Dove Internazionalizzare – Le Grandi Citta’ Costiere

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Internazionalizzazione ed export - porto di Rotterdam

Le grandi citta’ costiere diventeranno sempre piu’ importanti, sia dal punto di vita economico che da quello geopolitico: cio’ porta a considerazioni estremamente interessanti per l’export e l’internazionalizzazione delle imprese. L’importanza di porti e rotte marittime e’ destinata a crescere, e prevedere gia’ ora quali citta’ diventeranno obiettivi privilegiati di export e’ fondamentale per un’azienda. purtroppo, spesso le societa’ di consulenza non sanno andare oltre le analisi economiche e la Country Risk Map della SACE.

 

Internazionalizzazione e grandi citta' costiere - Singapore
Internazionalizzazione e grandi citta’ costiere – Singapore

Di solito, quando si parla di dove internazionalizzare si parla di paesi, regioni e/o mercati.

Posto che – come sapete bene – io analizzo sempre la situazione ad ampio spettro per arrivare a definire anche la specifica area/citta’ di interesse per la specifica impresa, oggi voglio andare oltre: oggi faccio una previsione su quale tipologia diventera’ sempre piu’ importante, e quindi interessante per l’export – tale tipologia e’ costituita dalle grandi citta’ costiere.

Si tratta di un qualcosa di diverso delle normali analisi: partendo – a questo siete ormai abituati – da considerazioni geopolitiche, traggo conclusioni valide per tutto il globo. Questo, ovviamente, non significa che tutte le grandi citta’ costiere siano promettenti o consigliabili; significa che, ferme restando tutte le altre considerazioni, tali citta’ diventeranno sempre piu’ importanti da tutti i punti di vista – diciamo che tenderanno a diventare il fulcro del mondo futuro.

Tutto cio’ ha delle implicazioni enormi, non solo per l’internazionalizzazione: pensate solo all’importanza sempre maggiore delle rotte marittime e della loro protezione – e del loro controllo.

Viste le mosse cinesi, o le tipologie di nuove unita’ navali previste per le marine russa e cinese, non credo proprio di essermi sbagliato; evidentemente, qualcun altro e’ giunto alle mie stesse conclusioni.

Per l’imprenditore che non si diletta di geopolitica ed internazionalizzazione, ho riassunto le mie conclusioni nel capitolo finale – puo’ quindi cominciare dalle conclusioni per poi leggere il resto dell’articolo.

 

Consulenza di export ed il porto di Amburgo
Export – Il porto di Amburgo e’ uno dei piu’ grandi d’Europa

GEOPOLITICA – LE GRANDI CITTA’ COSTIERE

Innanzitutto, specifico che includo nel novero delle grandi citta’ costiere anche quelle con un agevole accesso al mare – vedi ad esempio Amburgo; anche se d’ora in poi parlero’ solo di citta’ costiere, la categoria comprendera’ implicitamente le citta’ con agevole accesso al mare.

Ovviamente, l’incremento di popolazione delle citta’ costiere tendera’ a trasformarla tutte – o perlomeno molte – in grandi citta’, o meglio agglomerati.

Alle mie stesse conclusioni e’ giunto – a seguito di un’approfondita analisi di molteplici fattori, non solo militari – anche David Kilcullen, uno dei massimi esperti mondiali in conflitti non convenzionali. In poche parole, Kilcullen e’ convinto che i futuri conflitti non solo avranno come fulcro le grandi citta’ costiere, ma saranno di tipo non convenzionale e sempre piu’ svincolati dalle realta’ nazionali – leggi stati.

Inoltre, Kilcullen pensa che la popolazione tendera’ a concentrarsi attorno alle grandi citta’ costiere. Questo e’ estremamente importante per le imprese che fanno, od intendono fare, export od internazionalizzazione – soprattutto per quest’ultime, in quanto l’internazionalizzazione implica tempi piu’ lunghi e minore flessibilita’. Un appunto: anche se meno flessibile – in termini di riallineamento del target – del puro export, l’internazionalizzazione da’ risultati molto migliori, anche nella fase di penetrazione.

