USA, Iran, Corea del Nord ed il Declino della Potenza Americana

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Declino degli USA: politica estera e grande strategia USA, Iran e Corea del Nord

La politica estera USA e’ dettata da pochi (ex) generali dimentichi di politica, geopolitica e grande strategia – e che ragionano solo in termini di potenza militare e strategia. L’incapacita’ di affrontare la crisi in Corea del Nord ed il ritiro unilaterale dai trattati multilaterali con l’Iran sono solo l’ultimo pezzo del domino – che sta causando l’allontanamento anche degli alleati piu’ fedeli ed il declino della potenza americana.

 

La politica estera americana e' causa del declino USA
La politica estera americana e’ causa del declino USA

Otto von Bismarck, con la sua Realpolitik ed i risultati che ne sono conseguiti, ha ampiamente dimostrato che la potenza di una nazione dipende solo in parte dai fattori puramente militari. Quando il kaiser Guglielmo II ha deciso di mettere da parte l’opera di Bismark – che aveva garantito la pace in Europa oltre alla potenza tedesca – in favore di una politica di potenza praticamente solo militare, la Germania ha imboccato la strada del declino e dell’annientamento.

Quando si parla di grande strategia, si parla anche del collegamento tra gli aspetti diplomatici e quelli militari. Chi decide di affidarsi solo alla potenza militare, magari pensando che tutto sia lecito quanto vi e’ la forza delle armi, fa inevitabilmente una brutta fine.

E qui veniamo agli Stati Uniti, un paese dove troppo spesso i generali (ed i politici) hanno ragionato solo ed esclusivamente in termini puramente militari – dimenticando totalmente che la grande strategia deve venire prima di ogni altra cosa, e che le forze armate esistono ed operano in funzione del paese. In poche parole: la politica – o meglio la geopolitica  – deve decidere cosa e’ meglio per il paese e deve prevalere sulle considerazioni puramente militari e/o strategiche.

Esempi delle conseguenze del non rispettare questa regola si sono visti in Vietnam, dopo la prima fase delle operazioni in Afghanistan, in Irak, in Siria, ecc.

 

La politica estera americana e la mancanza di una grande strategia
La politica estera americana dimostra la carenza del concetto di grande strategia – e di geopolitica

EGITTO, ISIS ED ALTRE CATASTROFI DELLA POLITICA ESTERA USA

Comincio’ George W. Bush junior: puntando sul fatto che all’epoca agli Stati Uniti erano l’unica superpotenza, comincio’ a “sperperare” il capitale morale seguito al 911 (l’attentato delle Torre Gemelle del 11 settembre 2001). Lo fece prendendo una serie di decisioni senza curarsi del parere degli alleati e degli altri paesi; lo fece perche’ gli USA pensavano di non avere rivali nel mondo – magari allora era anche vero, ma lo era proprio grazie agli alleati ed all’affidabilita’ dimostrata dagli USA.

Ho gia’ scritto della disastrosa decisione americana di estromettere subito e senza compromessi Mukarak dal potere in La Scoperta del Gas Egiziano – Le Conseguenze: all’epoca, le conseguenze hanno incluso la salita al potere della Fratellanza Musulmana; attualmente, le conseguenze comportano un Egitto estremamente diffidente degli USA.

Ma non finisce qui: gli USA hanno “liquidato” senza esitazioni – e contro il loro stesso interesse – un fedele alleato, fedele da decenni. Pessimo messaggio.

I militanti dell'Isis in Europa - quelli rientrati dalla Siria per primi - impiegheranno probabilmente gli stessi metodi impiegati in Siria ed Irak
I militanti dell’Isis in Europa – quelli rientrati dalla Siria per primi – impiegheranno probabilmente gli stessi metodi impiegati in Siria ed Irak

Non intendo addentrarmi piu’ di tanto nell’argomento Isis – sulla cui ascesa perfino l’esperto di anti-terrorismo Kilcullen, che vive negli Stati Uniti, ha preferito non soffermarsi troppo nel suo famoso libro sull’Isis stesso – ma e’ evidente che gli USA hanno fatto parecchi errori ed hanno cominciato a reagire con vigore solo dopo l’intervento russo in Siria. Perfino i fatti recenti (e le accuse russe agli USA), come l’evacuazione di foreign fighters da Raqqa, in Siria inducono a chiedersi se la politica americana non anteponga altri fattori – ovvero la cacciata di Assad, la limitazione dell’influenza russa ed il contenimento del blocco sciita – alla distruzione definitiva dell’Isis nell’area.

