Perche’ Tante PMI non Sanno Cos’e’ l’Internazionalizzazione e la Vedono Negativamente?

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Internazionalizzazione di PMI e mercati esteri

 

Molte PMI hanno un’idea distorta e spesso negativa di cos’e’ l’internazionalizzazione: a causa di un sistema altamente statalista e burocratico e di una storica scarsa attenzione italiana all’estero, nonche’ ai voucher – termine con connotati negativi in Italia – per l’internazionalizzazione proposti da varie societa’ di consulenza, nonche’ della pressoche’ totale mancanza di una mentalita’ aziendale dei mercati esteri, l’internazionalizzazione viene spesso confusa con la delocalizzazione ed addirittura con la globalizzazione. Invece di fare impresa, spesso le PMI adottano una mentalita’ adatta al mercato interno e si “accodano” a soluzioni di export frutto del sistema italiano.

In questi giorni mi sono reso conto che, soprattutto nel mondo delle PMI, molti non hanno idea di cosa sia l’internazionalizzazione; di piu’, la confondono spesso con la delocalizzazione od addirittura con la globalizzazione. La cosa e’ nata su un grosso gruppo LinkedIn in italiano, dedicato alle PMI: un semplice articolo ha generato una discussione – estremamente educata, come dovrebbero essere tutte tali discussioni – che ha portato alla luce una semplice verita’: quando si parla di internazionalizzazione, non solo tanti brancolano nel buio, ma la ritengono un “male” per le PMI italiane ed addirittura per l’economia dell’Italia PMI. Anni fa ho scritto un articolo in materia – su LinkedIn, che per qualche strana ragione non riesce a recuperare i vecchi articoli – dove rilevavo che l’internazionalizzazione e’ l’esatto opposto della globalizzazione: in poche parole, la’ dove la globalizzazione tende all’uniformita’, l’internazionalizzazione mira a mettere l’azienda (ed i suoi prodotti) in grado di operare su specifici mercati esteri.

Quello che mi interessa analizzare oggi e’ il perche’ di tale situazione, e cosa comporta.

Internazionalizzazione significa fare export ed operare sui mercati esteri adattandosi agli specifici mercati - il contrario della globalizzazione cui pensano tante PMI quando sentono parlare di internazionalizzazione
Internazionalizzazione significa fare export ed operare sui mercati esteri adattandosi agli specifici mercati – il contrario della globalizzazione cui pensano tante PMI quando sentono parlare di internazionalizzazione

 

L’INTERNAZIONALIZZAZIONE DI STATO ED I VOUCHER

Come sapete – vedi ad esempio Voucher per l’Internazionalizzazione delle PMI – Vi Giochereste l’Impresa? – sono sempre stato estremamente critico sulla via italiana all’internazionalizzazione: fondamentalmente, tutto e’ stato ridotto alla “sagra” dei voucher per l’internazionalizzazione e ad una pletora di missioni, incontri B2B, ecc. Per quanto anche organizzazioni statali o para-statali facciano un lavoro egregio, in generale tutto ruota attorno alle facilitazioni, o simili, statali. Purtroppo, l’Italia e’ un paese altamente statalista, dove pare che tutto debba partire dall’alto – e dove, purtroppo, troppe PMI dedicano troppo tempo alla caccia di agevolazioni varie anziche’ al fare impresa.

Preciso che vi sono anche eccellenti interventi, vedi il piano nazionale Industria 4.0, ma su export ed internazionalizzazione mi pare che sia stata imboccata la strada sbagliata.

Perizia ed analisi tecnica Industria 4.0
Non tutti gli interventi statali sono criticabili. Ad esempio, il piano nazionale Industria 4.0 sta dando ottimi risultati e spingendo le imprese verso l’innovazione. In questo caso, non si parla di voucher ma di iper ammortamento, con la convalida tramite perizia

Giusto per fare un esempio: ma e’ possibile che delle agevolazioni come i voucher per l’internazionalizzazione – al di la’ del nome che in Italia viene automaticamente associato al precariato dai piu’ – siano vincolati ad un preciso elenco di societa’ di consulenza internazionale? Che tale elenco sia fatto da un Ministero – il Mise? Che la PMI non riceva un aiuto se non rivolgendosi alle societa’ presenti nell’elenco?

Al di la’ che a me cio’ sembra quasi aiuto di stato per tali societa’ di consulenza – che sono le beneficiarie finali dello stanziamento – nonche’ l’esatto contrario della libera concorrenza e del fare impresa, e’ questo il modo di porsi rispetto ai mercati internazionali? Veramente si pensa di lanciare una PMI sui mercati esteri, dove la concorrenza e’ reale e si ragiona ben diversamente che in Italia, agendo cosi’?

L’internazionalizzazione e’ innanzitutto una forma mentale, e da li’ bisognerebbe cominciare. In Italia, questo non e’ stato fatto – c’e’ forse da stupirsi se tanti non hanno capito cos’e’ e se magari si lamentano che non e’ giusto che incentivi statali (in questo caso i voucher) vengano usati per favorire la fuga delle aziende e quindi creare disoccupazione?