Video – A future of coastal, connected cities | David Kilcullen

La maggior parte dei prodotti e dei servizi – salvo ovvie eccezioni, come ad esempio il settore Oil&Gas e quello estrattivo – necessita di consumatori e/o di aziende. Anche le aziende muoveranno sempre piu’ in direzione delle citta’ costiere.

Guarda caso, le grandi citta’ costiere dispongono anche di grandi aeroporti – spesso di piu’ di uno.

Vi sono gia’ parecchi esempi di citta’ costiere estremamente importanti per il paese dove si trovano: Amburgo, Rotterdam, New York, San Francisco, Los Angeles, Shanghai, Mumbay (Bombay), San Paolo, Marsiglia, Algeri, Casablanca, Citta’ del Capo, Sidney, San Pietroburgo, Vladivostok, Tokyo, ecc. Londra e’ un esempio di citta’ con agevole accesso al mare che e’ gia’ il cuore pulsante di un paese; penso che nessuno dubiti del fatto che senza il Tamigi e l’accesso al mare, Londra non sarebbe mai diventata il fulcro della Gran Bretagna.

Geopolitica e grande citta' costiera di Shanghai
L’enorme importanza geopolitica della grande citta’ costiera di Shanghai

Cosa sarebbe la Cina senza Shanghai ed Hong Kong – quest’ultima utilizzata da decenni come punto di entrata per l’export in Cina?

La Russia e’, per ovvi motivi, una parziale eccezione. Parziale, perche’ il sistema di canali costruito in epoca sovietica rende il mare accessibile a vaste aree del paese. Sta di fatto che, come visto in Export del Grano Russo – Fattori Geopolitici e Marittimi, senza le citta’ costiere del sud della Russia ed i porti del nord il paese morirebbe economicamente in breve tempo; per quanto riguarda Archangelsk, prevedo interessanti sviluppi.

Per non dilungarmi, un’ultima nota: i risultati delle elezioni politiche in parecchi paesi sono sempre piu’ spesso decisi dagli abitanti delle grandi citta’ – per l’Europa vedi Regno Unito, Italia e Francia. Le grandi citta’ stanno quindi diventando sempre’ piu’ il fulcro politico dei vari paesi. Cio’ introduce anche un elemento di conflitto che appare sempre piu’ evidente: abitanti degli agglomerati contro quelli della provincia; ritengo che questo conflitto stia diventando sempre piu’ intenso, ma di cio’ parlero’ in un altra occasione.

 

Imprese dell'export, la logistica e l'importanza delle citta' portuali
Le imprese dell’export, la logistica e l’importanza delle citta’ portuali

LE IMPRESE, LA LOGISTICA ED I PORTI – LEGGI CITTA’ PORTUALI

Le imprese dell’export – ed anche molte societa’ di consulenza – tendono spesso a sottovalutare la logistica. Cio’ ha importanti ripercussioni anche sulla scelta dei mercati.

Perche’?

Ecco qua:

  • Pensare di cominciare un’opera di internazionalizzazione – od anche solo di strategia aziendale – senza considerare la logistica e’ pura follia
  • Logistica significa vie di comunicazione: strade, ferrovie, porti ed aeroporti. Se prendiamo ad esempio le imprese italiane, specie se PMI, questa e’ la situazione usuale: tutto viene purtroppo concepito in funzione del trasporto su strada (magari fino alla Siberia); le ferrovie vengono talvolta contemplate (cos’e’ piu’ conveniente per la Siberia, un camion o la ferrovia?); gli aeroporti non servono solo per i viaggi internazionali (spesso inutili e/o mal preparati); i porti vengono considerati per i carichi ingombranti e/o pesanti – e sempre quando si tratta di Americhe, Africa, ecc. In poche parole, la tipica azienda italiana prende il telefono e chiama un’azienda di trasporti – di solito poco prima di spedire il materiale. Ovviamente, trascurare le varie possibilita’ significa fare un’analisi dei mercati monca
Internazionalizzazione di impresa ed export delle aziende
Se non considerano la logistica, le imprese dell’internazionalizzazione possono fare gravi errori quando scelgono i mercati
  • Il mercato che potrebbe apparire piu’ promettente potrebbe non esserlo; in alternativa un mercato effettivamente promettente potrebbe comportare costi – soprattutto rispetto all’offerta sotto-stimata – proibitivi
  • I costi avrebbero potuto essere molto minori di quelli stimati (e sostenuti)
  • Chi considera la logistica fin dall’inizio, tende a definire paesi obiettivo differenti, mercati differenti, aree/citta’ differenti – rispetto a quelli scelti senza considerazioni logistiche, ovviamente
  • Chi ragiona in termini di strade per definizione, anche quando e’ costretto a ricorrere alle spedizioni via mare vede il porto come un obbligo, non come una grande citta’ con tante opportunita’

