Internazionalizzazione di Impresa – Una Nuova Era

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Internazionalizzazione di impresa e consulenze

Quasi nessuno se n’e’ accorto – men che meno le societa’ di consulenza – ma si e’ aperta una nuova era dell’internazionalizzazione di impresa: l’export delle aziende sta diventando sempre piu’ “privato”.

 

Internazionalizzazione e temporary export manager
Internazionalizzazione –
il temporary export manager del 2017

Privato nel senso che le vie dell’export seguono rotte sempre meno “statali”, per potere fare export senza essere limitate da montagne di burocrazia – e senza tutti i limiti posti dalle organizzazioni statali o para-statali – o da decisioni politiche

Le imprese che hanno compreso cosa sta accadendo sono destinate a prosperare, le altre sono destinate a dibattersi in acque sempre piu’ ristrette ed affollate.

Il valore per l’impresa del consulente o della societa’ di consulenza si misura sulla capacita’ di operare con successo senza l’ombrello statale – non sul costo.

L’affaire Russia, ovvero le sanzioni UE (e contro-sanzioni, nonche’ gli effetti collaterali) contro un paese con cui le aziende intrattenevano rapporti commerciali estremamente proficui, hanno aperto gli occhi agli imprenditori piu’ attenti: posto che la UE sembrerebbe privilegiare sempre e comunque la politica rispetto all’economia – vedi anche la gestione della Brexit, oppure l’affaire Regeni – nonche’ che la politica UE sembrava andare “a rimorchio” di quella delle amministrazioni USA fino all’elezione di Donald J. Trump, risulta ormai evidente che un’impresa puo’ essere danneggiata da decisioni “statali”.

Rischi di internazionalizzazioneTali decisioni possono cambiare totalmente la situazione e distruggere l’export di un’azienda – e forse l’azienda stessa – in pochissimo tempo, per cui i vantaggi “statali” sono ben piu’ che compensati dagli svantaggi.

Il lato triste: mentre accade cio’, tantissime societa’ di consulenza sono occupate a correre dietro ai famosi – oserei dire famigerati – voucher per l’internazionalizzazione del Mise.

 

INTERNAZIONALIZZARE IN RUSSIA E LO “STATALISMO”

Quanto accaduto con le sanzioni e contro-sanzioni e’ ben noto, anche se molto meno noti sono gli effetti collaterali: la Russia che cerca di produrre internamente quanto possibile, la perdita di fiducia (anche dei consumatori) nell’Occidente, la conquista di vari mercati russi da parte di Cina, Vietnam, India, ecc.

Per approfondire le conseguenze delle sanzioni, consiglio la lettura di Il Crollo dell’Export Italiano verso la Russia, Meccanica per Prima – Perche’?.

Caccia Typhoon, come quelli italiani ai confini russi
Caccia Typhoon, come quelli italiani utilizzati ai confini russi

Pochissimi sanno che l’Italia aveva inviato caccia Typhoon a pattugliare i cieli dei paesi baltici – una chiara mossa contro la Russia; pochi sanno che l’Italia contribuira’ a costituire i famosi 4 battaglioni che saranno inviati in Polonia e nei paesi baltici – una mossa contro l’aggressione russa. Che poi tale aggressione non sia mai avvenuta, non cambia le cose e semmai le aggrava: i russi sono ormai convinti che la NATO / UE si appresti a mosse offensive contro la Russia.

Non si tratta certamente di azioni amichevoli da parte dell’Italia verso la Russia. In queste condizioni, molte imprese hanno abbandonato i progetti di internazionalizzazione: lo hanno fatto perche’ vi sono comunque altri mercati – e questo va bene – oppure perche’ non se la sentono di internazionalizzare in Russia – e questo va male.

Perche’ va male?

Perche’ un’impresa che non riesce ad internazionalizzare e/o esportare senza l’appoggio massiccio di uno stato, ed in particolare di uno stato UE (dove la politica prevale sempre sull’economia), forse non dovrebbe proprio fare Rischi di internazionalizzazioneinternazionalizzazione: quello “statale” dovrebbe essere un aiuto, non il motivo dell’internazionalizzazione. Se poi consideriamo quanto accaduto con la Russia, e’ fin troppo evidente cosa puo’ accadere: fine delle sovvenzioni, fine dell’appoggio statale in loco, ecc.

