Immigrazione – Conseguenze Strategiche ed Aspetti di Gestione

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Immigrazione e conseguenze strategiche e geopoliticheE’ evidente che chi si interessa seriamente di geopolitica e strategia non puo’ fare a meno di prendere in considerazione un fenomeno che sta gia’ avendo un impatto (anche sugli aspetti commerciali) notevole.

Ho quindi deciso di parlare di immigrazione partendo da un punto di vista poco ortodosso: un documento previsionale ufficiale del 2001, quando le passioni non erano accese come in questo momento; fra l’altro, tale documento aveva previsto che molti paesi democratici sarebbero stati restii a limitare l’immigrazione – le azioni di vari governi europei (ed in particolare quello tedesco) confermano in pieno le previsioni.

Il documento si intitola Growing Global Migration and Its Implications for the United States, la cui versione de-classificata e’ del 2015 ed e’ firmata dal presidente del National Intelligence Council.

Naturalmente, il documento in questione e’ solo il punto di partenza per una serie di considerazioni geopolitiche e strategiche sull’immigrazione che mi auguro saranno considerate da tutti per quello che sono: un tentativo di cercare di capire le conseguenze del fenomeno.

Ma soprattutto, sulla base di asettiche considerazioni di project management, ovvero su come viene gestito il progetto immigrazione, azzardo una previsione sui risultati di tale progetto.

 

immigrazione illegaleLO STUDIO PREVISIONALE DEL GOVERNO DEGLI STATI UNITI

Il fatto che un simile documento sia stato prodotto nel 2001, e che la pubblicazione riporti la dicitura …’ This Estimate was approved for publication by the National Foreign Intelligence Board under the authority of the Director of Central Intelligence …’, la dice lunga sull’importanza attribuita all’immigrazione – o meglio alle sue conseguenze.

Una delle prime previsioni: l’aumento dell’immigrazione, che in Europa sarebbe dovuta essere (ed infatti e’ diventata) prevalentemente illegale.

Nel documento e’ scritto:

‘… The negative impact of large illegal or mass migration will be greatest in less developed receiving countries, straining local infrastructures, contributing to the spread of infectious diseases, and sometimes upsetting ethnic balances and contributing to conflict or violent regime change …’

Immigrazione -Infrastrutture inadeguateLa cosa che salta all’occhio e’ che l’Italiapur essendo un paese europeo, presenta una delle caratteristiche descritte: infrastrutture locali chiaramente inadeguate. Ovviamente, non solo l’Italia e’ in queste condizioni, ma dato che questo blog e’ in italiano vale la pena approfondire la questione.

Anche lo squilibrio tra popolazione locale ed immigrati si sta chiaramente verificando in alcuni ambiti locali; questo sta generando tensioni, tensioni il cui eco raggiunge i media e quindi la popolazione in generale. Recenti episodi, ad esempio a Bagnoli – un hub per i migranti – stanno rendendo la situazione incandescente.

Lo studio sottolinea anche che:

‘… For most receiving countries, immigration will provide demographic and economic vitality for those with aging populations—even as it raises complex political and social integration challenges …’

Una frase clou dello studio:

‘… This large-scale movement of people in search of a better life will benefit most sending countries and those receiving countries that manage it effectively. At the same time, migration flows will exacerbate social and political fissures in many countries …’

Immigrazione - Spaccature sociali e politiche
Spaccature sociali e politiche

In poche parole il punto cruciale consiste nella gestione efficace dell’immigrazione, immigrazione che allarghera’ comunque le spaccature sociali e politiche in molti paesi; da notare che questo allargamento si sta chiaramente verificando in Italia, dove la gestione e’ chiaramente tutt’altro che efficace.

Ma c’e’ da aspettarsi lo stesso fenomeno anche in altri paesi, paesi che hanno deciso di ammettere milioni di immigrati (per semplicita’, non uso le mille distinzioni ufficiali, anche perche’ il risultato finale e’ lo stesso ovvero immigrati); ben difficilmente un simile influsso in breve tempo potra’ essere gestito in modo efficace.

Dallo studio:

‘… Pressures to emigrate from developing counries will remain intense, fueled by continued poverty, lack of jobs, population growth, political upheavals, and/or conflicts in much of the developing world. At the same time, globalization will increase access to information about lifestyles and opportunities in industrialized countries abroad …’

Informazione e immigratiQuello che e’ importante e’ l’aspetto “informativo”, ovvero l’importanza del messaggio ricevuto dai possibili immigrati; da questo punto di vista, anche le ultime (e molto pubblicizzate) azioni della UE non potranno non dare un’accelerata al fenomeno.

Lo studio sottolinea come sia molto difficile per dei paesi democratici arginare l’immigrazione, non da ultimo a causa delle pressioni di vari gruppi (organizzazioni umanitarie, ecc.).