Per chi vuole esportare – ed ancora di piu’ per chi vuole internazionalizzare – i porti sono la prima cosa da prendere in considerazione. L’alternativa dovrebbe usualmente essere costituita dalle ferrovie ed eventualmente dal trasporto aereo per alcune tipologie.

Ma se il futuro sta nelle grandi citta’ costiere, perche’ non combinare necessita’ ed opportunita’? Perche’ – ad esempio – non mettere su un ufficio a Cape Town invece che a Johannesburg? Perche’ non scegliere Cape Town come mercato target invece di Johannesburg? Si risparmia sulla logistica e si prevedono gli sviluppi futuri – ovvero si fa export e business.

 

Geopolitica - I porti non sono piu' vulnerabili alle grandi navi da guerra come un tempo
Geopolitica – I porti non sono piu’ vulnerabili alle grandi navi da guerra come un tempo

LE CITTA’ COSTIERE – POCO PIU’ VULNERABILI DELLE ALTRE

Dell’importanza delle rotte marittime, nonche’ degli enormi investimenti di Cina e Russia – ma anche di India e di tanti paesi minori – ho gia’ scritto in parecchi articoli; vedi ad esempio Le Rotte Marittime dell’Export e del Petrolio e le Isole Spratly.

Un fattore che nella storia ha limitato lo sviluppo delle citta’ costiere e’ stata la vulnerabilita’. Esempi in questo senso vanno dalla distruzione della flotta del graniera russa nei porti del Mar Nero durante la guerra di Crimea, alla spedizione della flotta USA nella baia di Tokyo. Senza dimenticare le citta’ fluviali – Parigi e Pechino per prime – quando le navi avevano ancora dimensioni limitate ed i ponti sui fiumi erano pochi.

In seguito, si sono verificati alcuni fatti:

  • Le armi difensive sono diventate sempre piu’ letali – vedi i missili anti-nave russi dell’ultima generazione ed i moderni sommergibili, contro cui esistono ben poche difese
  • Prima i bombardieri a lungo raggio e poi le portaerei hanno spesso reso vulnerabile tutto (o comunque buona parte) il territorio nazionale – vi sono ben poche eccezioni, tra cui la Russia e la Cina
Cacciatorpediniere USA della classe DDG-51, come quelli che hanno lanciato i missili cruise contro la Siria
Un cacciatorpediniere USA della classe DDG-51, come quelli che hanno lanciato i missili cruise contro la Siria
  • I moderni missili da crociera, lanciabili in grande quantita’ da un semplice cacciatorpediniere, hanno reso colpibile gran parte dei territori nazionali – ad un costo molto minore di quello di una portaerei. Per inciso, solo gli USA dispongono di una capacita’ apprezzabile d’attacco tramite portaerei– ma i sistemi anti-aerei sono ormai cosi’ sofisticati, che le perdite di aerei e le limitazioni (conseguenti il tentativo di ridurle) le rendono sempre meno decisive
  • Perfino le aree piu’ remote sono raggiungibili da missili cruise lanciati da bombardieri strategici

In queste condizioni, non vi sono piu’ le limitazioni che sono sempre esistite per lo sviluppo delle citta’ costiere: non vi sono piu’ i vichinghi od i pirati saraceni che assaltano gli insediamenti costieri od arrivano fino a Parigi via fiume.

