Strategia aziendale

PMI – Una Potente Strategia di Internazionalizzazione

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Strategia di internazionalizzazione per PMIPerche’ tanti sostengono che internazionalizzare, per una PMI, e’ molto piu’ difficile che per una grande azienda?

La storia insegna che la differenza non viene fatta dalle dimensioni dell’impresa, ma dalla visione strategica dell’imprenditore e, naturalmente, da una grande capacita’ di individuare i collaboratori giusti e di comprendere il mercato.

Voi sapete bene che considero l’agilita’ e la flessibilita’ come dei vantaggi enormi delle PMI sulle grandi aziende. Se finora avete letto le mie considerazioni generali – vedi ad esempio Export ed Internazionalizzazione – Strategia o Avventura? – ora vi voglio parlare della parte strategica, o meglio di una potente strategia di internazionalizzazione.

Per inciso, la strategia di cui scrivo e’ fondamentale per le PMI, ma puo’ essere usata anche dalle grandi aziende; del resto, l’esempio pratico da cui parto mette a paragone la visione strategica-operativa di due colossi.

Siccome la sorpresa e’ fondamentale in qualunque strategia, sia essa di internazionalizzazione od altro, ecco la mia sorpresa per voi: parto da un confronto tra la strategia russa e quella occidentale – cosa di meglio di un paragone comprensibile per tutti?

Strategie di internazionalizzazione e geopolitica

Vedete come la geopolitica e la strategia possono essere non solo pre-requisiti basilari per l’internazionalizzazione di impresa, ma anche fonte di esempio per le imprese di qualunque dimensione?

Chi e’ impaziente di scoprire una strategia di internazionalizzazione efficace per le PMI puo’ saltare il capitolo che segue – sono sicuro che poi tornera’ indietro per leggerlo. Continua a leggere

Export ed Internazionalizzazione – Strategia o Avventura?

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Export, internazionalizzazione e strategia Questa settimana ho avuto uno scambio di idee su un social network – argomento: Cina ed export.

Si e’ trattato di uno scambio estremamente cortese, ma da cui e’ trasparito un modo totalmente diverso di vedere le cose: da un lato una persona che sosteneva che il mio articolo Perche’ sono stati Ignorati i Dati di Export ed Import? Le Conseguenze della Crisi Cinese era superato, nonche’ che i cambiamenti in Cina sono molto veloci e che i suoi molti viaggi in Cina confermano la bonta’ delle sue posizioni; dall’altro, io sostenevo che:

  • Visto che le previsioni sono state azzeccate e le considerazioni sono pienamente attuali – perfino piu’ di tante analisi recentissime – il mio modo di ragionare doveva essere corretto
  • L’articolo e’ ancora molto attuale e che le considerazioni sull’inquinamento, la situazione generale della popolazione cinese, la scarsita’ di riserve idriche, la Siberia, ecc. non riguardano assolutamente cambiamenti di brevissimo periodo
  • Che quindi i miei ragionamenti a lungo termine – ovvero cio’ di cui hanno bisogno le imprese prima di cominciare a viaggiare – sono la strada giusta.

Ma quello di cui mi preme parlare non e’ tanto chi avesse ragione o meno, quanto che la discussione ha portato alla luce l’esistenza di due modi totalmente diversi di fare export ed internazionalizzazione, ovvero:

  • Export ed internazionalizzazioneChi – come il mio interlocutore – ragiona “al momento”, senza fare considerazioni su dove stia andando il paese oggetto di export od internazionalizzazione; inoltre, ritiene che fare moltissimi viaggi sia il succo dell’internazionalizzazione – nonche’ che tali viaggi siano la riprova della bonta’ dell’approccio e della conoscenza del paese.
  • Chi – come me – ritiene che le cose si misurano in base alla qualita’ (ad esempio dei viaggi) e non alla quantita’, nonche’ che si debba partire da analisi di medio-lungo periodo e sviluppare una strategia aziendale e di internazionalizzazione (e/o export) adeguata; personalmente, sono convinto che i viaggi (che implicano costi e tempo) debbano essere estremamente mirati e strettamente dipendenti dalla strategia aziendale. In poche parole, ritengo che in presenza di troppi viaggi ci sia qualcosa che non va. Per finire, sono piu’ che convinto che il non considerare le analisi a medio-lungo periodo sia non solo la ricetta per il disastro, ma anche il modo piu’ sicuro per non comprendere la mentalita’ profonda del paese – o perlomeno della classe dirigente/economica/aziendale.

Cio’ detto, mi risulta impossibile concepire export ed internazionalizzazione in Cina senza tenere presente che le considerazioni strategiche di lungo periodo hanno sempre avuto (ed hanno) una parte di primo piano in Cina: basta ricordare Sun Tzu e gli altri maestri, nonche’ la preminenza che ancora hanno nel pensiero politico, economico, ecc. cinese? Continua a leggere

PMI ed Export – Eurafrica od Eurasia?

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Export delle PMI, in Africa o AsiaEurafrica od Eurasia?

Il futuro delle PMI sta a sud od a est? In quale direzione vi sono più prospettive per l’export?

Per una PMI contano non solo i fattori economici e geopolitici, ma anche la facilità di fare business, la logistica, la facilità del mercato, la concorrenza, la cultura ed il modo di vita locali.

Al di là delle teorie e convinzioni (talvolta ideologiche) correnti, qual’è la scelta ideale che l’impresa europea dovrebbe fare?

Ovviamente, non è che le PMI italiane e ticinesi siano obbligate a scegliere, ma è ben ovvio che l’indirizzo (se vogliamo anche politico) generale avrà un’influenza determinante; sempre ovviamente, non è che una PMI possa decidere alla leggera un piano strategico di export che comprenda sia Sud che Est.

Immigrazione in EuropaNon bisogna poi dimenticare che il fenomeno di milioni di extracomunitari africani – moltissimi dei quali (nel caso italiano) arrivano via Mediterraneo – fenomeno che sta cambiando il tessuto sociale (ed anche politico, vedi le elezioni regionali francesi ed il nuovo sindaco di Londra) dell’Europa.

Per considerazioni su alcune conseguenze dell’immigrazione sull’export, consiglio l’articolo Export del Made in Italy e Immigrazione.
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