Inoltre:

‘… For their part, most sending country governments will be reluctant to discourage emigration because of its many economic and political benefits, ranging from foreign remittances to influence in countries where they have growing diasporas. Such governments will also increasingly attempt to harness the political influence of these diasporas by encouraging them to lobby for their native country’s interests…’

In poche parole, gia’ nel 2001 era stato previsto quello che sta accadendo in questi giorni; quello che non era stato previsto era la dimensione della “resa” europea al fenomeno.

La domanda che mi pongo e’ quindi: al di la’ di vantaggi e svantaggi, tendenzialmente analizzati sempre in modo qualitativo e non quantitativo, cosa comportera’ questo fenomeno migratorio, dal punto di vista geopolitico e strategico?

 

Fattori geopolitici e strategici dell'immigrazioneLE CONSEGUENZE DEI VANTAGGI

Cosa potrebbero comportare i vantaggi percepiti?

Parlo di effetti principalmente geopolitici, poiche’ gli aspetti legati all’ export ed all’internazionalizzazione sono una conseguenza che analizzero’ nell’ultimo capitolo.

Innanzitutto, e’ chiaro che un’Europa meno “europea” comincera’ a volgere sempre di piu’ la sua attenzione ai paesi del terzo mondo; e meno alla Russia ed agli USA, ovviamente.

Ammettendo che gli immigrati si ambientino (cosa tutt’altro che scontata), e’ ben ovvio che ci sara’ un cambiamento culturale epocale e quindi della percezione delle altre realta’; gli USA saranno sempre meno un punto di riferimento per le tendenze della societa’.

Questo fattore sara’ amplificato dal fatto che l’Europa sara’ sempre meno “cristiana”.

In poche parole, anche se l’immigrazione avra’ risvolti positivi, causera’ comunque un cambio epocale del concetto stesso di Europa.

La prima domanda: come sara’ percepito questo cambiamento dalla popolazione autoctona? Se anche l’immigrazione portera’ i vantaggi economici previsti, sara’ un fattore stabilizzante o destabilizzante?

Progetto e stakeholderAncora una volta, questo dipende da come viene gestita; al momento, viene gestita solo a livello politico e senza il coinvolgimento dei principali stakeholders, ovvero gli europei.

Ogni buon project manager sa che un progetto che non coinvolge in maniera adeguata gli stakeholders, specialmente se abitanti locali, e’ destinato ad incontrare grandissimi problemi.

Quindi, quale potrebbe essere il risultato considerando solo i vantaggi?

Uno scenario (immigrazione con successo):

  1. Parte piu’ anziana della popolazione prevalentemente costituita di autoctoni; parte piu’ giovane ed attiva prevalentemente costituita di immigrati.
  2. Forte polarizzazione politica su basi etniche, ma soprattutto economiche e sociali nonche’ generazionali.
  3. Rafforzamento dei rapporti (anche commerciali) con i paesi africani ed asiatici; forte indebolimento dei rapporti con Russia e USA.
  4. Politica estera e di difesa volta a garantire i rapporti con alcuni paesi asiatici ed africani (da dove provengono in gran numero gli immigrati).
  5. Organizzazioni come l’Isis cercheranno di estendere al massimo la loro strategia di “infiltrazione” (sperimentata con successo dal Al-Qaida), nonche’ di scatenare tensioni tra immigrati ed autoctoni.

In base allo scenario precedente, e’ evidente che anche un’immigrazione di successo portera’ alla destabilizzazione dell’Europa (e conseguentemente del globo) a meno che:

  • Vengano risolti i problemi che affliggono i paesi di provenienza degli immigrati
  • Ci si assicuri che anche la popolazione europea consideri l’immigrazione un fatto positivo
  • Siano prima risolti i problemi economici attuali in Europa
  • La gestione dell’immigrazione sia il risultato di un serio progetto di project management e non frutto di improvvisazione.

 

Svantaggi del progetto di immigrazioneLE CONSEGUENZE DEGLI SVANTAGGI

Cosa potrebbero comportare gli svantaggi percepiti?

Innanzitutto, una popolazione (ovvero il principale stakeholder) totalmente esclusa da un progetto sara’ sempre ostile al progetto stesso; forse sara’ solo questione di tempo, ma tale ostilita’ si propaghera’ all’aspetto visibile – gli immigrati.

L’ostilita’ (di cui tanti hanno scritto) verso la classe politica, ovvero i decisori che hanno escluso la popolazione, aumentera’ fino a raggiungere livelli preoccupanti.