 

L'internazionalizzazione, le citta' costiere ed i porti
Molto del futuro dell’internazionalizzazione, sta’ nelle grandi citta’ costiere, ovvero nei grandi porti

IL FUTURO DELL’INTERNAZIONALIZZAZIONE STA SOPRATTUTTO NELLE CITTA’ COSTIERE?

Fatte salve le attivita’ che per necessita’ gravitano attorno ad aree lontane dal mare, e’ indubbio che le citta’ costiere continueranno a svilupparsi. Del resto, l’aumento del commercio tra paesi lontani – ossia l’inevitabile sviluppo di export ed internazionalizzazione – rendono tali citta’ sempre piu’ dei crocevia fondamentali.

I porti sono necessari non solo per il traffico marittimo, ma anche per le forze navali che tale traffico devono proteggere. La Siria ed il porto russo di Tartus in quel paese sono la vera causa dalla lunga e complicata guerra siriana, nonche’ di buona parte di cio’ che vi ruota intorno – perlomeno da parte USA e russa.

Se per approfondire la questione siriana e del porto di Tartus rimando a Il Mar Nero e le Rotte dell’Export, faccio presente quanto la Russia abbia investito – e rischiato – per mantenere quel porto: l’unico incrociatore della classe Moskva (ex Slava) disponibile al largo della Siria; poi l’unica portaerei e l’unico incrociatore da battaglia disponibili, inviati dai porti del nord della Russia – ma per questo rimando a La Verita’ sul Conflitto tra Occidente e Russia – Parte 1: Fattori Geopolitici.

 Le societa' di consulenza per l'internazionalizzazione dimenticano il fattore rotte marittime - incrociatore russo della classe Kirov
Normalmente, le societa’ di consulenza per l’internazionalizzazione dimenticano il fattore rotte marittime – Un incrociatore da battaglia russo della classe Kirov.

E le rotte marittime?

Sia la Russia che la Cina stanno costruendo dei grossi incrociatori – ufficialmente, hanno altre denominazioni – polivalenti, in grado di affrontare qualunque nemico sul mare; inoltre, specie le unita’ russe avranno grosse capacita’ in fatto di missili anti-aerei, anche a lunghissimo raggio e di missili da crociera. Le unita’ russe saranno – non si sa in che percentuale sul numero di unita’ – pure a propulsione nucleare; cosa ovvia, viste le enormi distanze e l’unica base all’estero – Tartus, per l’appunto.

Le unita’ navali in questione dovrebbero essere in grado di proteggere le vie marittime – non dalla US Navy, ovviamente – ma anche di tenere le unita’ navali nemiche lontane dai propri porti, in modo che non possano lanciare massicci attacchi contro i porti in questione.

Cosa ancora piu’ interessante, tali unita’ potranno colpire – con missili cruisegli obiettivi strategici degli avversari, dei paesi minori in particolare. Scommettiamo che i principali obiettivi saranno le citta’ costiere, attaccabili da grande distanza e senza entrare nel raggio d’azione di aerei ed armi difensive?

Export ed internazionalizzazione non si fanno senza geopolitica, rotte marittime e porti
Non si fanno export ed internazionalizzazione senza analisi geopolitiche, rotte marittime e porti

Insomma, sembra che molti aspetti del mondo futuro ruoteranno, nel bene e nel male, attorno alle grandi citta’ costiere: capire come, e soprattutto quali citta’ saranno le piu’ profittevoli per l’export, puo’ cambiare il futuro di un’impresa.

Tutte le analisi di cui ho parlato estensivamente in altri articoli restano valide nel caso specifico delle grandi – o che diventeranno grandi – citta’.