Il temporary export manager deve avere una mentalita' aperta per fare internazionalizzazione
Il temporary export manager deve avere una grande esperienza estera se vuole fare internazionalizzazione per le PMI. Talvolta, non sembrerebbe questo il caso con i TEM “formato” burocrazia italiana.

 

C’E’ LA CRISI E LE IMPRESE SI BUTTANO

Siccome c’e’ crisi sul mercato interno, le PMI si buttano sugli incentivi – intanto provo. Peccato che sia previsto anche un investimento dell’impresa, e che si rischia di perdere tempo od addirittura di imboccare la strada sbagliata – e’ un rischio presente, sempre e comunque, un rischio che niente puo’ annullare, nemmeno lo stato.

Purtroppo, visto che le cose andavano bene e che in Italia si sta bene – frase che mi ripetevano tanti amici italiani vari anni fa – solo una percentuale minore di PMI ha seriamente ragionato di mercati esteri. Non parlo di qualche vendita, parlo di un ragionamento serio e strutturato. E cio’ non era colpa loro: l’intera societa’ italiana era permeata dal concetto di in Italia si sta bene. E c’era “l’aggravante” di un sistema altamente statalista e burocratizzato come pochi al mondo.

Bastava leggere un giornale italiano o vedere un notiziario: al di la’ di pochi eventi esteri – generalmente trattati con grande “superficialita’” e magari pure con lenti “di parte” – un’ordalia di notizie politiche italiane e di cronaca interne italiane. Un paese chiuso su se’ stesso, questa e’ la realta’; un paese che ancora oggi non sa uscire da una spirale che ruota attorno alla politica ed alle mitiche elezioni – come se quest’ultime potessero rimediare alla pressoche’ totale assenza del concetto di operare all’estero od anche solo a raddrizzare miracolosamente l’economia italiana.

Il mito italiano che la politica possa cambiare radicalmente la situazione economica ed aziendale con un colpo di bacchetta magica e' deleterio per le imprese - e fa loro scordare la necessita' di fare impresa senza sperare in miracoli
Il mito italiano che la politica possa cambiare radicalmente la situazione economica ed aziendale con un colpo di bacchetta magica e’ deleterio per le imprese – e fa loro scordare la necessita’ di fare impresa senza sperare in miracoli

La convinzione tutta italiana che la politica possa cambiare tutto, che le imprese possano miracolosamente tornare all’ormai antico splendore, non ha niente a che fare col fare impresa e con i mercati esteri. Pero’ tale convinzione a tutti i livelli e’ la madre di cose come i voucher per l’internazionalizzazione e di tante societa’ di consulenza che vi si sono gettate a capofitto – ovviamente per dire alle PMI che loro si’, sono nell’elenco ministeriale.

Non vorrei sembrare cattivo, visto che anch’io sono un consulente: semplicemente, mi piace essere schietto e dire le cose come stanno – o perlomeno come le vedo io.

Poi e’ arrivata la crisi, con un’Italia che e’ ora il fanalino di coda del’Europa, o giu’ di li’. Miriadi di PMI hanno chiuso o sono in crisi, disoccupazione, sfiducia, demoralizzazione.

Visto quanto ho scritto finora, e’ ovvio che le PMI si siano gettate a capofitto sui mitici voucher, sugli incontri B2B, e quant’altro.

Internazionalizzazione - PMI e societa' di consulenza dovrebbero capire che la stabilita' e' una chimera, la dimamicita' e non la burocrazia e' la soluzione
Internazionalizzazione – PMI e societa’ di consulenza dovrebbero capire che la stabilita’ e’ una chimera, la dimamicita’ e non la burocrazia e’ la soluzione

La domanda e’: hanno poi capito cos’e’ l’internazionalizzazione e cosa comporta, sanno cosa vuole dire operare all’estero, sanno che il tempo e’ denaro, comprendono che anche solo appena oltre-confine c’e’ tutta un’altra mentalita’ e la concorrenza – magari locale?

La risposta?

L’azienda deve sopravvivere e si spera nell’aiuto di stato. Inoltre, come ho scritto in La Disperazione delle Aziende e le Consulenze Internazionali Trendy, spesso la PMI non ha compreso che non basta il commercialista e l’avvocato – guarda caso, molti avvocati e commercialisti italiani si sono “buttati” nell’internazionalizzazione – per operare sui mercati esteri. Ma in Italia ha sempre funzionato cosi’: vista la burocrazia di dimensioni enormi, la PMI italiana si affida ad un commercialista ed eventualmente ad un avvocato. Qui sta il problema: si parla di estero, non di Italia; si parla di fare impresa, non di burocrazia italiana; si parla di strategie aziendali, di rischi, di analisi geopolitiche e di mercato, di decidere dove (a livello di citta’ od al massimo di regione) e come e con che tempi – dopo di che si puo’ pensare alla forma legale dell’azienda e del contratto, ma solo dopo avere stabilito tutto il resto.

