che non era accettabile secondo LinkedIn – o meglio, secondo qualcuno che reclama ma resta nell’ombra.

Cose del genere non le fa nemmeno Facebook – il social spesso disprezzato su LinkedIn.

Oltretutto, sono sempre stato corretto su internet come nella mia vita professionale, per cui non riesco proprio a capire.

Eppure, LinkedIn e’ lo stesso social network cui affidiamo molta informazione su di noi, cui troppo spesso ci adeguiamo per fare business.

Quanto scritto dovrebbe gettare una nuova luce sulla realta’: i socials non sono i nostri servitori, sono diventati i nostri padroni – anche quando sborsiamo soldi.

 

Le imprese - mass media e social media5 – E LE IMPRESE?

Le imprese sborsano spesso soldi, che sia per la pubblicita’ o per un abbonamento Premium.

I risultati sono spesso deludenti o non provabili/ascrivibili ai socials.

La verita’ e’ che, per operare con un minimo di successo, l’azienda (ma anche il gruppo di azione civile, tanto per dirne una) deve “inventarne una ogni giorno: non parlo tanto del cercare di scoprire tutte le nuove modifiche all’algoritmo del social, quanto di quella che e’ a tutti gli effetti un’infinita serie di escamotages per fare arrivare il messaggio ad un numero decente di persone.

L’impresa, soprattuto se PMI, apprezza molto i miei articoli di analisi? A meno che non li cerchi espressamente sul mio blog, potrebbe non leggerli mai.

Nel gia’ citato Rischi di Stabilita’ Geopolitica in USA?, ho scritto:

Stabilita' geopolitica in USA‘… Gli USA sono attualmente tra le aree piu’ stabili del pianeta, ma lo saranno ancora tra 5, 10 o 20 anni? O magari anche solo due?

Non si tratta di lassi di tempo cosi’ grandi, sicuramente non per l’impresa che voglia fare internazionalizzazione negli States – ovvero investire risorse preziose …’

‘… Contemporaneamente, anche grazie a delle politiche che oserei definire incaute, si e’ assistito al rinascere di tensioni razziali un tempo sopite …’

Spero che la mia analisi sia risultata utile a qualche impresa – soprattutto perche’ nessuno scriveva le stesse cose. Ebbene, un social network ha “deciso” che le imprese non devono piu’ vedere come prima l’informazione che le mie analisi forniscono a tante PMI.

Prima, i miei articoli su LinkedIn erano estremamente apprezzati, ora gli utenti generalmente nemmeno sanno che esistono.

Influencer su Linkedin
Influencer su LinkedIn? No grazie.

D’altra parte, un social come LinkedIn puo’ decidere che un pezzo di qualcuno deve diventare un editor’s pick; magari la qualita’ e’ abysmal, ma tant’e’.

Chiariamo bene un punto: non ho mai aspirato a diventare un influencer, non mi sono mai curato di quali possano essere i criteri utilizzati da LinkedIn per stabilire che qualcuno e’ un influencer – o per rendere tale qualcuno.

Quello che mi da’ soddisfazione e’ scrivere i miei articoli …… e condividerli – per inciso, i miei articoli mi hanno portato piu’ di un cliente, quindi confermo la risposta alla terza domanda che avevo posto: il consulente che agisce eticamente, e fa quello che fa anche per soddisfazione e stima …… fa anche business.

Consiglio alle aziende di pensare al business, di cercare informazione indipendente, di non valutare la bonta’ dell’informazione in base alle “medaglie” (vedi influencers, editor’s picks e cosi’ via) ma in base al contenuto reale.

Ma soprattutto, consiglio di non correre dietro a media e socials: cari imprenditori, usate quello che vi serve, nella combinazione che vi serve, finche’ e come vi serve.

 

Geopolitica - media e socials6 – I PADRONI DEL VAPORE E LA GEOPOLITICA

Mi sembra evidente: lungi dall’essere semplici strumenti di socializzazione o di business, i social networks sono talvolta diventati strumenti di influenza, anche (e soprattutto) politica – a tutti i livelli. Il caso LinkedIn non e’ certamente l’unico.

D’altra parte, socials e mass media sono ormai una cosa unica: gli uni fanno da “grancassa” agli altri, e viceversa.

Lungi dall’essere strumenti di svago, sono diventati onnipresenti in ogni momento della nostra vita: tra TV, giornali, PC, smarphones, ecc., e’ impossibile non essere “bombardati” ogni giorno da informazione – ma tale informazione e’ filtrata.

E’ quindi evidente l’importanza geopolitica di mass media e social networks; d’altronde, non solo hanno cambiato le propensioni verso la UE dell’elettorato europeo, sono riusciti a generare il mito del nemico russo in pochi mesi – in quest’ultimo caso il successo e’ stato parziale a causa del pericolo Isis e terrorismo, ma un cambiamento della percezione c’e’ indubbiamente stato.

L’influenza del socials sulle varie rivoluzioni Orange e sulla primavera araba e’ ben nota: quello che mi chiedo e’ quanto gli algoritmi che regolano tali social networks abbiano influito.

Rischi geopolitici per le imprese in USA
Rischi geopolitici per le imprese in USA

Il problema sta nel fatto che vi sono stati anche effetti collaterali: cio’ che sta accadendo negli USA (i prodromi di una guerra razziale) e’ un tipico esempio.

Il problema resta sempre lo stesso: qualsiasi tool, come qualsiasi arma, serve a ben poco e puo’ essere contro-producente quando non vi e’ una solida strategia che ne regola l’impiego; troppi si concentrano sui tools e dimenticano la strategia.

La democrazia moderna ha un grave difetto: l’informazione, o meglio l’informazione che arriva agli elettori, e’ la vera regina.

Non a caso, molti hanno ascritto la sconfitta del remain nel referendum sulla Brexit all’informazione non adeguata del remain ed alle ‘bugie’ del leave; visto che il remain ha avuto l’appoggio mediatico delle élites occidentali, darei una diversa interpretazione a tali dichiarazioni: la “propaganda” del remain non e’ stata sufficiente a superare la “resistenza” popolare.

Influenza di social e mediaIn compenso, la “propaganda” post-Brexit e’ riuscita ad influire in maniera decisiva sulle preferenze degli europei.

I nuovi padroni del vapore: mass media e social networks – questi ultimi hanno raggiunto una tale prominenza che non sono piu’ tools ma veri e propri ecosistemi che influenzano persone, imprese, la stessa situazione geopolitica.

Purtroppo, non sempre i padroni agiscono in modo accorto: sinceramente, mi sembra che stiano maneggiando un’ “arma” senza conoscerne i pericoli di un cattivo uso.

Per quel che mi riguarda, continuero’ a consigliare le aziende, ed in particolare le PMI, secondo i loro interessi: interessi che implicano l’uso di media e socials, non diventare loro schiavi e non capire perche’ i successi non arrivino mai.

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