Ovviamente, non si puo’ internazionalizzare senza le opportune analisi, che nel caso delle grandi citta’ costiere:

  • Come visto, l’aspetto geopolitico diventa ancora piu’ fondamentale – se lo fate male (o non lo fate), la vostra internazionalizzazione diventera’ un fallimento internazionale
  • Entrano in gioco tutta una serie di fattori che ben poche (forse quasi nessuna) societa’ di consulenza prendono in considerazione: crescita demografica locale; movimenti interni della popolazione e delle aziende; migrazioni; infrastrutture e servizi; fattori di crisi come conflitti, aperti o meno; ecc.
  • Comprendono fattori economici, politici, militari, ecc.
Le societa' di consulenza di internazionalizzazione non considerano i porti
Spesso le societa’ di consulenza di internazionalizzazione non considerano i porti

 

CONCLUSIONI – E L’IMPRESA CHE VUOLE INTERNAZIONALIZZARE?

Anche se ho gia’ detto piu’ o meno tutto, mi rendo conto che per chi – vale a dire la tipica impresa – non si diletta di geopolitica ed internazionalizzazione puo’ essere difficile trarre le conclusioni:

    • Prevedo un grosso sviluppo delle citta’ costiere, destinate a diventare il fulcro geopolitico – ed economico – di gran parte delle nazioni
    • Quanto sopra implica un’attenzione – ed un livello di scontro – sempre piu’ grande verso porti, rotte marittime e paesi presi nel mezzo – vedi Siria e paesi situati nei dintorni del Mar Cinese Meridionale
L' Interruzione delle rotte marittime del petrolio e dell'export in generale - e' relativamente facile
L’interruzione delle rotte marittime – soprattutto del petrolio ma anche dell’export in generale – e’ relativamente facile
  • Per approfondire il punto precedente: tutte le operazioni cinesi, dai missili balistici anti-nave alle basi nel Mar Cinese Meridionale alle “provocazioni” navali, hanno un chiaro obiettivo – proteggere le rotte dell’import/export e tenere le forze ostili lontane dai porti, ovvero dalle grosse citta’ costiere che costituiscono il vero “cuore” cinese
  • Le citta’ costiere sarebbero comunque – nella maggioranza dei casi – un punto di transito per le merci delle aziende; diventando obiettivo di internazionalizzazione, comporterebbero una diminuzione dei costi logistici e di una serie di rischi. Infatti, molti rischi sparirebbero o verrebbero ridotti, se non altro perche’ i piani di emergenza sarebbero molto piu’ facilmente attuabili – vedi le evacuazioni
  • Come visto, le grandi citta’ costiere presenteranno anche una serie di rischi nuovi – nonche’ un aumento di altri tipi di rischio: i conflitti interni, aperti o meno, convenzionali od atipici, tenderanno a concentrarsi in tali citta’; una grande popolazione comporta enormi problemi di gestione; saranno i primi obiettivi in caso di conflitti internazionali e di attacchi terroristici.

Cio’ nondimeno, le mie analisi conducono in una direzione precisa: le grandi citta’ costiere sono destinate a diventare estremamente importanti per le imprese che vogliono internazionalizzare – imprese che devono cominciare a ragionare in termini di geopolitica e previsioni.

Le societa' di consulenza di internazionalizzazione vedono solo la Country risk map
Le societa’ di consulenza di internazionalizzazione vedono solo i fattori economici e la Country risk map – il rischio paese

Capisco perche’ cio’ non venga praticamente mai fatto: gia’ il concetto stesso di internazionalizzazione e’ nebuloso, figuriamoci quelli di geopolitica.

L’ostacolo maggiore che vedo?

Troppe societa’ di consulenza non vedono al di la’ dei fattori economici – visti in termini di opportunita’ – e della Country Risk Map della SACE.

La triste verita’ e’ che troppe aziende di consulenza – e conseguentemente troppe imprese – anche nel 2017 non sanno andare al di la’ del Temporary Export Manager “formato” burocrazia italiana.

Penso che dopo avere letto quanto ho scritto, ben pochi imprenditori possano avere dubbi in merito: c’e’ ben di piu’ da considerare della Country Risk Map e delle opportunita’ economiche.

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