Purtroppo, l’Italia e’ – e da tanto – chiusa in se’ stessa.

Alcuni video, probabilmente prodotti da societa' di consulenza, forse anche per l'internazionalizzazione, non sono adeguati per i mercati esteri
Alcune soluzioni per i mercati esteri, anche tramite societa’ di consulenza, sembrebbero studiate sulla base del mercato interno italiano – inadeguate ai tempi ed ai luoghi

 

LE PMI E L’INTERNAZIONALIZZAZIONE

Mercati esteri: quando tutti viene ridotto ad una serie di interventi statali; quando il marketing di societa’ di consulenza consiste nel dire che loro si’, sono nell’elenco del Mise; quando anche la sola parola voucher desta echi negativi nel paese; quando gli imprenditori ben poco sanno di come si muovono le cose all’estero – intendo operativamente ed imprenditorialmente – cosa dovrebbero pensare?

E’ evidente che molti pensano che l’internazionalizzazione sia una brutta cosa che toglie lavoro alle PMI italiane. Non solo ben pochi si sono mai curati di spiegare cos’e’ veramente, quello che le PMI italiane e’ al “sagra” dei voucher e quant’altro – che come abbiamo visto non hanno praticamente nulla a vedere con l’internazionalizzazione.

A questo punto, e’ il caso che chiarisca questa cosa dell’internazionalizzazione: si tratta di vendere all’estero e di rendere l’azienda in grado di operare all’estero – esportare prodotti, in questo caso di aziende italiane, e creare profitto ed occupazione. Maggiore occupazione significa maggiori consumi interni, per cui l’economia – e le imprese – ne beneficia.

Estero significa anche rischi geopolitici e quant'altro - vendere all'estero non e' una favola ma un serio progetto di impresa
Estero significa anche rischi geopolitici e quant’altro – vendere all’estero non e’ una favola ma un serio progetto di impresa

Non credo che sia un caso se il basso costo del lavoro italiano sia associato ad una pessima situazione delle aziende. In Germania – dove il costo del lavoro e’ molto piu’ elevato – la situazione e’ migliore, la disoccupazione minore, la qualita’ della vita enormemente superiore; per inciso, qualche anno fa la Germani esportava (in percentuale) quasi il doppio dell’Italia.

Giusto per chiarire: senza l’export, l’Italia sarebbe probabilmente messa come la Grecia o peggio. Questo export e’ merito di tante aziende italiane che hanno fatto impresa, senza affidarsi a di voucher e quant’altro: perche’ inventarsi nuove strade stataliste, quando c’e’ gia’ l’esempio di come fare con successo?

Purtroppo, in Italia e’ cominciata la “sagra” dell’internazionalizzazione, dimenticando che andare all’estero significa innanzitutto cambiare mentalita’ e rendere l’impresa in grado di operare all’estero. Non e’ facile? Lo so, ma se fosse facile tutte le PMI italiane sarebbero gia’ internazionalizzate.

Le societa' di internazionalizzazione che seguono le PMI devono tirare fuori i denti per dare loro la possibilita' di fare impresa sui mercati esteri
Le societa’ di internazionalizzazione che seguono le PMI devono tirare fuori i denti per dare loro la possibilita’ di fare impresa sui mercati esteri

Il grande male italiano?

Un sistema che fa tutto semplice, dove troppi sono convinti che qualcosa come votare A invece di B cambiera’ la loro vita in dieci minuti, dove lo slogan – ed il marketing – ha spesso sostituito l’analisi. In questo sistema, ben pochi si preoccupano di fare capire alle PMI cosa significa internazionalizzare, ben pochi sanno cos’e’.

La mia opinione?

Le PMI – Piccole e medie Imprese – dovrebbero ricordarsi di cosa significa impresa e fare impresa. Dopo di che, dovrebbero vedere il mondo con occhi nuovi – e non di quelli di media e quant’altro. Allora capiranno veramente cos’e’ l’internazionalizzazione e la vedranno positivamente, sapranno che se si fa impresa – ma solo in questo caso – internazionalizzazione significa benefici per l’impresa e per tutta la societa’.

Il vero spirito di impresa significa conquistare i mercati esteri - questo significa internazionalizzare
Il vero spirito di impresa significa conquistare i mercati esteri – questo significa internazionalizzare

Per concludere, rimando alla frase finale del mio articolo al mio articolo Internazionalizzazione di Impresa – Una Nuova Era: [Il consulente di internazionalizzazione] ‘… Aiuta l’imprenditore a trovare le nuove rotte e ad allestire un bastimento adeguato, per poi imbarcarsi e condurre la nave a destinazione – e, soprattutto, a venderne bene il carico ed a riportarla indietro piena di spezie …’

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