Insomma, l’azienda che si affida solo al “sistema” statale non sta facendo impresa bensi’ lanciando i dadi.

 

LA “FOLLIA” EGIZIANA

Quanto accaduto con l’affaire Regeni e’ ben noto; meno note sono le conseguenze.

Ricordo solo che l’Italia e’ giunta a bloccare l’export verso l’Egitto di parti di ricambio per i caccia-bombardieri F-16: dato che gli F-16 costituiscono la spina dorsale dell’aviazione egiziana, una simile azione era – agli effetti pratici – ben peggiore del richiamo di un ambasciatore.

Che l’Occidente non fosse entusiasta del governo egiziano e’ ben noto, ma l’affaire Regeni e’ stato “gonfiato” a livelli poco comprensibili, fino ad arrivare alla scesa in campo della UE.

Internazionalizzazione delle imprese italiane in EgittoIntendiamoci, comprendo l’aspetto umano ed il dolore della famiglia, ma e’ evidente che sono all’opera forze politiche.

Fino all’affaire Regeni, le prospettive per le imprese che volevano fare internazionalizzazione in Egitto erano eccellenti – vedi ad esempio le mie considerazioni in La Scoperta del Gas Egiziano – Le Conseguenze. Adesso, per chi si affida allo “statalismo” le porte sono chiuse: se l’impresa italiana che vuole fare export e business e’ probabilmente ancora ben accetta – le imprese che pensano al business e non hanno niente a che fare con la politica lo sono sempre – non scommetterei un centesimo sull’azienda che si presenta con il “marchio” statale.

 

LE SOCIETA’ DI CONSULENZA PER L’INTERNAZIONALIZZAZIONE

Qualcuno potrebbe dire: Anche tu sei un consulente.

Ebbene, io non ho mai creduto nel corporativismo, perche’ mi pare l’anticamera dello “statalismo” – quest’ultimo essendo l’antitesi del fare impresa.

Quindi ho eccellenti rapporti con altri consulenti, ma non devo nulla a tante societa’ che, sinceramente, hanno fatto solo “danni”.

Posto che il termine consulenza e’ uno dei piu’ abusati della storia, nonche’ che sembra quasi che tanti diventino consulenti di qualcosa a seconda di come tira il vento, Imprese e consulenzesapete cosa succede? Che cosiddetti consulenti “bussino” alle porte di praticamente ogni azienda e propongano i loro servizi; questo sarebbe ok, se non fosse che – dopo che sono passati loro – la diffidenza delle imprese verso qualsiasi societa’ di consulenza raggiunge livelli elevatissimi.

Torniamo ora all’articolo.

Trovo che i famosi voucher per l’internazionalizzazione del Mise siano una “assurdita’” – sui voucher e sui TEM modello burocrazia italiana ho scritto vari articoli, ad esempio Il Temporary Export Manager al Tempo dei Cartoni Animati.

Ma passiamo a quello che secondo me e’ il limite della piu’ parte delle societa’ di consulenza: posto che sfruttare tutte le possibilita’ di aiuto all’impresa e’ corretto, quello che e’ sbagliato e fondare tutta l’opera di internazionalizzazione di un’impresa sullo “statalismo.

Un’impresa deve fare impresa, appunto, non affidarsi (sto estendendo il discorso al di la’ dell’export) ad aleatori contributi della UE (vi siete mai chiesti qual’e’ la probabilita’ di ottenerli?), a voucher e quant’altro; ed e’ proprio qui che il consulente dovrebbe brillare – dovrebbe consigliare l’azienda su come fare internazionalizzazione al di la’ dei fattori “statalisti.

Consulente di internazionalizzazione
Il consulente di internazionalizzazione dovrebbe essere in grado di operare con successo sui mercati esteri – anche senza ombrelli statali o para-statali che potrebbero sparire per ragioni politiche

Internazionalizzazione significa ben piu’ di cercare qualche contatto, ottenere qualche voucher, partecipare a qualche missione all’estero sotto l’egida statale o para-statale.

In fondo, e’ qui che si misura il valore per l’impresa del consulente di internazionalizzazione: e’ in grado di operare con successo senza l’ombrello statale – che come abbiamo visto spesso non c’e’ o, peggio, viene a mancare?