Ovviamente non giudico affidabili le teorie cospiratorie che attribuiscono addirittura agli USA la creazione dell’Isis, ma questo e’ cio’ che pensano in tanti – i social networks rivelano cio’. Purtroppo nel mondo moderno, connesso in mille modi, l’opinione pubblica conta: per quanto siano teorie cospiratorie, hanno attecchito e cio’ ha portato ad un drastico calo di fiducia negli Stati Uniti.

E qui gli USA hanno sbagliato e continuano a sbagliare: anteponendo considerazioni puramente strategiche e/o militari, stanno perdendo la fiducia dell’opinione pubblica mondiale e di parecchi governi.

Si stanno preparando a combattere l’ultima “guerra”, non quella che eventualmente verra’; si stanno attrezzando per un tipo di “guerra” che non esiste piu’. Questo e’ esattamente quello che ha fatto il potentissimo esercito prussiano quando ha affrontato Napoleone – ed e’ stato sconfitto.

Video – How the Iran nuclear deal works, explained in 3 minutes

 

SCIITI E SUNNITI

Avendo gia’ analizzato l’argomento in Rischi di Internazionalizzazione in Iran?, mi limito ad ulteriori considerazioni.

E’ evidente che alla base della “fissazione” americana per l’Iran sta il fatto che l’Iran e’ il campione del blocco sciita, come gli USA lo sono (tramite l’Arabia Saudita) di quello sunnita.

A seguito della fine dell’embargo, l’Iran sta rinascendo: e’ ovvio che mira non solo a colmare le grandi lacune tecnologiche (attraverso un avera e propria caccia all’innovazione) ma anche a diventare l’hub economico dell’area.

L'Iran e' il campione del fronte sciita, non solo in Siria ma innanzitutto nel Golfo Persico
L’Iran e’ il campione del fronte sciita, non solo in Siria ma innanzitutto nel Golfo Persico

Sennonche’ l’Iran e’ anche il campione del fronte sciita, nonche’ il nemico naturale dell’Arabia Saudita – da tutti i punti di vista. Se vi aggiungiamo che gli iraniani sono stati – e sono – fortemente impegnati in Siria, e’ comprensibile che gli americani siano diffidenti.

Ma allora, dove sbagliano gli americani? – chiederete.

Sbagliano nei modi; sbagliano perche’ ragionano solo in termini militari e di strategia, anziche’ diplomatici e di grande strategia; sbagliano perche’ sono convinti di potere portare avanti le loro idee con la forza militare e senza alleati; sbagliano perche’ sono convinti che paesi instabili (e poco ben visti nel mondo arabo, vedi la campagna in Yemen) come l’Arabia Saudita possano sostituire l’appoggio sincero dei paesi democratici europei e di altri continenti.

Per ogni altra considerazione su Arabia Saudita, Golfo persico, ecc, consiglio la lettura di Il Qatar ed il Medio Oriente – L’Inferno Geopolitico, che oltretutto contiene links a parecchi articoli che trattano dell’argomento di cui sto parlando.

 

I problemi interni USA e la forte opposizione a Trump hanno reso quest'ultimo un presidente estremamente debole
I problemi interni USA e la forte opposizione a Donald J. Trump hanno reso quest’ultimo un presidente estremamente debole

LA DEBOLEZZA DI TRUMP, L’ASCESA DEI GENERALI, L’IRAN E LA COREA DEL NORD

La debolezza di Donald J. Trump e’ evidente: isolato politicamente, ha riempito la sua amministrazione di ex generali. Dopo l’allontanamento di Steve Bannon, la persona che l’aveva portato alla vittoria nelle elezioni presidenziali, ha ben pochi amici attorno a se’.

Fatto sta, che l‘evidente supporto dei militari per la sua elezione ha comportato fin dall’inizio una grande influenza di militari sulla politica estera dell’amministrazione Trump.

Fin dall’inizio, e’ partita una campagna – obiettivamente non provocata ma frutto di quanto visto finora – contro l’Iran.

A scanso di equivoci, non ho problemi a dire che nutro molta stima per vari comandanti militari USA del passato, il dimenticato genio militare Norman Schwarzkopf (Desert Storm) per primo. Devo pero’ anche dire che ho notato una certa costante tra i generali americani: una tendenza a sottovalutare tutti gli aspetti non puramente militari e ad usare la forza bruta in ogni occasione – sia a livello strategico che in battaglia. Una notevole eccezione e’ stato il generale Powell, dotato di notevole acume politico e geopolitico: non a caso l’accoppiata Powell – Schwarzkopf e’ stata l’artefice del piu’ grande successo politico-militare USA del dopoguerra.