In caso di fallimento della politica di immigrazione (e di integrazione), o anche solo di continuata percezione di gestione non adeguata od improvvisata, si potrebbe assistere a radicali cambiamenti politici ed ad un inasprimento della disaffezione verso la UE – ed in effetti l’Unione Europea e’ in piena crisi di consensi.

Alcuni episodi legati all’immigrazione portano a non escludere eventuali movimenti di piazza od addirittura tumulti o sommosse, soprattutto se la situazione economica (a livello della popolazione) ed occupazionale dovessero peggiorare.

Unione EuropeaIn poche parole, nei casi peggiori si puo’ ipotizzare il collasso della UE e/o del sistema politico di uno o piu’ membri dell’Unione stessa.

In caso di successo parziale della politica migratoria, si potrebbe anche verificare una situazione simile a quella presente in tanti stati africani ed asiatici: una frattura su linee etniche e/o religiose; il fatto che si parli di Europa non deve fare dimenticare che forse l’Europa, proprio in forza dell’omogeneita’ della sua popolazione, potrebbe essere ancora piu’ esposta a certi effetti.

Sicuramente, se gli svantaggi dovessero verificarsi in forma tangibile si assisterebbe ad un’Europa fragile, molto piu’ concentrata sui suoi aspetti interni che su quelli esterni.

Dal punto di vista politico, e’ comunque prevedibile un ulteriore decremento dell’influenza della UE negli affari internazionali.

Gia’ ora la politica economica e’ molto discutibile e la politica estera estremamente debole; tutto cio’ causerebbe un probabile crollo dell’export e quindi ulteriori problemi interni.

Non mi addentro in una delle previsioni dello studio citato, ovvero la parte dove si parla di possibili effetti discriminatori (‘… Immigrants’ initial strain on social, educational, and health services and their differing languages, cultures, and religious practices will evoke discrimination and hamper their further assimilation …’) la cui estensione su larga scala avrebbe conseguenze ben ovvie a tutti.

Aspetti strategici e geopolitici dell'immigrazioneSottolineo comunque che lo studio rileva gli effetti che un numero troppo elevato di immigrati rispetto alle strutture – sociali, educative e sanitarie – potrebbe avere.

La domanda che nessuno sembra porsi quindi e’: l’Europa dispone di strutture adeguate per accogliere una migrazione della portata di cui si sta parlando, senza ridurre troppo la qualita’ dei servizi base ai suoi cittadini?

Ricordo che i cittadini europei sono i principali stakeholders: una loro eventuale insoddisfazione non potrebbe non avere enormi ripercussioni.

 

COME VIENE GESTITO IL PROGETTO IMMIGRAZIONE?

Avrete notato che tutte le considerazioni e domande portano ad una sola, ma fondamentale, domanda: c’e’ un progetto di immigrazione?

Il Project management del progetto di immigrazione e' pessimo.Approfondiamo: come viene gestito tale progetto?

Noterete che si tratta di domande asettiche, in puro stile project management: in poche parole, cio’ di cui l’Europa ha disperatamente bisogno in questo momento.

Giudicare un progetto cosi’ complesso e’ molto difficile, pero’ si puo’ giudicare la probabilita’ di successo in base a come viene gestito.

Mi limito ad alcune semplici domande – in un progetto ce ne sarebbero molte altre da fare:

  • Esiste un business case?

No, non esiste un business case in cui tutti i fattori siano stati valutati asetticamente e quantitativamente. Gli stessi benefici finali previsti non solo sono dati per certi (stile dogma), ma sono puramente qualitativi e non “monetizzabili”.

  • Sono stati coinvolti gli stakeholders?

No, sono stati totalmente esclusi dal processo decisionale e/o consultivo (quest’ultimo peraltro esplicitamente previsto dalle best practices adottate per molti progetti in Europa).

  • Sono stati valutati i disbenefits, o perlomeno i danni collaterali?

No.

  • Sono stati presi in considerazioni i rischi – sono poi stati analizzati?Conseguenze strategiche dell'immigrazione

No. Di piu’, i rischi che sono indubbiamente presenti sono stati bollati come frutto di paura od altro, e comunque moralmente inaccettabili.

  • Il progetto ha uno scope (ovvero cosa comprende) ed una durata temporale finiti e definiti?

No. Non si sa nemmeno quanti immigranti i decisori europei vorrebbero avere alla fine.

  • Vi sono un unico executive (responsabile finale) e project manager?

No. La Germania sta agendo come leader auto-referenziale (fra l’altro, questo aspetto potrebbe provocare complicazioni tutt’altro che secondarie); non esiste alcun project manager.

  • Esiste un communication plan, ovvero un piano di comunicazione verso gli stakeholders?

No. E’ a tutti gli effetti sostituito dal marketing, marketing peraltro chiaramente improvvisato.