Devo dire che, purtroppo, tante imprese ragionano non in base al valore ed alla professionalita’ della societa’ di consulenza – in poche parole gli unici parametri verificabili praticamente quando si valuta una consulenza – ma in base a promesse di obiettivi da raggiungere, programmi e, peggio di tutto, ai costi.

Specifico:

  • Obiettivi da raggiungere: e se poi non vengono raggiunti? Che fate, dopo avere investito tempo e risorse? Inoltre, nessun obiettivo e’ certo quando si fa impresa – se fosse cosi’, tutti i consulenti di internazionalizzazione lavorerebbero a percentuale. Infine, il raggiungimento degli obiettivi dipende anche dall’impresa, non solo dal consulente o dalla societa’ di consulenza
  • Programmi: va gia’ meglio, ma un programma non garantisce in alcun modo la professionalita’ – una cosa e’ preparare un programma, un’altra metterlo in pratica
  • Costi: se un’impresa rischia perdite gravi od addirittura la chiusura o peggio ancora (rapimenti, assassinio di dipendenti, ecc.) per i costi, forse e’ il caso che non ricorra ad una consulenza o che faccia una fiera di meno ma ingaggi un consulente di spessore – c’e’ poco da fare, la qualita’ si paga.

Video – Internazionalizzazione di Impresa – Una Nuova Era

 

FARE IMPRESA E LE NUOVE ROTTE DELL’EXPORT

Uso il termine rotta perche’ richiama i bei tempi dell’impresa nella sua accezione originaria – nonche’ imprenditori previdenti e coraggiosi che percorrevano i mari per fare export e profitto; inoltre, via ha anche altre accezioni – con rotta non si puo’ sbagliare.

Le imprese sono ormai assuefatte a quello che chiamo il sistema UE: ci deve essere stabilita’, altrimenti tutto – business per primo – ne risente.

Al di la’ che la ricerca “disperata” di una stabilita’ apparente puo’ provocare solo dolore, prima di continuare a leggere questo articolo consiglio di leggere Imprese ed Instabilità – Fare Export Oggi.

Le imprese e le consulenze di export ed internazionalizzazioneIn questa occasione, mi vorrei concentrare sull’aspetto pratico delle rotte dell’export.

In poche parole, vi sono varie aziende che – giusto per fare un esempio – hanno deciso di non rinunciare alle enormi opportunita’ del mercato russo; intendiamoci, mercato russo significa anche una bella fetta di Asia non russa – fetta destinata a diventare sempre piu’ grande.

Rinunciare a tale mercato, anche in vista delle previsioni del DoD (Department of Defense) USA, ovvero la possibile perdita del predominio militare ed economico occidentale – World order in 2035: US could lose ability for global dominance, DoD paper sayse’ pura “follia”.

Vedete l’importanza della geopolitica?

Grazie alla geopolitica si possono fare anche previsioni su come sara’ il mondo – proprio grazie a tali previsioni tante imprese del passato sono passate da PMI a multinazionali.

Le rotte dell'export e l'internazionalizzazioneEbbene, alcune aziende hanno deciso che vogliono sopravvivere facendo export; hanno deciso che tale export deve riguardare (anche) la Russia; hanno cominciato a muoversi indipendentemente senza aspettare i canali “statali” – canali che nel caso della Russia (ma anche dell’Egitto) sono sempre piu’ in secca.

Come dico sempre, l’imprenditore che vuole fare onesto business e’ tendenzialmente sempre ben visto – anche quando lo stato da cui proviene si sta comportando in maniera “bizzarra” per motivi politici.

Ecco quindi che l’impresa che vuole fare internazionalizzazione profittevole allaccia contatti diretti con imprese ed organizzazioni estere – cosa ben diversa dal correre dietro a voucher e quant’altro.

Ovviamente, cio’ implica analisi geopolitiche di spessore, una solida strategia aziendale (e di internazionalizzazione), un’adeguata analisi e gestione dei rischi, ecc.

Consulenze di internazionalizzazione per le impreseL’imprenditore del futuro si attiva per trovare nuove rotte, non aspetta che lo “stato” si accorga delle opportunita’ – o che realizzi che sta danneggiando le sue stesse imprese.

Ed il consulente di internazionalizzazione del futuro?

Aiuta l’imprenditore a trovare le nuove rotte e ad allestire un bastimento adeguato, per poi imbarcarsi e condurre la nave a destinazione – e, soprattutto, a venderne bene il carico ed a riportarla indietro piena di spezie.

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