La Corea del Nord ha approfittato della "fissazione" degli Stati Uniti per l'Iran
La Corea del Nord ha approfittato della “fissazione” degli Stati Uniti per l’Iran, in quello che si puo’ definire come il piu’ grande errore di valutazione degli USA degli ultimi decenni 

Mentre l’amministrazione Trump cedeva la gestione di tanta parte della politica estera a (ex) generali che non si chiamavano Powell, mentre gli USA si concentravano sull’Iran, la Corea del Nord produceva bombe atomiche, perfezionava i suoi missili balisti intercontinentali ed arrivava a produrre bombe nucleari.

Il mondo si affidava ancora agli USA, ma quando il pericolo estremo per tutto il globo si e’ palesato in pieno l‘amministrazione Trump e’ stata capace solo di di dire Colpa di Obama – che in effetti di colpe ne ha tante – di fare proclami e di prendersela con l’Iran.

Onestamente, non capisco perche’ rinnegare l’accordo sul nucleare e spingere l’Iran a dotarsi di armi nucleari – una cosa contro l’interesse di tutti, Iran ed USA per primi.

Ma vorrei qui rimarcare questo:

  • Gli USA rinnegano un accordo non bilaterale che tutti dicono che l’Iran sta rispettando
  • Gli USA rinnegano un accordo che tiene l’Iran lontano dalle armi nucleari e garantisce stabilita’ e commercio nella regione – apparentemente perche’ gli Stati Uniti non vogliono un Iran influente nella regione
  • Nel frattempo la Corea del Nord, che ha minacciato piu’ volte di usare armi nucleari, continua a produrre testate e missili
  • Gli Stati Uniti stracciano un trattato che vede coinvolti l’ONU ed alcuni tra i suoi piu’ fedeli alleati – anzi, perfino il suo piu’ stretto alleato di sempre, la Gran Bretagna.

 

Gli alleati piu' fedeli abbandonano gli Stati Uniti a causa della supremazia della potenza militare bruta e della mancanza di valutazioni geopolitiche e di grande strategia nello stabilire la politica estera americana
Gli alleati piu’ fedeli abbandonano gli Stati Uniti a causa della supremazia della potenza militare bruta e della mancanza di valutazioni geopolitiche e di grande strategia nello stabilire la politica estera americana

L’INIZIO DELLA FINE – I FEDELI ALLEATI DI SEMPRE ABBANDONANO GLI USA

Dall’affaire Mubarak in poi, gli USA non si sono certamente distinti per affidabilita’, fedelta’ agli alleati o per aderenza a quanto hanno firmato. Eppure, proprio quelli erano i fattori che tanto avevano contribuito al prestigio americano – alla potenza americana.

L’amministrazione Trump vede il prevalere delle idee di alcuni (ex) generali, generali che non hanno evidentemente compreso che il mondo – ed il modo di combattere i “conflitti” – e’ cambiato, che la forza bruta garantisce solo il declino di un paese, che la grande strategia deve prevalere su ogni altra considerazione strategica. Contemporaneamente, continua la “guerra” alla Russia, la cui colpa e’ quella di avere un abile leader politico che da’ ordini ai suoi generali, un leader che ha compreso l’importanza degli alleati e dell’affidabilita’. Un leader che ha capito come si combattera’ la prossima “guerra”.

Poi si sono aggiunte la Corea del Nord e l’Iran – ed i piu’ fedeli alleati degli Stati Uniti hanno detto basta.

Quando i piu’ fedeli alleati dicono basta, significa che si e’ totalmente soli.

Ho sempre considerato gli Stati Uniti d’America un grande paese anche quando farlo era impopolare, anche quando in Europa l’opinione pubblica parlava di imperialismo americano solo perche’ garantiva la sicurezza e la prosperita’ di noi europei – quando una militarmente potentissima Unione Sovietica avrebbe potuto travolgere le difese in poche ore.

Spero che gli USA si rendano conto che hanno imboccato una strada morta e tornino ad essere una garanzia per la pace e la stabilita’ del mondo. Abbiamo bisogno di un Otto von Bismarck, non di un duca di Brunswick (comandante dell’esercito prussiano nel 1805) o di un Guglielmo II.

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