  • Esiste una pianificazione di progetto, che comprenda fasi, tempi, costi, sforzo necessario, ecc.?

No.

Il progetto di immigrazione in Europa fallira'Come potete vedere, ragionando in maniera totalmente asettica e senza entrare nel merito di giudizi non derivanti da una disciplina (il project management), abbiamo la gia’ la risposta: la pessima (o meglio pressoche’ totalmente assente) gestione dell’immigrazione in Europa indica chiaramente che l’immigrazione stessa fallira’ – a meno, ovviamente, che non venga messa seriamente mano alla parte di project management.

 

LE CONSEGUENZE GEOPOLITICHE E STRATEGICHE DEL FALLIMENTO DEL PROGETTO

Fare cambiamenti come quelli derivanti dall’immigrazione su una simile scala senza tenere in conto i rischi e gli stakeholders (specialmente la popolazione) puo’ portare alla totale destabilizzazione dell’Europa: a tutti gli effetti si tratta di sbagliare totalmente la gestione di un progetto.

Le conseguenze del fallimento di un progetto grande, complesso e costoso sono ben note a chi si occupa professionalmente di project management: il probabile fallimento dell’azienda/organizzazione.

Immigrazione - Fallimento del project managementL’immigrazione e’ una scelta morale se vogliamo, forse economica (anche se, onestamente, sono convinto che pensare di risolvere i problemi economici con l’immigrazione sia una chimera), ma dal punto di vista geopolitico e strategico deve essere gestita estremamente bene per non portare ad effetti indesiderabili.

Come abbiamo visto, la gestione e’ invece totalmente inadeguata e praticamente inesistente.

Di piu’, tale inadeguatezza e’ ormai ovvia a tanti, popolazione per prima; perfino i partigiani dell’immigrazione sono spesso critici della gestione dell’immigrazione stessa.

In poche parole, e’ prevedibile che una Unione Europea (ammesso che non vada in frantumi, visti e considerati anche i dissensi in materia tra i membri) concentrata su gravi problemi interni, e comunque culturalmente sempre piu’ lontana da Russia e Stati Uniti, avra’ sempre meno importanza sulla scena geopolitica ed economica mondiale.

Prevedo che il costo del fallimento sara’ terribile anche dal punto di vista economico; la fiducia nelle borse e negli assets di stato scendera’ precipitosamente.

Scioperi con effetti economici e strategiciNon sono da escludere scioperi, magari sulla base di divisioni sociali e/o etniche/religiose; se una fetta consistente degli abitanti si sentisse in qualche modo discriminata, danneggiata o seriamente minacciata per quanto riguarda il posto di lavoro o le prospettive sociali, questo potrebbe accadere.

In queste condizioni, si potrebbero verificare varie situazioni – a seconda della percentuale di immigrati presenti; inutile dire che alcune di queste situazioni potrebbero essere molto sgradevoli.

Viste le fratture a livello europeo, si potrebbe perfino verificare un riavvicinamento tra alcuni paesi dell’ Europa dell’Est e la Russia; tale riavvicinamento potrebbe spostare il baricentro europeo verso est.

A tutti gli effetti un fallimento potrebbe andare a vantaggio della Russia, ma anche di tanti altri attori: un’Europa non piu’ in grado di competere nell’arena internazionale significherebbe piu’ export per tutti.

Export ed import CinaOvviamente, chi invece esporta molto in Europa (ad esempio Cina) potrebbe vedere male la prospettiva di esportare meno, sia a causa della situazione europea che a causa dell’aumento di import dai paesi origine dell’immigrazione.

Gli USA si ritroverebbero con un alleato storico sempre piu’ debole e sempre piu’ lontano culturalmente.

Oserei quindi dire che chi ne trarrebbe maggior guadagno (a parte i paesi di origine dell’immigrazione) sarebbe:

  • La Turchia, che potrebbe approfittare della debolezza (sia economica che politica e militare) europea per colmare i vuoti e magari estendere la sua influenza in Medio Oriente. In effetti, le ultime azioni turche dimostrano che la Turchia sta facendo la voce grossa con la UE
  • La Russia, per i motivi gia’ visti

    La strategia dell'Isis in Europa - l'obiettivo e' il dominio attraverso la stabilita', non l'instabilita'
    La strategia dell’Isis in Europa: l’obiettivo e’ il dominio attraverso la stabilita’, non l’instabilita’
  • Organizzazioni stile Isis, per i motivi gia’ visti
  • Eventuali fazioni politiche europee (a livello europeo o di singolo stato) contrarie all’immigrazione.

Spero di avere dato un contributo che possa aiutare a dipanare la matassa; un contributo forse molto originale, ma probabilmente e’ di questo che l’Europa ha disperatamente bisogno: pensiero non ortodosso.

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